Esplosivo devastante, poteva essere una strage

Avrebbe potuto distruggere tutto. Avrebbe potuto fare duecento morti. Se fosse esplosa la bomba del volo Delta Amsterdam-Detroit sarebbe stata una strage. È questo quello che viene fuori dalle prime indagini sul materiale trovato nelle mutande del nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab. Quel materiale che ha un nome: Petn (tetranitrato di pentaeritrolo). Il terrorista sarebbe salito a bordo dell’aereo, decollato da Amsterdam alla volta degli Usa, con un contenitore di plastica, legato con adesivo nella zona inguinale, contenente la sostanza Petn, ancora più sensibile del tritolo. Il Petn viene usato spesso come carica di rinforzo nelle munizioni delle armi di piccolo calibro. È usato anche per le operazioni di sminamento rapido. Ha la caratteristica negativa di non essere rapidamente biodegradabile e tende quindi a provocare inquinamento specie se usato vicino a corsi d’acqua. Come la nitroglicerina, il Petn ha anche un uso medico e viene usato come dilatatore coronarico. Il tetranitrato di pentaeritrite è uno degli esplosivi più potenti finora inventati e viene utilizzato anche dalle imprese di demolizione, visto che è economico. Fu impiegato come esplosivo anche durante la Seconda guerra mondiale.
Abdul Faruk Abdulmutallab doveva fare i conti con le rigide regolamentazioni introdotte nel 2006 quando si scoprì un altro tentativo di abbattere un certo numero di voli transatlantici con esplosivi liquidi. Per raggiungere la concentrazione critica necessaria ad abbattere l’aereo il nigeriano ha probabilmente dovuto nascondere sotto i vestiti e nel bagaglio diversi contenitori da 100 millilitri, il limite massimo permesso dalle nuove regolamentazioni internazionali. Eccolo, allora il Petn. Cioè il parente della nitroglicerina. L’esplosione anticipata o meglio la detonazione che ha provocato la fiammata è stata provocata verosimilmente dalla reazione anticipata dell’innesco chimico inserito dopo la polvere utilizzata per stabilizzare l’ordigno. Lo studente bombarolo verosimilmente intendeva far esplodere la sua bomba liquida in prossimità del pavimento per provocare una rapida depressurizzazione e danneggiare i comandi che passano tra la cabina passeggeri e il vano bagagli.
D’altronde il nigeriano evidentemente sapeva che il Petn può far saltare un aereo. Lo sapeva perché già nel luglio del 1996, il volo Twa che saltò in aria nell’Atlantico fu abbattuto da questo materiale. Anche allora non fu un caso. Il Petn, infatti, è uno degli ingredienti utilizzati nella fabbricazione del Semtex, il composto esplosivo che tanto piaceva ai terroristi irlandesi dell’Ira. Ma è la stessa sostanza che il terrorista Richard Reid cercò di usare - nascosta nelle scarpe - per far saltare un aereo in volo da Parigi a Miami.
Sempre secondo i mezzi di informazione statunitensi il giovane aspirante kamikaze del volo Amsterdam-Detroit avrebbe utilizzato «una siringa per iniettare una sostanza chimica liquida in una polvere che aveva nascosto sul corpo», una tecnica «mai osservata fino a ora» e che rende impossibile la scoperta dell’esplosivo attraverso i normali controlli a raggi X. L’ex direttore della sicurezza della Northwest Airlines, Douglas Laird, ha sottolineato come la sicurezza totale non possa essere raggiunta se non utilizzando degli scanner corporali, che hanno tuttavia il difetto di costare oltre un milione di dollari contro i circa 50mila di un rilevatore a raggi X.
La scelta di utilizzare il Petn è molto precisa e dipende da una strategia pianificata da tempo. Umar Faruk Abdulmutallab ha infatti confessato agli inquirenti di avere trascorso un mese in un campo di addestramento di Al Qaida nello Yemen, dove ha ricevuto dalla organizzazione terrorista l’attrezzatura necessaria per la sua «missione»: un paio di mutande con due tasche segrete. Nella prima tasca l’attentatore aveva nascosto il pacchetto di plastica contenente l’esplosivo, circa 80 grammi di Petn, e nell’altra la siringa con una sostanza chimica da usare come detonatore del potente esplosivo. Un’organizzazione che non ha funzionato per un soffio.