In India

Nuova DelhiCon un passo da lumaca, dopo 25 anni, la giustizia indiana ha punito i responsabili della fabbrica dei veleni di Bhopal, il più grande disastro industriale e ambientale della storia moderna e simbolo dello strapotere delle multinazionali sulla gente più debole e indifesa. Ma sono in pochi a gioire in India. Anzi per molti ieri è stata una «giornata della vergogna» perché la sentenza ha mostrato impietosamente le falle del sistema giudiziario, l’ipocrisia della classe industriale e anche il silenzio del governo guidato dal partito pro poveri del Congresso. E non da ultimo anche il cinismo della multinazionale americana che in un comunicato ufficiale ha addossato ogni responsabilità ai dirigenti indiani che gestivano l’impianto di pesticidi che nella notte tra il 2 e 3 dicembre del 1984 vomitò la nube tossica responsabile della morte fulminea di 3mila disgraziati di una baraccopoli e poi di altri 15mila (o 25mila) nei mesi e anni successivi. Senza contare le centinaia di migliaia di malati per mostruose malformazioni congenite, tumori e altri orrori che l’isocianato di metile continua a provocare sulla pelle dei sopravissuti.
Il tribunale distrettuale ha condannato sette ex manager della Union Carbide (ora appartenente al colosso Dow Chemical, a due anni di prigione e a una multa di circa 1700 euro. Tra di loro c’è anche un noto industriale del settore automobilistico, Keshub Mahindra, 85 anni che all’epoca era presidente della filiale indiana del colosso chimico americano. La pena è stata definita «una farsa giudiziaria» anche perché gli accusati sono stati rilasciati subito dopo la sentenza dietro una cauzione di 25mila rupie (circa 400 euro).
Per i sopravvissuti e le famiglie delle vittime, radunati fuori dal tribunale, è stata una doccia fredda. Ma i giudici non potevano fare di più. L’imputazione per gli otto responsabili (uno è deceduto, ma è stato condannato lo stesso) era quella di «morte per negligenza», un reato che prevede una pena massima di due anni di prigione. «Hanno trattato il più grave disastro industriale della storia come un incidente stradale» hanno commentato allibiti i responsabili delle campagne per le vittime di Bhopal che da anni, con marce su Delhi e sit-in, reclamano risarcimenti per le famiglie e la bonifica del sito che ancora oggi avvelena terra e falde acquifere. La «colpa» è infatti della Corte Suprema, il massimo organo giudiziario, che anni fa ha derubricato i capi di imputazione dei manager inizialmente incriminati per omicidio colposo. Oltre alle condanne, il tribunale ha multato la Union Carbide India Limited (Ucil) al pagamento di circa 8mila euro di ammenda. Una beffa, visto che l’azienda non esiste più e il sito industriale è stato rilevato dal governo locale del Madhya Pradesh che ha ereditato.