Zonin «blinda» la Popolare Vicenza

Il presidente Gianni Zonin blinda la Popolare di Vicenza in vista della Vigilanza unica, portando a termine il previsto aumento di capitale da cento milioni. Sono stati 16mila i nuovi soci disposti a scucire i 6.250 euro necessari per aggiudicarsi le cento azioni del lotto minimo.
L'operazione si è chiusa in anticipo, complice la forza della rete dell'istituto e i rapporti che uno dei maggiori imprenditori del vino italiani ha costruito sul territorio. Vicenza - che non è quotata in Borsa e, quindi, può «autodeterminare» il prezzo delle azioni sulla scorta di un perito - è riuscita a piazzare i suoi titoli a 62,5 euro l'uno, per un multiplo sul patrimonio di poco inferiore a 1,5 volte. Un valore impensabile per le sorelle scambiate in Piazza Affari che, a causa della crisi, non riescono a farsi riconoscere neppure il valore dei loro attivi. Alcuni esempi: Ubi pochi giorni fa trattava 0,6 volte il valore di libro tangibile e il Banco meno di 0,4 volte, per una capitalizzazione rispettivamente di 2,4 e 4,4 miliardi, contro i quasi 5 di Vicenza. Non va meglio ai big Unicredit (0,66 volte) e Intesa Sanpaolo (0,77): la media ponderata delle prime 7 banche quotate è 0,7 volte. Alla fine del 2007 Unicredit e Intesa Sanpaolo passavano di mano a 2,4-2,6 volte il patrimonio, Ubi a 2,3 e Ubi a 2. La scelta di Zonin di star lontano dalla Borsa è stata vincente e sembra aver permesso di bloccare il tempo a Vicenza, che con la ricapitalizzazione spinge al 9% la solidità patrimoniale e oltre il 10% nel 2015. Dato che anche le altre banche non quotate fissano in proprio il valore delle azioni, appare però evidente che Bankitalia faticherà non poco a trovare qualcuno disposto a salvare le medio-piccole cadute in difficoltà. Perché, malgrado l'invito informale lasciato partire da Ignazio Visco, per i big equivarebbe ad accettare il rischio di comperare in bolla rispetto a quanto pensano oggi le agenzie di rating.