Ergastolano libero: dopo 5 anni mancano motivi Interviene Alfano: "Indagine sulla scarcerazione"

Scarcerato Giuseppe Belcastro, 50enne accusato di omicidio nella
faida di Sant’Ilario, a causa del ritardo del deposito
della motivazione della sentenza che in Corte d’Appello aveva
riconosciuto la condanna al carcere a vita già comminata in primo
grado

Reggio Calabria - Un ergastolano è stato scarcerato nelle scorse settimane a causa del ritardo del deposito della motivazione della sentenza che in Corte d’Appello aveva riconosciuto la condanna al carcere a vita già comminata in primo grado. La vicenda riguarda Giuseppe Belcastro, 50enne accusato di omicidio nell’ambito della faida di Sant’Ilario che si è svolta nella Locride. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha delegato l’Ispettorato generale di svolgere "accertamenti preliminari per verificare i motivi - e l’eventuale sussistenza di fatti di rilevanza disciplinare - che hanno portato alla scarcerazione" di Belcastro.

Il processo a Belcastro Il processo di primo grado era stato chiamato Prima Luce e aveva riconosciuto l’ergastolo per Belcastro e Tommaso Romeo. Il dispositivo del processo di secondo grado era stato letto nella Corte d’Assise d’Appello nel marzo 2006. La Corte si era riservata 90 giorni per il deposito della motivazione ma in realtà è stata depositata solo nelle scorse settimane. I difensori di Belcastro hanno presentato ricorso in Cassazione ma contemporaneamente è già stata disposta la scarcerazione d’ufficio, nonostante la condanna all’ergastolo perchè avrebbe potuto trascorrere al massimo 6 anni in carcere prima di arrivare al deposito della motivazione della sentenza d’appello. Belcastro non è potuto tornare a casa in Calabria poiché nel 2002, quando era ancora latitante, il tribunale di sorveglianza aveva aggravato la misura della libertà vigilata con la collocazione in una casa di lavoro a Sulmona. Quindi, dopo aver lasciato il carcere di Spoleto dove era detenuto, Belcastro si è trasferito nella località abruzzese. La stessa sorte avrebbe dovuto avere Tommaso Romeo, l’altro condannato all’ergastolo, ma non ha riacquistato la libertà soltanto perché detenuto per un altro processo che lo aveva condannato al carcere a vita.