Era un pittore, inventó il telegrafo per hobby

Il padre del codice era perennemente squattrinato: ora la sua villa è un museo

Giorgio C. Morelli

da New York

L’incredibile vita di Samuel Morse (nato a Charlestown vicino Boston nel 1791) e le vicissitudini dell’invenzione del telegrafo elettrico sono racchiuse in una splendida villa ottocentesca, in stile vagamente toscaneggiante, che sorge sulle rive del fiume Hudson, a circa 60 km a nord di New York. Locust Grove, circondata da 70 ettari di bosco e giardino all’italiana, fu la residenza magnifica di Morse negli ultimi 22 anni della sua vita, fino al 2 aprile 1872, quando era diventato ricco e famoso per l’invenzione del telegrafo elettromagnetico che ormai collegava le principali città americane. Locust Grove è ora una delle case-museo più visitate degli States, in quanto raccoglie quasi tutti i modelli originali di telegrafi costruiti da Morse: dal primo del 1835, fabbricato in legno e cuoio con l’aiuto del suo calzolaio ai più moderni che man mano mise a punto negli anni grazie all’aiuto di due amici e colleghi della New York University, gli scienziati Leonard Gale e Alfred Vail. Morse difatti dal 1832 al 1849 era uno stimato insegnante di disegno presso l’accademia (aveva studiato arte a Yale) e, soprattutto, era uno dei più famosi e celebrati pittori americani del periodo, unitamente a Fredrick Church. Fu il primo a organizzare una mostra personale a Manhattan, nel 1832, con ingresso a pagamento: 10 cents a persona, cifra rispettabile per quei tempi. I suoi quadri avevano la più alta quotazione del periodo e aveva tantissime commissioni, ma era perennemente in bolletta, causa una prole numerosa e uno stile di vita dispendioso.
Quindi l’inventore del telegrafo non è mai stato uno scienziato: aveva una grande passione per l’elettricità, sin dai tempi del college, ma le sue conoscenze scientifiche erano e sono sempre state limitate. Aveva sì una grande intuizione e una mente fervida unite a un grande senso per gli affari. Senza l’aiuto dei suoi amici Gale e Vail, gli sarebbe stato impossibile perfezionare i suoi primi telegrafi e renderli più potenti aumentando il voltaggio. Prima di diventare ricco e famoso, prima di essere chiamato «American hero» dai giornali, Morse ebbe una vita difficile, perennemente squattrinato e sempre alla disperata ricerca di prestiti e mutui per mantenere la sua numerosa famiglia e finanziare la sua invenzione osteggiata allora da tutti: da finanziatori privati e dal Congresso di Washington, ai quali si rivolse a più riprese a partire dal 1837 (la data del brevetto del codice Morse) e fino al 1843, data storica e fondamentale sia per Morse che per il telegrafo: in quell’anno riuscì a ottenere dei fondi federali per la prima linea telegrafica che collegava Baltimora a Capitol Hill a Washington. E fu un successo incredibile.
Due anni più tardi, la capitale era collegata a New York, Boston e Buffalo, grazie ai massicci finanziamenti di alcune aziende private che avevano visto nell’invenzione di Morse un mezzo di comunicazione rivoluzionario. Le imprese e i finanziatori questa volta corteggiavano Morse e in pochi anni il suo telegrafo collegava le principali città della costa atlantica. Ora l’incredibile storia di Morse e della sua invenzione è tutta racchiusa nei quattro piani nella sua casa-museo a Poughkeepsie, da sempre meta preferita e ambita di tutti i radioamatori del mondo, i quali ogni anno si riuniscono a migliaia per celebrare il mito di questo grandissimo pittore, costretto a fare l’inventore per mantenere la sua famiglia e avere uno stile di vita da autentico principe dell’Ottocento.