Eni, un miliardo per le alternative al greggio

Piano di investimenti in tecnologie per sfruttare oli pesanti e sabbie bituminose. E nei tubi passerà più gas

Paolo Giovanelli

da Milano

Eni punta su nuove tecnologie per sfruttare i giacimenti di oli pesanti e sabbie bituminose che si stanno proponendo come un’alternativa credibile ai greggi leggeri tradizionali che hanno ormai sfondato in maniera permanente i 70 dollari al barile. Così ieri ha presentato a Taranto un piano di investimenti da un miliardo di euro entro il 2009, che punta su nuovi sistemi di perforazione, di raffinazione e di trasporto del gas.
Nel mondo esistono infatti riserve di oli pesanti e di sabbie bituminose per 600 miliardi di barili, una quantità pari a quella di tutte le riserve di greggio del Medio Oriente. E per ora sono solo conteggiati i giacimenti presenti in Canada e Venezuela. In quest’ultimo Paese esiste già una produzione di 800mila barili di olio pesante al giorno. E in Canada si prevede che entro il 2015 si produrranno intorno ai due milioni di barili al giorno. «Non abbastanza da porsi come una reale alternativa al petrolio tradizionale - sottolineano gli esperti -, oggi infatti il consumo mondiale è di 80 milioni di barili al giorno, ma abbastanza da calmierare i prezzi, almeno in prospettiva».
E, a proposito di prezzi, oggi oli pesanti e sabbie bituminose diventano competitivi solo se il greggio supera i 30 dollari al barile. Ma con i prezzi a 72 dollari il gioco è fatto. Il vero problema è che fino a due anni fa il petrolio era a 28 dollari e nessuno investiva sulle alternative. Così bisognerà aspettare qualche anno prima che i quantitativi immessi sul mercato diventino importanti.
E qui entrano in gioco i nuovi sistemi di raffinazione presentati ieri, chiamati Est (Eni slurry technology), che permettono di trasformare completamente la materia prima, riducendo a zero la produzione di residui come carbone e gas. Basti pensare che dagli oli pesanti venezuelani oggi deriva un 15% di carbone coke così inquinante che non può essere utilizzato in alcun modo. Con l’utilizzo dell’Est non esce più neanche un chilo di carbone, ma tutto viene trasformato in prodotti raffinati. L’Eni sta pensando alla costruzione di uno di questi impianti anche in Italia: l’inizio dei lavori è previsto nella seconda metà del prossimo anno. In questo modo il nostro Paese disporrà di un’alternativa all’importazione dei tradizionali greggi leggeri.
Ieri l’Eni ha presentato anche due altre tecnologie, chiamate Tap e Gtl, per il trasporto ad alta pressione del gas e dei gas liquidi. Si tratta cioè di far passare più gas attraverso lo stesso tubo: dopo la crisi dello scorso anno riuscire ad approvvigionarsi di maggiori quantità di gas quando salgono i consumi può diventare strategico. E questo vale non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa.