«Facciamo pesare i soldi con cui foraggiamo l’Ue»

Roma«Sto guardando il bilancio dell’Unione Europea del 2011, e anche quello del 2010. Noi siamo il terzo Paese a tenere in piedi la baracca. Facciamolo pesare».
E quanto costa la «baracca», viceministro Castelli?
«La Ue ha un bilancio di circa 142 miliardi nel 2011, la maggior parte dei quali vengono erogati sotto forma di finanziamenti, ma c’è una fascia molto grossa di sostegno alla parte burocratica: 8 miliardi l’anno».
Parte burocratica?
«Le spese amministrative. Le spese per i burocrati, gli sprechi per le due sedi del Parlamento europeo».
Ma diceva appunto dell’Italia. Quanto versiamo ogni anno all’Unione?
«Siamo il terzo Paese per fondi versati, dopo Germania e Francia, prima del Regno Unito. L’Italia ha uno disavanzo tra quanto paga e quanto riceve che è notevole: sono 5 miliardi e 835 milioni, quasi sei miliardi».
Cioè diamo 6 miliardi in più di quanto ci arriva?
«Nel 2010 abbiamo dato 15 miliardi e 332 milioni e ce ne ritornano meno di 9 e mezzo. In un momento di così grave difficoltà, in cui tutti danno addosso all’Italia e in cui molti Stati stanno cercando di ridurre le spese, la Ue non deve essere esente da questa logica. Mi sembra che con 8 miliardi di spese burocratiche ci sia un ampio spazio di intervento su questo fronte».
E poi, lei dice, sembra che in Europa ci si dimentichi che l’Italia è il terzo contribuente?
«La Bce vive anche dei nostri contributi e poi ci manda le lettere. Ma anche loro devono essere di buon esempio. È comodo mandare lettere se poi i sacrifici li devono fare gli altri».
La Spagna, per esempio, quanto versa e quanto prende?
«La Spagna di Zapatero che si dà tante arie ha un saldo attivo di 3 miliardi. Dà 10 e ne riceve 13. La Grecia ne versa 2-3 e si porta a casa il doppio di quello che versa. Anche noi, però, dovremmo batterci il petto...».
Cioè?
«Per il periodo 2007-2013 per l’Italia sono stati stanziati 36 miliardi di contributi alle regioni del Sud, ma ne sono stati impegnati meno di 12, e i pagamenti sono stati per 3 miliardi e 700 milioni, il 10% di quello che avremmo potuto ottenere. Se i progetti non vanno avanti, i finanziamenti non arrivano».
Oltre a un taglio delle spese di Bruxelles e Strasburgo, come si dovrebbe intervenire per equilibrare i contributi in Europa?
«Si potrebbe fare in modo che in questo momento di crisi anche gli stati emergenti che prendono notevolissimi contributi versino di più, magari pensare a una moratoria per qualche tempo».
Quali sono le voci più consistenti del bilancio della Ue?
«Di fatto la Ue sovvenziona moltissimo l’agricoltura e i Paesi emergenti. Ai contadini francesi vanno quasi 10 miliardi all’anno di contributi. I ricchi contadini francesi fanno festa, e ci credo».
Francia e Germania quanto versano in più di quello che ricevono?
«La Francia 5 miliardi e mezzo, la Germania 12. Ma loro stanno benissimo, a vedere le facce di Sarkozy e Merkel. Forse dovrebbero darci una mano. Nel 2011 l’Italia verserà alla Ue 16 miliardi, un punto di Pil. Non è una critica al governo, però facciamo pesare che siamo i terzi a tenere in piedi l’Europa. Credo che abbiamo tutti i titoli per farci sentire di più».
Anche prima della crisi profonda, sull’immigrazione per esempio, l’Europa ha avuto il braccino corto verso l’Italia.
«Altro che braccino corto, ci hanno mandato a quel paese! La voce di pensare di ridurre il budget europeo sta comunque circolando in alcuni ambienti di Bruxelles, perché si capisce che in un momento di così grave difficoltà i sacrifici devono essere a 360 gradi».
Il sorrisino di Merkel e Sarkozy quanto le ha dato fastidio?
«Mi sono adombrato per quello che è accaduto l’altro giorno. Basta prenderci in giro, noi i soldi li cacciamo e anche tanti. Allora reagiamo».
Qual è la sua valutazione sulle misure che sta prendendo l’Italia sulla crisi?
«Per la parte infrastrutture nel decreto sono soddisfatto, perché quasi tutte le norme proposte dal ministero sono state recepite».