Elisabetta ci querela e noi le offriamo una bella intervista 

Con una certa periodicità Gian­franco Fini e la sua compagna Eli­sabetta Tulliani minacciano di querelare il Giornale . Ieri è stato il turno della signora, irritata per un’intervista nella quale Gaucci raccontava la sua "verità" sui pas­saggi di beni da uno all’altra nel pe­riodo in cui facevano.  coppia fissa e su chi dei due ha giocato la famosa schedina vincente all’Enalotto. È una vicenda intricata e complessa, sul­la quale sono chiamati ad esprimersi anche i magistrati e che ai nostri occhi riveste interesse. Elisabetta Tulliani, invece, pretende che ci uniformiamo al suo verbo, secondo il quale è "documentato" che la vincita è di sua "esclusiva pertinenza". Di più, dobbiamo anche credere, come fosse un atto di fede, che con tale vincita (anzi con metà, avendola divisa in parti uguali col Gaucci) lei e i suoi familiari siano riusciti a creare il piccolo impero immobiliare sul quale regnano attualmente. In altri termini, non possiamo dubitare neppure per un istan­te che con poco più di un miliardo di vecchie lire si possano comprare beni per un ammontare quaranta volte superiore. In caso contrario, querele. Beh, la libertà di stampa (perfino di «certa stampa», come ci definisce la signora) non funziona esattamente così. E lo dicia­mo anche al suo compagno, che ne ha fatto una bandiera nel­la sua estenuante lotta contro Berlusconi salvo poi cercare di ricorrere al bavaglio ogni qual volta le notizie gli danno fasti­dio. In realtà i giornali, che non hanno poteri di polizia giudi­ziaria, se vogliono cercare di informare i loro lettori su deter­minate faccende controverse- tipo ricchezze improvvise, mi­steriose carriere in Rai, case (s)vendute a Montecarlo - non possono che indagare con i loro mezzi: cioè procurandosi do­cumenti e testimonianze. Esattamente quello che abbiamo fatto in queste occasioni. Se la signora Tulliani e il presidente Fini hanno la sensazione che la "par condicio" non sia stata rispettata, la colpa non è certo nostra. È da quasi un mese che invochiamo risposte dal­l’­ex leader di An e siamo pronti a mettergli a disposizione tutte le pagine di giornale necessarie per raccontare la "sua" verità. Idem per Elisabetta Tulliani: se intende replicare a Gaucci, o a chiunque altro, saremo felici di darle tutto lo spazio che vuole. L’unica cosa che non le possiamo offrire è il nostro silenzio.