Droga, risse e boom di omicidi Marsiglia come nei noir di Izzo

Le cronache dal milieu superano l'atmosfera dei romanzi e delle pellicole con  Jean Gabin o Belmondo. E mezzo governo si precipita in città in pieno agosto

«Aveva solo l'indirizzo, Rue des Pistoles, nel Vieux Quartier. Erano anni che non tornava a Marsiglia. Ora non aveva più scelta. Era il 2 giugno, pioveva. Nonostante la pioggia, il tassista rifiutò di inoltrarsi nei vicoli. Lo fece scendere davanti a Montée-des-Accoules. Un centinaio e più di scalini da salire e un dedalo di strade fino a rue des Pistoles. Il suolo era cosparso di sacchi di spazzatura sventrati e dalle strade saliva un odore acre, un misto di piscio, umidità e muffa».

Se non avete ancora letto la trilogia marsigliese di Jean-Claude Izzo (Casino totale, Chourmo, il cuore di Marsiglia, Solea)questo finale di stagione, con la vecchia Marsiglia e il suo milieu tornati alla ribalta della cronaca nera potrebbe essere quello giusto.

I «quartieri nord» in fiamme, le Vieux Port teatro ogni sera di regolamenti di conti fra bande rivali, droga a gogò in mano a giovanissimi, commercianti piegati dal racket: da cinque anni la spirale del crimine, scrivono le agenzie, sta «inghiottendo» Marsiglia. Ci sarà un po' d'esagerazione, probabilmente, in questa descrizione; ma forse non tanta se è vero che mezzo governo francese è calato sul Panier, il quartiere più antico della città, e a Notre Dame de la Garde per una di quelle riunioni d'emergenza che hanno lo scopo più di tacitare l'opinione pubblica e di far pubblicità ai ministri in crisi d'astinenza estiva da telecamere che di risolvere davvero il problema di una criminalità tornata di nuovo spavalda e sanguinaria, come ai tempi di personaggi leggendari come Paul Carbone, i fratelli Guérini e Francis Vanverberghe, detto «Francis le Belge».

Ma se cercate un Jean Gabin, indimenticabile protagonista con Alain Delon e Lino Ventura di quel Clan dei siciliani in cui a farla da padrone era la mala francese, quella siciliana essendo solo un pretesto, restereste delusi. Ci vorrebbe Jean Renoir, o Marcel Carné per raccontare gli ultimi giorni di Marsiglia. Ma se fossero davvero in cerca di un Jean Gabin, di un Alain Delon o di un Belmondo (ricordate Il clan dei marsigliesi, con la Cardinale?) forse resterebbero delusi e rinuncerebbero al progetto. Perché non c'è rimasto niente di romantico, niente di quell'atmosfera noir nella nuova mala che imperversa a Marsiglia. Ecco il motivo. Inutile cercare il protagonista semplice e rude, l'eroe romantico-popolare inseguito da un destino ineluttabile che quando finisce in carcere la gente in sala si commuove. Ora sono solo agguati alla pistola e morti ammazzati sui marciapiedi, stuoli di ragazze dell'Est che passano da una all'altra delle bande che gestiscono il giro della prostituzione e cocaina a chili.

«Marsiglia non è una città per turisti. Non c'è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente», scriveva Jean-Claude Izzo. Ecco, quella Marsiglia è tornata, ma senza il «colore» d'un tempo, senza l'odore della bouillabaisse che sale dalle trattorie del porto vecchio, quando il sole cala all'orizzonte.

Tredici morti dall'inizio dell'anno in una guerra per bande che non accenna a placarsi, e un agosto fitto di risse, rapine, accoltellamenti; un infermiere aggredito domenica all'interno di un ospedale, un venticinquenne investito da una gragnuola di colpi di pistola nel cuore dell'Estaque, il vecchio villaggio di pescatori dipinto da Cézanne. Ce n'era abbastanza per smuovere da Parigi il ministro dell'Interno Manuel Valls, che ha preceduto il primo ministro Jean-Marc Ayrault. A seguire, e a infoltire il defilé ecco anche Christiane Taubira (Giustizia), Marisol Touraine (Affari sociali), Cecile Duflot (Casa) e Marie-Arlette Carlotti (Handicap ed esclusione). Molte chiacchiere, naturalmente, e molte promesse. Ma a Parigi sanno che gestire l'affaire non sarà facile, come non lo è a Palermo e a Napoli. «Sono tornati i marsigliesi», dicono a Parigi. «E non è come al cinema».