Eutanasia di un partito

Il progetto già in rovina

Il Partito democratico figlio di Prodi è morto nella culla, soffocato dal suo stesso padre con le «lenzuolate» ricamate da Visco e Bersani. Il livello di allerta per Ds e Margherita passa da arancione a rosso e le soluzioni per tornare al verde prevedono una sola mossa: il commissariamento di Prodi.
Nessuno nella maggioranza avrà il coraggio di dirlo ma il doppio ruolo del Professore si è trasformato in una doppia sconfitta: del governo e del Partito democratico. Cancellando la propria identità e mettendo Prodi al volante della macchina organizzativa, i Ds si ritrovano di fronte a un rebus: non possono tornare indietro sul Pd e non possono neppure andare avanti in questo modo. Il paradosso della Quercia è che deve liberarsi di Prodi, ma non può farne a meno perché è l'unico punto di sintesi tra i postcomunisti e l’ex sinistra dc.
La Margherita ha più spazi di manovra perché non ha rinunciato alla sua identità, per quanto flebile, e fa il gioco dell'Opa sulla leadership del Pd. Perciò Rutelli leva una voce critica sul prodismo. Ma lo scenario è quello di un incartamento generale, un pasticcio frutto di un'operazione oligarchica che gli elettori non digeriscono. Dopo il voto il Pd è un ectoplasma: rispetto alle politiche, alle amministrative perde un voto su tre. La sua nascita è stata salutata ingenuamente come la semplificazione del quadro politico, ma in realtà ha prodotto scissioni, dispersione di voti e nessuna soluzione praticabile sul campo dell’arte di governo.
Si è evocata la crisi della politica laddove la crisi era ed è quella della maggioranza. Per la prima volta nella storia elettorale l'astensione ha colpito e affondato il centrosinistra. Ds, Margherita e la sinistra radicale non riescono a catturare né il voto in fuga degli elettori moderati né quello della classe operaia.
Gli italiani hanno di fronte un esecutivo che tende al dispotismo: blocca il Parlamento, governa per decreto, si fa dettare l'agenda dai sindacati (che rappresentano la minoranza dei lavoratori attivi), cerca di blandire Confindustria (che non rappresenta la maggioranza delle imprese), scavalca il potere legislativo con poteri oligarchici e irresponsabili (le Authority) e usa la leva finanziaria (le banche) per forzare le leggi del mercato.
Di fronte a questa rovina fumante, il centrodestra ha raccolto più voti di quanti potesse immaginare, riconquistato il suo elettorato, egemonizzato il Nord, posto una seria base per tornare a governare. Berlusconi si conferma leader carismatico e insostituibile e sull’onda di questo successo non c’è spazio e tempo per discussioni sull’eredità. È un capitale da non disperdere, il centrodestra infatti con questi risultati oggi avrebbe al Senato dai 15 ai 20 seggi in più. Di sicuro, in queste ore Forza Italia si interroga su come stringere i tempi, in ogni caso il punto debole del governo è il Senato e Prodi non cadrà in piazza, ma per la seconda e ultima volta a Palazzo Madama.