Per i nostri marò arriva (in ritardo) una vittoria di Pirro

La Corte suprema indiana ci dà ragione quando ormai  è inutile: i tempi si allungano e il clima politico peggiora

La Corte suprema indiana sospende il processo ai marò dando ragione all'Italia, ma oramai è tardi. Dopo tre governi romani con linee diverse e contraddittorie il nuovo esecutivo ha deciso di intraprendere la via della «internazionalizzazione» non riconoscendo più la giurisdizione indiana. Questa linea della fermezza doveva essere adottata fin dall'inizio quando ai marò fu ordinato di consegnassi nelle grinfie della polizia del Kerala scendendo dalla nave italiana Enrica Lexie, che difendevano dai pirati. Sempre meglio che mai farlo adesso, dopo due anni di madornali errori, ma il rischio è che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone tornino a casa con i capelli bianchi. Insomma una sentenza che è solo una vittoria di pirro, visto che arriva troppo tardi, dopo che abbiamo già deciso di non riconoscere la giuridizione indiana. Nell'udienza di ieri la Corte suprema di New Delhi ha dato ragione al ricorso della difesa dei marò contro l'utilizzo della Nia, la polizia antiterrorismo, nel delicato caso. Secondo i legali dei fucilieri di Marina la decisione è un punto per l'Italia che «contesta in toto il diritto dell'India a condurre l'inchiesta e a giudicare i marò». In realtà la Corte suprema ha solo stoppato il processo rinviandolo di quattro settimane per permettere al governo indiano e alla stessa Nia di presentare le loro controdeduzioni. Il caso verrà affrontato in maggio, ma a causa delle ferie estive una decisione finale sul ricorso italiano non arriverà prima di luglio o agosto.

Un ulteriore allungamento dei tempi che servirà a spostare il processo oltre le fatidiche elezioni indiane con gli ultranazionalisti mangia-marò dati per favoriti. Il punto a favore dell'Italia ha un significato relativo dopo la decisione del governo Renzi di seguire la via internazionale. I marò non si sono presentati in aula e tantomeno lo faranno in futuro. L'Italia non riconosce più la giurisdizione indiana, che ci ha fregato innumerevoli volte. Il problema è che i marò rimangono incastrati in India fra le mura dell'ambasciata e difficilmente sarà possibile farli rientrare in Italia. Una beffa dopo oltre 25 mesi dalle accuse di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati. Il governo Monti ha calato le brache rimandando i marò in India quando avremo dovuti tenerli in Italia per processarli in un nostro tribunale o chiedendo un arbitrato internazionale. In seguito con il governo Letta, l'allora ministro degli Esteri, Emma Bonino, si era tuffata nel processo in India sperando che fosse giusto e celere. Altro errore madornale di valutazione che l'inviato speciale del governo italiano Staffan De Mistura ha difeso a spada tratta come tutte le altre decisioni sbagliate e contraddittorie di questi ultimi due anni. Adesso, come se nulla fosse, si fa argine sulla linea del Piave della «internazionalizzazione», in passato respinta con sdegno a più riprese. Chi paga sono i marò e le loro famiglie, ma i politici, dopo la decisione della Corte suprema favorevole all'Italia dichiarano a gran voce «che non basta». Fra gli altri pure Pierferdinando Casini, che di fronte alla vergognosa decisione di Monti di rimandare i marò in India il 22 marzo 2013 non alzò un dito, anzi difese la «nobile» scelta della parola data a Delhi.

Dopo l'appello caduto nel vuoto di Ignazio La Russa di Fratelli d'Italia, per candidare i marò alle europee ci riprova Elio Vito. «Cari Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia e leader dell'opposizione, e Matteo Renzi, segretario del Partito democratico e presidente del Consiglio, - scrive in una lettera aperta in vista del voto per Strasburgo il presidente della Commissione difesa della Camera - con autentico spirito bipartisan i due principali partiti offrano ciascuno una candidatura a Latorre e a Girone, impegnandosi per la loro elezione, senza richiedere alcuna adesione politica». Una mossa che dimostrerebbe simbolicamente come l'interesse e la dignità nazionale valgano di più di qualsiasi divisione.

Commenti
Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Sab, 29/03/2014 - 08:56

a questo punto non avrebbero dovuto tornare in India quando erano in Italia non mandarli, come il Brasile non vi ha mandato il criminale rosso.Ogniuno fa quello che vuole.L'Italia o vero i suoi politici non hanno carattere.

Mario-64

Sab, 29/03/2014 - 09:40

E' ovvio che il secondo errore madornale e' stato rimandarli in India (il primo e' stato far entrare la nave in porto) . Adesso hai voglia far la voce grossa quando il coltello per il manico lo tengono loro. Certo che chi doveva avere "il polso" della situazione era il De Mistura ,piu' dei nostri politici a Roma. Era lui che doveva conoscere l'ambiente indiano e consigliare il governo per il meglio. Mi pare che non ne abbia azzeccata una.

Ritratto di Giorgio Prinzi

Giorgio Prinzi

Sab, 29/03/2014 - 11:20

Staffan De Mistura è stato il "portavoce" del governo in carica, ammesso che il flebile bisbiglio dei nostri possa assurgere al rango di "voce; non è mai stato portatore un proprio autonomo cervello, di una propria strategia al riguardo, di un'azione logica e razionale. Dopo avere di fatto accettato la giurisdizione indiana ed essersi fatto mentore del non senso di questo riconoscimento con l'adire ad organi giurisdizionali indiani e non ad organi internazionali, per rivendicare la giurisdizione italiana sul caso, oggi, cambiato il "cocchiere" da semplice ed acritico portavoce sostiene esattamente il contrario di quanto ha attivamente contribuito a costruire e radicare sino ad oggi. Tra l'altro De Mistura è un cittadino svedese, con una cittadinanza italiana solo onoraria che sarebbe il caso di revocargli per attuale manifesta inidoneità. Purtroppo è nelle grazie di "re Giorgio", quindi non se ne parla neppure.

cgf

Sab, 29/03/2014 - 12:44

il ricorso era da fare subito, tutti in India lo dicevano, ma Monti aveva da salvare l'Italia e l'Europa

buri

Sab, 29/03/2014 - 14:04

E' troppo presto per cantare vittoria, non fidarsi da quella gente, sarebbero capaci di inventare un'altra trappola, hp timore che una faccenda nata male, gestita peggio non finirà presto e bene. sperp di sbagliare

Raoul Pontalti

Sab, 29/03/2014 - 15:28

Ottimo articolo Fausto! L'unico che renda conto dell'effettiva portata della decisione della Corte suprema indiana che possiamo definire come "interolocutoria", anche se segna oggettivamente un punto a favore della difesa. Sulla sequela di errori secondo Mario64: a mio avviso è molto più lunga e contempla a monte la legge cretina che mette cani da guardia in divisa su navi private e che consente ai medesimi cani di mordere all'impazzata grazie alla criminale esimente sull'uso delle armi alla quale può darsi forse giustificazione in un contesto bellico (Afghanistan) ma non in mare dove la regola è incrociare civili e non nemici con il problema che non c'è a terra di identificazione del nemico e dove non valgono le norme bilaterali sullo status dei soldati, l'aver fatto gli arroganti in mare non dando acqua a piccola imbarcazione che pure aveva la precedenza, aver insistito nell'arroganza in modo criminale sino a giungere alla cappella suprema: aprire il fuoco, comportandosi cioè da pirati, perché sono i pirati che da nave civile sparano ad altra nave civile senza che vi siano comprovate ragioni di legittima difesa. Gli altri errori conseguono semplicemente dal fatto che il diavolo insegna a fare le pentole ma non i coperchi.

Massimo63

Lun, 31/03/2014 - 01:27

Biloslavo dov'era lei quando il suo signore e padrone cincischiava con questa vicenda? Non ricordo suoi articoli così aspri nei confronti del governo dell'epoca. Detto questo se fossimo una Nazione seria li avremmo recuperati con 2/3 squadre di incursori un mese dopo il loro arresto, giusto il tempo di preparare l'azione, ha già ma allora c'era il governo a lei caro vero Biloslavo, quello che, insieme al successivo, valutava più le ripercussioni economiche che il valore della liberà di due suoi servitori. Ora arriva pure la proposta di candidarli alle europee, fossi in La Torre e Girone rifiuterei categoricamente, mischiarsi con chi li a trattati come merce di scambio per questioni economiche sarebbe peggio che affrontare la giustizia indiana.