Enel alza il prezzo per l’accordo con E.On

È più vicina l’intesa con Edf sul nucleare

da Milano

Dieci miliardi di euro potrebbero essere pochi se la tedesca E.On vorrà acquistare dall’Enel sia Endesa Europa sia la spagnola Viesgo. L’accordo di pace tra Enel ed E.On che ha dato il via libera all’Opa su Endesa prevedeva infatti la cessione degli asset citati più alcune centrali in Spagna: a suo tempo si era parlato di una cifra intorno ai 10 miliardi. Ma ora si apre la discussione sul prezzo: Enel, infatti, si è fatta i suoi conti e sta avanzando una serie di richieste più complesse ai tedeschi. Innanzi tutto c’è da tener presente che mentre Endesa Europa è stata acquistata attraverso l’Opa sulla società spagnola, Viesgo faceva già parte del gruppo Enel. Con due conseguenze, importanti. Primo: che Viesgo non fa parte del «pacchetto» di asset compreso nei 10 miliardi. Secondo: che gli introiti derivanti da Viesgo non dovranno essere divisi con Acciona, come dovrà essere invece fatto con quelli dalla vendita di Endesa Europa. Enel detiene infatti il 67% del capitale di tutta Endesa, mentre il restante fa capo ad Acciona. A questo punto facciamo i conti in tasca a Enel, che valuta Viesgo intorno ai 2,5 miliardi, e Endesa Europa un po’ più di dieci. In totale Endesa Europa, sommata a Viesgo e alle centrali spagnole eventualmente cedute, dovrebbe rendere alla cordata Enel-Acciona intorno ai 13-14 miliardi. In questo modo il 67% di Endesa Europa, sommato a Viesgo, dovrebbe fruttare una decina di miliardi alla sola Enel, che li userebbe per ridurre il debito.
Nel frattempo sarebbe stato definito il quadro di massima per la suddivisione di Endesa Italia tra E.On e Asm Brescia: ci sarebbe ancora in discussione una centrale, ma non di primaria importanza.
Per Enel resta però aperto un altro fronte: quello dei rapporti con Edf. Una «grana» che dura da anni e che è nata con gli accordi sul controllo congiunto Edf-Delmi (Aem Milano e si suoi alleati) su Edison. Proprio quegli accordi prevedevano che, in cambio del rafforzamento francese in Italia, Enel potesse entrare nel nucleare francese con una partecipazione del 12,5% nella nuova centrale atomica Epr di Flammanville. Ingresso mai formalizzato, anche se alcuni tecnici Enel collaborano da tempo alla costruzione dell’impianto. Così il vertice italo-francese che si terrà il 30 novembre a Nizza potrebbe mettere la parola «fine» alla querelle: nei giorni scorsi il numero uno dei Edf, Pierre Gadonneix, in un’intervista a Panorama ha detto: «Personalmente sono favorevole a vedere l’Enel partecipare allo sviluppo dell’Epr».
Un’intesa definitiva sull’Enel nel nucleare francese potrebbe sbloccare anche le trattative sul controllo di Edison: il governo italiano ha pensato a lungo a uno «spezzatino» di Foro Buonaparte, che verrebbe però messo da parte se si arrivasse a «chiudere» su Enel-Edf. Se invece la trattativa non andasse in porto, con ogni probabilità A2A (Aem + Asm) si vedrebbe assegnare Edipower. Mentre Edison potrebbe non essere toccata.