Wind e 3, si tratta sul debito e il risiko scalda Telecom

Il numero uno di Vimpelcom conferma: «Trattativa paritaria». Il consolidamento spinge i titoli delle tlc

Prima conferma della estenuante trattativa di fusione tra gli operatori mobili italiani Wind e «3». «Siamo in trattative con Hutchison Whampoa per una joint venture paritaria», ha affermato Jean-Yves Charlier, nuovo ad di Vimpelcom la controllante russa di Wind che ha sede in Olanda, dando così nuova spinta a un processo di consolidamento di cui si era discusso a più riprese negli ultimi anni. Le difficoltà però non sono accantonate. «Non ci sono certezze che sarà trovata un'intesa - ha concluso Charlier -. Ogni eventuale accordo dovrà essere sottoposto, tra le altre cose, al raggiungimento di livelli di debito soddisfacenti per ottenere tutte le approvazioni dagli organi societari e dalle autorità regolatorie».

Se l'accordo dovesse andare in porto, secondo indiscrezioni, sarebbe Maximo Ibarra, attuale ceo di Wind a guidare la nuova società, mentre a Vincenzo Novari, ora alla guida di «3», salirebbe al piano di sopra, occupandosi delle attività in Italia ed entrando nel cda di Hutchison Whampoa. Un merger tra i due asset sancirebbe comunque la nascita del più grande operatore mobile italiano per numero di clienti: il mercato si dividerebbe così tra la nuova Wind-«3», Telecom e Vodafone, con quote in termini di clienti pari al 33,3%, al 32,1% e al 27,5%. Hutchison con la sua «3» Europa è già il maggior operatore nel Regno Unito e in Austria dove ha rilevato altri operatori. Ieri Wind ha comunicato i dati trimestrali con fatturato a un miliardo.

Fiduciosi i sindacati: «Se le trattative dovessero andare a buon fine sarebbe una buona notizia – ha detto Salvo Ugliarolo, segretario Uilcom –. Il consolidamento, con la riduzione del numero dei player, consentirebbe di ritornare a competere sulla qualità dei servizi e non sul prezzo più basso come fatto finora». La notizia ha fatto bene anche a Telecom, salita in borsa del 1,1%. L'ex-monopolista è alle prese con l'annoso problema della realizzazione della rete in fibra ottica.

Sull'argomento è intervenuto anche il ministro Federica Guidi che ha messo alcuni punti fermi. «Il piano per la rete - ha detto Guidi - richiede investimenti per circa 12,3 miliardi, dei quali 6 pubblici e il coinvolgimento di tutti. Ciascun operatore potrà contribuire, inclusi soggetti diversi da quelli delle tlc». Insomma anche Enel sarebbe della partita. Il ministro ha spiegato che l'obiettivo del Governo è di creare un mix tra investimenti pubblici e privati per arrivare, entro il 2020, al 100% della popolazione con accesso a 30Mb mentre l'85% potrà usufruire di servizi a 100Mb. Un piano che, senza investimenti pubblici, somiglia a quello di Telecom. L'ex monopolista ha promesso di realizzare, insieme a Fastweb, una rete per portare, entro il 2020 a tutti 30Mb e 100Mb ad almeno il 50% della popolazione.