Strage con giallo a Damasco, forse usati i gas

È uno dei classici paradossi siriani, figli delle incertezze della Casa Bianca. In alcuni quartieri periferici di Damasco, teatro della pesante azione di controffensiva lanciata dalle forze fedeli al dittatore Bashar Assad, c'è stato ieri mattina un massacro di civili costato la vita a circa 1300 persone. Tanto dovrebbe bastare a bollare chi lo ha perpetrato di bestialità, ma le cancellerie occidentali s'indignano e si mobilitano soprattutto perché sembra che a provocare buona parte delle vittime, nell'area rurale di Ghouta a sud-est della capitale, sia stato un gas nervino. Sì insomma, quello che se effettivamente utilizzato dai lealisti siriani avrebbe dovuto determinare il superamento della fatidica linea rossa, oltre la quale gli Stati Uniti si sarebbero sentiti obbligati a intervenire sul campo in qualche maniera.

La denuncia dell'impiego di gas, corredata da filmati impressionanti che mostrano mucchi di cadaveri e donne e bambini sottoposti alla terapia dell'ossigeno in un ospedale, è stata fatta dall'opposizione siriana, che parla di «significativo punto di svolta per le operazioni del regime trategia dell'annientamento che rimpiazza quella del terrore», con la conseguenza di azzerare le speranze di ogni soluzione politica. Damasco ha smentito ufficialmente l'uso di nervini, ripetendo la tesi secondo cui i media stranieri che riprendono simili accuse sono «complici nel bagno di sangue in atto in Siria e di sostegno al terrorismo» e che vogliono in realtà «impedire agli ispettori delle Nazioni Unite (già presenti in Siria, ndr) di portare a termine la loro missione».

Il governo di Assad fa intendere che i filmati diffusi dai rivoltosi sarebbero stati girati altrove. E gli stessi responsabili di governo europei che mostrano grande preoccupazione per la notizia e chiedono un'immediata e chiarificatrice indagine si premurano di riconoscere che la denuncia dev'essere verificata.
Francia e Gran Bretagna, che sono fra i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, chiedono insieme con altri una riunione urgente dei Quindici in merito alle notizie sull'uso di armi chimiche da parte delle forze siriane. È chiaro che si tratta di un mezzo diplomatico per aumentare le pressioni per un intervento contro Assad, ma rimane il disagio: morire sotto le cannonate è forse meglio che soffocati dai gas?

Commenti
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serjoe

Gio, 22/08/2013 - 10:43

E' il solito copione: terroristi islamici ammazzano i civili di cui si fanno scudo,filmano tutto e immediatamente chiedono alle forze occidentali di intervenire in loro favore per punire gli agghiaccianti,orripilanti crimini del loro nemico (mentre loro sono agnellini sacrificali).E' successo cosi' in Bosnia (stragi del pane e nel mercato di Sarajevo) e in Kosovo (strage di Racak).Incolpati immediatamente i serbi, la volonterosa aviazione occidentale e' subito entrata in azione per aiutare i fondamentalisti bosniaci e i tagliagole dell'UCK kosovaro.