Epifani si scaglia contro Marchionne da Fazio: "Ad in tv? In Germania sarebbe stato cacciato"

Il leader Cgil contro l'ad Fiat e la sua intervista su Rai3: "Perché non parla alle sue controparti naturali? Le controversie non si risolvono così". Poi la stoccata: "Come fa a fare utili se ha 20mila operai in Cig? E sono in cassa perché i modelli Fiat non vengono venduti". E Bonanni chiede un incontro

Firenze - Cosa sarebbe successo in Germania se un amministratore delegato di un grande gruppo industriale avesse parlato in televisione e non davanti al suo comitato di sorveglianza? In Germania lo avrebbero cacciato. Lo ha detto oggi Guglielmo Epifani, nel corso del suo intervento ad una iniziativa sindacale organizzata dalla Fiom a Firenze. "Non so perché Marchionne è andato in tv, a chi parla, se alle sue controparti naturali o ai cittadini" ha detto Epifani, commentando le dichiarazioni rilasciate dall’Ad di Fiat alla tramissione di Fabio Fazio.

Platea tv "E se parla ai cittadini, la vertenza Fiat si risolve più facilmente o più difficilmente? La ricomposizione di un tavolo con la Fiom è più facile o più difficile dopo questa esposizione mediatica? Avete mai visto una vertenza che si fa in televisione o sui giornali, senza che ai tavoli preposti succeda qualcosa? È questa assunzione di responsabilità? Ci si può limitare ad andare in tv? Si possono trattare così le organizzazioni sindacali?" ha aggiunto il leader della Cgil. Sempre sulla questione Fiat, Epifani ha osservato anche che "quando Marchionne dice quel che dice, non dice il falso, ma scambia la causa con gli effetti. Il problema non è l’orario di lavoro, la Fiat deve far crescere la qualità di quello che produce: se ha 22mila lavoratori in Cig non può chiudere con utile e se sono in Cig è perché i suoi modelli non si vendono sul mercato di oggi".

Bonanni chiede un incontro Un incontro all’amministratore delegato del Lingotto "per capire fino in fondo ognuno che vuole fare". Lo ha chiesto il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, al numero uno della Fiat. "È arrivato il momento - ha detto Bonanni a margine di un convegno organizzato dalla Cisl - di dichiarare perché si investe, cosa si investe, dove si investe. Prima si fa l’incontro meglio è, perché discutere e basta serve ad alimentare una discussione da piccionaia". Bonanni è poi tornato sulle ultime dichiarazioni di Marchionne definendo le parole dell’ad "un ruvido tentativo di aprire una discussione vera nel Paese, perché non c’è. Molti che si stupiscono fanno finta di non capire che in Italia non investe più nessuno, né stranieri né italiani e le aziende che ci sono spesso delocalizzano. C’è bisogno - ha aggiunto Bonanni - di una scossa che non vedo né dal governo nazionale né dai governi locali. Se manca un territorio capace di sostenere le imprese e rassicurare gli investitori, è chiaro che il Paese va allo sfascio. La classe dirigente deve stringersi attorno a un progetto-Paese che al momento non c’è".