Enel, un miliardo di profitti in più Azienda pronta a convivere coi debiti

Saliti a 55 miliardi, scenderanno a 48 di qui al 2012

nostro inviato a Londra
Un utile che sfiora i quattro miliardi di euro, con una crescita di quasi un miliardo in un solo anno, acquisizioni in Spagna e America Latina (Endesa) e Russia (Ogk-5), ma anche un indebitamento che è passato da 11,69 a 55,79 miliardi. Per l’Enel, che lo scorso anno ha fatto un salto di qualità che ha portato la società da una dimensione nazionale a essere uno dei tre grandi gruppi europei dell’elettricità, è arrivato il momento di fare una pausa, di dimagrire del peso superfluo, ma anche di irrobustire i muscoli. Così ieri l’amministratore delegato Fulvio Conti, presentando il consuntivo 2007 e il piano industriale al 2012 alla comunità finanziaria londinese, ha annunciato che l’era delle grandi acquisizioni è finita, che si faranno cessioni di attività non strategiche per ridurre il debito, ma anche un piano di investimenti da 37 miliardi di euro entro il 2012 che farà crescere sensibilmente la capacità produttiva, soprattutto in Spagna e Russia. Il tutto mantenendo il dividendo invariato a 49 centesimi.
E rassicurando i mercati, dopo le indiscrezioni (e anche qualcosa di più) sulle tensioni che si sarebbero create con Acciona, l’altro azionista di Endesa. Ma la Borsa non ha egualmente apprezzato ed ha penalizzato il titolo con un calo del 3,34% a 6,86 euro. Mentre il cda ha fissato la data dell’assemblea che dovrà rinnovare il cda per l’11 giugno, dunque in tempo per l’insediamento del prossimo governo.
«Il tempo delle grandi acquisizioni è finito, al massimo si potranno fare limitati acquisti aggiuntivi - ha detto Conti - nei prossimi cinque anni ci attendiamo di generare un cash flow di 63 miliardi di euro, con un margine operativo lordo di 74,5 miliardi. Abbiamo anche attentamente studiato un programma di cessioni, una valorizzazione delle energie rinnovabili, e stimiamo così di avere una disponibilità tra 11 e 15 miliardi di euro. Di questi, tra 8 e 12 andranno a ridurre il debito, gli altri potranno servire per eventuali acquisizioni nelle aree in cui siamo già presenti».
Il debito scenderebbe così intorno ai 45-48 miliardi di euro. Una cifra ben superiore rispetto a quella di solo un anno fa, ma «spalmata» su una realtà di dimensioni ben più ampie rispetto a quelle di partenza. D’altro canto, l’accento messo sul mantenimento del dividendo ai livelli attuali ha voluto essere un segnale di sostenibilità alla comunità finanziaria. E Conti ha aggiunto che non si prevede alcuna emissione di nuovi bond almeno per i prossimi tre anni.
Ma cosa potrà finire sul piatto delle cessioni? Innanzitutto c’è quella, preventivata, degli asset di Endesa Europa e della spagnola Viesgo, che potrebbe dare tra i 10 e i 12 miliardi, poi c’è la rete elettrica italiana ad alta tensione, che potrebbe rendere oltre un miliardo, e infine ecco il progetto di accorpare in un’unica controllata le attività di produzione elettrica da fonti rinnovabili: verrebbe creata una società ad hoc, afferma un comunicato. Secondo gli analisti, i gruppi del settore vengono valutati 14 volte il loro margine operativo lordo, che nel caso delle rinnovabili Enel è di un miliardo: la nuova società dovrebbe quindi avere un valore di 14 miliardi. Se Enel decidesse di collocare una quota tra il 30 e il 40%, porterebbe a casa tra i 4 e i 6 miliardi di euro. A proposito invece delle trattative con E.On, ieri è emersa anche l’ipotesi, ma niente di più, di uno scambio di centrali: quelle italiane di Endesa anziché essere pagate potrebbero essere scambiate con impianti tedeschi di E.On che recentemente si è dichiarata disponibile a cedere una parte delle proprie attività nella produzione elettrica, oltre alla rete ad alta tensione come richiesto dalla Commissione Ue.
Infine gli investimenti fino al 2012: la cifra di 37 miliardi globali verrà concentrata soprattutto nel periodo 2008-2010, per poi scendere rapidamente nei due anni seguenti quando il grosso delle nuove centrali sarà stato realizzato, soprattutto in Spagna e in America latina, cui andranno 18,5 miliardi (10,3 nel solo mercato iberico). In Russia, saranno spesi 2,2 miliardi in nuovi impianti.