Effetto Luxuria La base del Prc è già in rivolta

Mimmo Di Marzio

La candidatura del 37enne foggiano Vladimiro Guadagno, al secolo Luxuria, professione «drag queen», sta turbando il sonno dei rifondatori e ha già infiammato la campagna elettorale di Fausto Bertinotti. Sì, perché dopo l’investitura politica del più famoso «transgender» nazionale, la casella e-mail del lìder maximo già scoppiettava di lettere non proprio galanti da parte dei militanti della base, in evidente difficoltà a rispecchiarsi negli strass di Luxuria. Lui che non risparmia neppure i particolari più scabrosi sul suo passato: prima peccaminoso chierichetto poi prete mancato e infine frequentatore di marciapiedi.
A poco, evidentemente, erano serviti gli onori con cui il segretario comunista ha salutato la new entry, «simbolo di realtà complesse», «testimonianza di chi è protagonista di una battaglia politico-culturale che ci ha anche aiutato a capire problemi a cui non eravamo vicini», e ancora «riconoscimento della battaglia per i diritti delle coppie di fatto».
Macchè. Ai nipotini di Gramsci la pillola non è andata giù e non sarebbe la prima volta. A molti è rimasta ancora indigesto il seggio in Senato offerto cinque anni orsono al domatore circense Livio Togni; anche allora contro Bertinotti si alzarono barricate e gli animalisti giurarono: «Mai al fianco di un seviziatore di animali».
Ma da tigri e leoni a «Muccassassina», la più rinomata festa gay nazionale fondata da Luxuria, il passo è breve. Poco importa se nel curriculum di Vladimiro Guadagno brilli la primogenitura del «Gay pride», raduno planetario che riscontra sostegno della sinistra tutta sindacati compresi. Oggi però, anche tra i parlamentari dell’Unione non mancano battute sarcastiche all’indirizzo del guru dei gay. Il meridionale Mastella, tanto per fare un nome, l’ha stigmatizzato sostenendo che «un operaio difficilmente possa sentirsi gratificato da Luxuria».
La replica all’uomo di Ceppaloni è arrivata come una rasoiata: «Ognuno è trans come può - gli ha risposto Luxuria -, c’è chi transita da un partito all’altro e chi transita da un genere anagrafico all’altro. Tra transgender francamente mi aspettavo maggiore solidarietà...». Touché. Più caustiche le proteste dei militanti piovute sul sito www.faustobertinotti.it. Il leit motiv è: caro Fausto, certe candidature lasciale ai partiti-spettacolo «e non a quelli con la P maiuscola».
Alcuni messaggi sono al fulmicotone: «Ma ditemi che c... c’entra una persona dello spettacolo e della moda con Rifondazione? - scrive un anonimo -. Il comunismo è libertà non libertinismo!». Michele, militante di 24 anni, punta il dito contro il segretario: «Non riesco ad aprire i giornali e leggere che Luxuria è un nostro candidato; quando vado a votare, voto un mio rappresentante, e Vladimir certo non mi rappresenta».
Non mancano siluri anche dalle femministe: «Niente quota rosa al Parlamento - scrive una compagna in rete - ma alle quote gay si dice sì. Ora mi chiedo: quello di Bertinotti è davvero il modo per proporre una nuova sinistra o piuttosto un modo per arraffare più voti? La comunità gay è grande in Italia e Rifondazione avrebbe proprio bisogno di voti». E i partiti insegnano che non si butta via niente.