L'ex mullah combattente sceso a patti con l'Occidente

Rivoluzionario dopo la caduta dello Shah, Rohani è l'uomo che nel 2003 sospese il programma nucleare

Rivoluzionario islamico della prima ora, mullah combattente, che nel tempo si trasforma in abile diplomatico sul nucleare iraniano e coalizza i riformisti dati per spacciati. Hassan Rohani, 64 anni, il nuovo presidente iraniano con turbante e mantella dei religiosi sciiti, più che un progressista è un conservatore moderato.
Originario di Sorkheh, nel nord del paese, fin da giovane prete islamico finisce nel mirino della Savak, la temibile polizia segreta dello Shah. Rohani fugge all'estero e raggiunge l'ayatollah Khomeini in esilio a Parigi. Con la caduta dello Shah si trasforma in mullah «combattente» gettando le basi delle nuove forze armate della nascente Repubblica islamica. Durante la spaventosa guerra con l'Irak viene fotografato al fianco del suo grande padrino, l'ayatollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. Rohani, sotto la mantella religiosa, indossa l'uniforme verde scuro. Alla fine della guerra lo stesso ayatollah Alì Khamenei gli appunta la medaglia Nasr, una delle più alte onorificenze militari iraniane.
Il mullah combattente si sposa con Naemeh. La coppia ha quattro figli, ma il primogenito, Hussein, muore suicida nel 1992. Rohani, oltre ai corsi religiosi a Qom, si laurea in legge per poi perfezionare i suoi studi all'università scozzese di Glasgow. Politico di lungo corso viene eletto parlamentare per 20 anni. Non sempre mostra il suo volto umano. Nel 1999, durante le proteste di piazza per la chiusura di un giornale riformista, invoca la pena di morte per i «sabotatori». Quando diventa presidente Rafsanjani, detto «lo squalo», nomina Rohani segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Un incarico ricoperto per 16 anni anche durante la presidenza dell'ayatollah Seyyed Mohammad Khatami, figura di riferimento dei riformisti, altro suo grande sponsor nella vittoria di ieri.
Nel 2003 Rohani si fa apprezzare dagli occidentali per l'accordo con Francia, Gran Bretagna e Germania sulla moratoria dell'arricchimento dell'uranio per il programma nucleare. In questo frangente i giornali iraniani lo ribattezzano «sheikh diplomatico». Rohani è anche membro del Consiglio del discernimento e dell'Assemblea degli esperti, potenti istituzioni iraniane. L'astro del mullah diplomatico cresce dopo la dura repressione delle proteste contro i sospetti brogli per la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad nel 2009. La sua candidatura alle presidenziali coalizza i riformisti e soprattutto attrae i conservatori moderati. Oltre a due ex presidenti come Rafsanjani e Khatami incassa l'appoggio dell'hojatoleslam Hassan Khomeini, nipote del defunto leader della rivoluzione islamica.
In campagna elettorale riempie le piazze promettendo più libertà, diritti per le donne e addirittura la scarcerazione dei prigionieri politici. Nei dibattiti in tv rompe i tabù del nucleare e dell'isolamento dell'Iran. Sembra quasi ipotizzare il ristabilimento delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti interrotte dal 1979. La classe media e la pancia del bazar lo vota per gli impegni di rinascita dell'economia anche negoziando l'allentamento delle sanzioni.
La sua vittoria dimostra che solo un religioso al potere potrà tentare di ammorbidire dall'interno la Repubblica degli ayatollah.

Commenti
Ritratto di Uchianghier

Uchianghier

Dom, 16/06/2013 - 11:50

Hanno paura di fare la fine dei sorci, senza mangiare con tutto il petrolio che si ritrovano.

Raoul Pontalti

Dom, 16/06/2013 - 16:08

A chiusura di un articolo che disegna esaustivamente il ritratto del nuovo presidente iraniano due frasi che sono un capolavoro di sintesi politica: bravo Fausto! Il destino del regime in quanto tale e ancor più la sorte dei candidati ai vertici politici iraniani dipende dagli umori della classe media che in Iran è rappresentata maggioritariamente da quella dedita al commercio (sintetizzata nel bazar). La fine del regime dello sha e il successo della rivoluzione khomeinista fu decretato dal bazar, in particolare da quello di Teheran. E vero altresì che il regime rivoluzionario islamico può essere realmente riformato solo con il consenso, oltre che della classe media, dei religiosi che, in Iran come altrove, in genere sono più moderati dei laici: intransigenti sui principi morali, pragmatici e tolleranti ma soprattutto prudenti nelle cose pratiche.