Il welfare del caffé (in capsule)

Nespresso, 560 milioni nella filiera delle piantagioni

Altro che legge Fornero, quota 100, sanità per tutti. Più di mezzo mondo, la parte povera del pianeta, si sogna il nostro welfare, che per i Paesi dell'Occidente è la più grande conquista del XX secolo. Gli abitanti più sfortunati del pianeta si misurano ancora con servizi elementari e insufficienti, costretti a lavorare fino all'estremo per la mancanza anche assoluta di sistemi previdenziali. E qui c'è la sorpresa: dove non ce la fa lo Stato, arriva l'aiuto delle multinazionali, sempre additate come conglomerati rapaci ed egoisti, e poco considerate per il loro contributo, divenuto moderno e sostenibile là dove c'è bisogno.

Prendiamo il caso di Nespresso, il marchio globale del caffè in capsule che appartiene alla svizzera Nestlè. La materia prima, il caffè appunto, mette l'azienda a contatto con i Paesi più poveri del mondo in Africa, Asia, America latina - dove risiedono piantagioni e fornitori. E qui i manager di Losanna si sono assunti il compito di dare una mano alle popolazioni. Certo, c'è sempre un rapporto economico tra chi produce e chi trasforma: ma quello disegnato con il programma AAA Sustainable Quality è un piano che va oltre, e che compensa gli agricoltori di diritti che non hanno mai avuto. La collaborazione premia poi i migliori, che ogni anno vengono invitati in Europa a respirare l'aria del progresso al quale loro stessi hanno contribuito.

Nespresso punta a obiettivi di qualità, sostenibilità e produttività, e prevede un investimento di 460 milioni di euro tra il 2014 e il 2020. Riconosce un prezzo più alto, assiste con i propri agronomi le coltivazioni, favorisce miglioramenti nell'organizzazione del lavoro e nel miglioramento dei prodotti. Assiste i coltivatori e le loro famiglie finanziando le spese per la salute e per gli studi.

Si è inventata, dove non c'è, la pensione per i contadini che finora erano costretti a morire d'aratro: il modello è quello dei piani di accumulo, realizzati attraverso il sistema bancario. Nespresso ci guadagna in qualità di prodotto, in fedeltà dei fornitori, in reputazione, si porta avanti con le politiche ambientaliste che stanno accelerando ovunque. Il programma coinvolge 100mila coltivatori (73% piccoli proprietari) in 13 Paesi, dall'India, alla Colombia, al Sudan, all'Indonesia, e 469 agronomi li aiutano a migliorare terre e raccolti.

«L'incontro con Nespresso è avvenuto attraverso il mio esportatore, e la mia vita è cambiata» racconta orgoglioso Pak Sutarman, indonesiano, 43 anni, tre figli, che nella zona a nord di Sumatra oggi è a capo di una cooperativa di 3.200 soci, tutti con all'incirca un ettaro ciascuno. «Non abbiamo più paura del futuro, nemmeno siccità o tempeste ci preoccupano perchè ora siamo protetti dalle assicurazioni. Sapere poi che in vecchiaia potrò vivere dignitosamente mi dà una grande forza». Stesso entusiasmo dimostra Somashekhar Hethur Puttaswamygowda, indiano dal nome impronunciabile, 51 anni, due figli, proprietario di 20 ettari coltivati a caffè: «Nespresso mi ha aiutato a far crescere la qualità del prodotto, paga il 30-40% di più e io posso riconoscere paghe migliori ai miei 10 dipendenti». Una cosa accomuna i coltivatori: nessuno ha in casa una macchina di caffè a cialde. Loro i chicchi torrefatti li fanno bollire nell'acqua.

Commenti

kyser

Gio, 14/11/2019 - 11:55

Il problema del caffè in capsule è legato agli scarti...ogni caffè una capsula in plastica che và nell'indifferenziato....ogni giorno 2 caffè a persona...una marea di rifiuti... per non perdere la comodità del caffè in cialde ci sono alcuni (ad esempio io ho la dolcegusto) che vendono cialde compatibili vuote riutilizzabili. A modo mio non se ne trovano ma forse anche nespresso è fattibile...

flip

Ven, 15/11/2019 - 10:58

chi controlla la qualità e l'onestà del caffè in capsule? uno dice; basta l'odore. non mi fido!