«Gli ex terroristi restino fuori dalle istituzioni»

Polemica tra il ministro Santagata e Cossiga

Emiliano Farina

da Roma

Cambia il governo, cessano i fischi e si apre una nuova contestazione, quella delle associazioni delle vittime della strage di Bologna contro la nomina di Sergio D’Elia, ex componente di Prima linea, a segretario della Camera dei deputati. Il governo aveva preferito mantenere un basso profilo, inviando alla commemorazione il ministro per l’Attuazione del programma, Giulio Santagata. E se rispetto al rituale dei cinque del governo di centrodestra i fischi sono spariti, il discorso di Santagata però ha deluso perché se è vero che ha evitato strali annunciando la riforma del segreto di Stato e la nomina di un «commissario straordinario che possa garantire una più efficace applicazione delle leggi in favore dei familiari delle vittime di stragi e atti di terrorismo», ha incassato un imbarazzante attacco alla propria coalizione a causa della vicenda D’Elia. Un messaggio di disapprovazione arrivato proprio dall’associazione familiari delle vittime che per bocca del suo presidente, Paolo Bolognesi, si è scagliata contro il deputato della Rosa nel pugno per «l’inesistenza di una legge che impedisca a coloro che hanno riportato condanne definitive con finalità di terrorismo o mafia di ricoprire cariche istituzionali». O meglio, sulla storia politica e personale del parlamentare. «Sul finire degli anni Settanta - accusa Bolognesi - D’Elia è stato uno dei capi di Prima linea, una sanguinaria organizzazione terroristica responsabile di vari omicidi, tra cui quelli dei magistrati Guido Galli ed Emilio Alessandrini».
In ricordo delle 85 persone che il 2 agosto 1980 alle 10.25 morirono per l’esplosione di una bomba, Bolognesi rimarca ruoli istituzionali e responsabilità materiali. Da una parte prosegue la sua invettiva contro Francesca Mambro che, secondo la Corte di cassazione che l’ha condannata all’ergastolo, (insieme a Valerio Fioravanti) è l’esecutrice materiale dell’attentato. E dall’altra, contro l’allora presidente del Consiglio, Francesco Cossiga, definito «da sempre sostenitore affettuoso di entrambi». Bolognesi punta il dito contro il presidente emerito della Repubblica per il suo «appoggio alla nuova pista mediorientale che emerge dalla commissione Mitrokhin», responsabile - sempre secondo il rappresentante dell’associazione dei familiari delle vittime - «dell’ultimo tentativo di depistaggio in ordine di tempo». Una dichiarazione che ha scatenato le ire di Enzo Raisi, componente della commissione nella passata legislatura. «Querelerò Bolognesi per la sua dichiarazione - replica il deputato di An - un personaggio che non perde occasione per offendere i parlamentari e il governo».
Secca anche la replica di Cossiga che, sulla questione della riforma del segreto di Stato, ha attaccato il ministro Santagata: «Ci sono carte secretate sulla strage? E perché i governi Prodi, D’Alema, quelli di sinistra Ciampi e Amato non li hanno tolti? La verità è che sulla strage di Bologna non sono mai stati posti da nessuno». E il ministro ha ribattuto: «Il segreto di Stato non è mai stato sollevato sull’attentato, un episodio dai chiari contorni eversivi». Insomma, una polemica infondata.
Accantonati con svizzera precisione (politica) i fischi, si accendono le polemiche sull’inversione di tendenza. Secondo l’ex ministro Carlo Giovanardi (Udc) «è un atteggiamento grave, compiacente con gli amici di schieramento e livoroso con gli avversari: trasforma la commemorazione in una cerimonia di parte». Per Isabella Bertolini (Fi) «non è un segno di civiltà ma rappresenta l’espressione evidente di una piazza a comando, politicamente immatura per accettare le logiche dell’alternanza e del rispetto per le istituzioni». Per il sottosegretario all’Economia, Paolo Cento (verdi), «la strage era e rimane fascista e ora finalmente viene un nuovo impulso per fare piena luce sulla stragismo in Italia». Sul palco di piazza Medaglie d’oro, tutti d’accordo su un unico punto. Da Gianni Alemanno (An) a Pino Sgobio (Pdci): «La ricerca della verità».