«Eni-Kazakistan, trattative difficili»

da Milano

Di concreto, niente. Qualche spiraglio, sì. Dal Kazakistan, in occasione della visita del presidente del Consiglio Prodi e dell’ad Eni, Paolo Scaroni, nessuno si aspettava una svolta nelle trattative per il maxi-giacimento di Kashagan. Ma dai colloqui di ieri è emerso un certo ottimismo sulla possibilità di chiudere la vicenda entro la fine dell’anno. Non certo per il 22 ottobre, come previsto dai kazaki per un accordo amichevole. I negoziati ufficiali sono iniziati solo venerdì scorso (quelli più riservati vanno avanti da mesi), mentre il Kazakistan sta cambiando le regole del gioco con la nuova legge sul petrolio e gas e sugli investimenti stranieri che dà la possibilità al Paese asiatico di rescindere unilateralmente i contratti. «Una legge scarsamente utile e un elemento non positivo» per le trattative, ha commentato Scaroni.
Nursultan Nazarbayev, che si è fatto eleggere presidente a vita del Kazakistan, ha avvertito che «ogni Paese deve difendere la propria economia», mentre Prodi ha ammesso che «i tempi e le condizioni della trattativa sono soprattutto nelle mani del Kazakistan». D’altro canto lo stesso Scaroni ha confermato quello che è già stato detto più volte: «La trattativa sarà lunga e difficile».
Il governo di Astana sostiene di essere danneggiato dall’allungamento dei tempi per arrivare a mettere in produzione il giacimento e dall’aumento dei costi. E vuole ridiscutere il contratto firmato dieci anni fa. Come compensazione chiede essenzialmente due cose: aumentare la quota della sua società statale KazMunaiGaz nel consorzio che lavora al giacimento e il coinvolgimento della stessa KazMunaiGaz come co-operatore (in altri termini, farla entrare sul ponte di comando). Anche se Scaroni ha parlato di «una lista, un menù». Si tratterà quindi di trovare la soluzione più equilibrata che, come ha detto l’ad Eni, «troverà la risposta all’interno di un assetto complessivo», combinando il desiderio di «un aumento della quota» con quello di «un maggior coinvolgimento». Togliendo o aggiungendo qualcuna delle pietanze non specificate del «menù».
Insomma, una partita che si gioca su più fronti, con una controparte che non ragiona certo in base a parametri occidentali, ma che chiede di entrare nel Wto. E Prodi ha ricordato ai kazaki che certe leggi suscitano preoccupazione e che per entrare nel Wto bisogna dare «certezze» e non minacce. L’impressione è che alla fine la partita si chiuderà «positivamente», come hanno detto di credere tutte le parti. Prodi e Nazarbayev hanno parlato di «clima cordiale e costruttivo». Ma ci vorrà tempo.
Infine la questione dell’inverno freddo: Prodi è ottimista e pensa che «razionalmente non vi sono ragioni di crisi». Scaroni rimanda la sicurezza al 2008, per quest’anno «non possiamo stare tranquilli».