Xi Jinping al G20: la Cina aprirà ulteriormente il proprio mercato

Durante il G20, il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che la Cina è pronta ad aprire ulteriormente il proprio mercato per contrastare ogni protezionismo

Il 28 giugno si è tenuto a Osaka, in Giappone, il 14esimo vertice del G20. Il Presidente cinese Xi Jinping, presente all’evento, ha pronunciato un discorso intitolato “Avanzare mano nella mano per creare insieme un’economia mondiale di alta qualità”. La tesi principale dell'intervento è che i membri del G20 sono chiamati a sostenere l'innovazione e i processi di riforma, sfruttando la crescita economica e progredendo nel tempo. Per centrare simili obiettivi è necessario migliorare le condizioni di governance globale, affrontare correttamente le difficoltà internazionali, rimuovere ogni ostacolo allo sviluppo e procedere uniti, affrontando le divergenze nel modo più giusto. Xi Jinping ha aggiunto che la Cina è intenzionata ad aprire ulteriormente il proprio mercato e che si impegnerà per compiere sforzi incessanti tali da migliorare il futuro dell'economia mondiale.

Nel suo discorso Xi Jinping si è soffermato anche sull'andamento dell’economia cinese, definita “stabile” e incanalata nei giusti binari. La Cina continuerà inoltre ad elaborare le misure necessarie per aprirsi verso l'estero, impegnandosi nella realizzazione di uno sviluppo di alta qualità. Il Capo di Stato cinese ha concluso il suo discorso dicendo che la Cina aprirà ulteriormente il proprio mercato, aumenterà il volume delle importazioni, continuerà a migliorare l’ambiente commerciale, tratterà in modo paritario gli investimenti e le aziende straniere registrate sul proprio territorio e promuoverà i negoziati economico-commerciali.

A conferma di ciò, recentemente è stato lanciato lo Shanghai-London Stock Connect e sta per essere pubblicata una nuova edizione della lista negativa degli investimenti stranieri; inoltre stanno realizzandosi gradualmente le misure promesse dalla Cina per aumentare il grado di apertura del Paese verso l'estero. Il 25 giugno, sempre a Osaka, si è svolto il Forum Internazionale cinese delle scienze sociali, dove Xie Fuzhan, il direttore dell'Accademia cinese delle scienze sociali, ha dichiarato che la Cina ha sempre promosso un'economia mondiale aperta e contribuito affinché si realizzasse. “Dopo lo scoppio della crisi finanziaria internazionale nel 2008 – ha spietago Fuzhan - la Cina non solo non ha chiuso le sue porte verso l’estero, ma ha anche deciso di ricorrere a un più alto grado di apertura come mezzo fondamentale per far fronte alla crisi finanziaria e promuovere la crescita economica, in modo da consentire a più Paesi di condividere le opportunità portate dal suo sviluppo”. Il direttore ha poi concluso così il suo pensiero: “Da molti anni la Repubblica Popolare contribuisce stabilmente a circa il 30% alla crescita economica mondiale, rivelandosi uno stabilizzatore nonché forza motrice dell'economia globale. La Cina ha da poco lanciato una serie di importanti misure strategiche volte ad attuare una nuova tornata di riforme con l’obiettivo di rafforzare l’assetto istituzionale e strutturale del Paese”.

Lo scorso marzo il più alto organo legislativo della Repubblica Popolare cinese ha approvato la cosiddetta "Legge sugli investimenti stranieri", confermando giuridicamente la transizione della Cina da mercato aperto di tipo generale a mercato aperto sistemico, creando così un nuovo modello finalizzato ad ampliare ulteriormente l'apertura del Paese.

Le imprese transnazionali, intanto, hanno aumentato i loro investimenti in Cina. Secondo gli ultimi dati del ministero del Commercio cinese, nei primi cinque mesi di quest'anno il capitale effettivo straniero utilizzato oltre Muraglia ha toccato quota 369,06 miliardi di yuan, registrando un incremento su base annua del 6,8%. Dato il rallentamento degli investimenti diretti esteri a livello globale, questa crescita evidenzia la fiducia nutrita dalle aziende straniere nei confronti del mercato cinese.

Una maggiore apertura della Cina sarebbe accolta con favore non solo dalle aziende transnazionali, ma anche dalle regioni sottosviluppate. Secondo Hannah Wanjie Ryder, CEO del Development Reimagined in Kenya, nel 2000 le importazioni cinesi dai Paesi non africani superavano di 44 volte quelle dall'Africa; oggi questo divario è diminuito enormemente, riducendosi a 22 volte. Si tratta naturalmente di un grande progresso. Al contrario, il mercato statunitense nel Continente Nero si sta chiudendo.

Molti esperti presenti al G20 hanno osservato come un'economia globale aperta debba attualmente affrontare gravi sfide a causa del protezionismo e dell’unilateralismo, sottolineando come i fattori d’incertezza siano aumentati notevolmente. E anche il commercio mondiale è influenzato in modo sempre più rilevante da tali sfide.

Matthew Goodman, vicepresidente senior del Center for Strategic and International Studies statunitense, ha osservato che, trattandosi delle due maggiori economie del mondo, è evidente che gli attriti commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina avranno ripercussioni negative sul resto del pianeta. Goodman ha inoltre affermato che la guerra dei dazi risulta molto pericolosa per l’economia mondiale: “Gli attriti commerciali risultano molto pericolosi per l'economia globale. Le misure tariffarie adottate da entrambe le parti hanno aumentato le incertezze sulla crescita economica mondiale. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, gli attriti commerciali tra i due Paesi comporteranno un calo compreso tra lo 0,3% e lo 0,5% della crescita economica globale, numeri che non dovrebbero essere sottovalutati dato che l’economia mondiale risulta già molto debole. Credo che questi fattori d’incertezza abbiano anche sconvolto l'ordine della catena di fornitura globale”.