Elettrodi nel cervello: "resuscita" dopo 6 anni

Un uomo che viveva in uno stato di minima coscienza è tornato a muoversi e parlare. I medici americani: "Primo caso al mondo"

Da sei anni Albert viveva a «mezz’aria». Una dimensione di mezzo tra la vita e la morte dove non esistono certezze. Albert un attimo apriva gli occhi e un secondo dopo tornava a «dormire». Come in un interminabile sonno disturbato popolato da incubi. Quello di un vero risveglio per Albert aveva la stessa consistenza dei sogni impossibili. Fino a ieri. Quando le palpebre di Albert si sono finalmente schiuse su un mondo reale e senza ombre. Così, a 38 anni, Albert è rinato.
La sua prima vita Albert se l’era vista stoppare esattamente sei anni fa, quando fu ricoverato d’urgenza a causa dei postumi di una violenta aggressione. Da quel momento è iniziato il suo drammatico viaggio a «mezz’aria» che tecnicamente i medici definirono «stato di minima coscienza».

Un grave trauma cerebrale che trasformò Albert in un essere incapace di muoversi, parlare e mangiare autonomamente. Inutile ogni medicina, inefficace qualsiasi terapia. Poi l’idea del suo neurologo: la stimolazione chirurgica attraverso l’applicazione di elettrodi nel cervello.
L’operazione - come riportava ieri The Guardian in prima pagina - è durata 48 ore ed è stata eseguita da un’equipe di ricercatori del Weill Cornell Medical College, il Jfk Johnson Rehabilitation Center for Head Injuries e il Cleveland Clinic Center for Neurological Restoration.
Annunciato sulla rivista scientifica Nature e presentato in teleconferenza, il caso potrebbe offre una speranza a migliaia di persone: si parla di 100-300mila pazienti in stato simile che potrebbero ritornare a uno stato cosciente. Se i risultati saranno confermati anche su altri pazienti, la procedura chirurgica, chiamata «stimolazione profonda del cervello» (Deep Brain Stimulation, Dbs), potrebbe cambiare il destino dei pazienti in cronico stato di incoscienza.

«Speriamo che questo primo caso segni l’inizio di un periodo di innovazioni nel nostro approccio alle lesioni traumatiche del cervello», ha detto Ali Rezai, il chirurgo che ha operato l’uomo. Lo stato di minima coscienza in cui si trovava il paziente si differenzia dal coma profondo e dallo stato vegetativo permanente perchè, nonostante vi siano danni irreparabili che interessano ampie regioni del cervello, alcune aree sono rimaste illese. I pazienti in questo stato possono mostrare, seppur molto raramente, dei segni di risveglio temporaneo in cui riescono a dare qualche manifestazione di sé e a comunicare con parole semplici. Tuttavia, il recupero della coscienza è estremamente improbabile.
L’inserimento nel cranio del paziente di elettrodi che mandano impulsi elettrici a queste cellule ne ha riattivato l’attività, con risultati straordinari.

«Prima la capacità di comunicazione del paziente era inconsistente e comprendeva solo il leggero movimento degli occhi o delle dita - ha raccontato Joseph Giacino, altro autore della sperimentazione -. Ora parla e comunica a gesti regolarmente e risponde alle domande. In più, mastica e deglutisce da solo il cibo, senza più bisogno del sondino nasograstrico per mangiare». Anche se il paziente non è ancora in grado di usare normalmente gli arti, perchè i sei anni di immobilità hanno compromesso muscoli e tendini, riesce comunque a compiere gesti complessi come portare una tazza alla bocca. O più semplicemente - come ha fatto ieri - baciare i propri genitori.