«La Fallaci va processata: è anti-islamica»

Non era accaduto in Francia, la nazione europea dove da lungo tempo vivono grandi comunità islamiche. Doveva accadere in Italia, nel (...)

(...) Belpaese dove un parroco «reo» di avere predicato il Vangelo nella sua chiesa viene trascinato in tribunale per «abuso della credulità popolare» da un sedicente esegeta «fai da te» che pretende di aver dimostrato che Gesù non è mai esistito, e dove - è notizia di ieri - la giornalista Oriana Fallaci è stata rinviata a giudizio per le idee espresse nel suo libro «La forza della ragione». Un libro provocatorio come gli altri scritti dalla giornalista dopo l’11 settembre 2001, che è stato pubblicato un anno fa, carico di rabbia e di giudizi taglienti, che non risparmia fendenti e sferzate. La decisione è doppiamente clamorosa, perché è stata presa contro il parere del pubblico ministero dal gip di Bergamo Armando Grasso, che ha accolto la denuncia-querela di Adel Smith, presidente dell’Unione musulmani d’Italia e personaggio ben noto alle cronache nostrane. Il giudice ha dunque ordinato al pm che chiedeva l’archiviazione di formulare l’imputazione «in ordine al reato di cui all’articolo 406 in relazione all’articolo 403 del codice penale», vale a dire, in questo caso, vilipendio alla religione islamica. Oriana Fallaci dovrà dunque rispondere dell’accusa davanti al tribunale. Nel 2002 l’associazione antirazzista francese Mrap aveva chiesto ai giudici francesi che il libro «La rabbia e l’orgoglio» fosse ritirato dalle librerie perché «islamofobo» ma il tribunale di Parigi aveva respinto la richiesta. Che è stata invece accolta, seppure per un altro libro, dal gip italiano che ha ritenuto fondate le accuse di Adel Smith, il musulmano italiano che si diverte a gettare dalla finestra i crocifissi che trova attaccati alle pareti degli ospedali.
Nella querela Smith riporta alcune delle frasi più «criminose» del libro come ad esempio: «...in una donna il Corano vede anzitutto un ventre per partorire», «...la macellazione halal è una barbarie», «...il razzismo islamico, cioè l’odio per i cani-infedeli regna sovrano, e non viene mai processato, mai punito... i musulmani dichiarano apertamente: Dobbiamo approfittare dello spazio democratico che la Francia ci offre, dobbiamo sfruttare la democrazia, cioè servircene per occupare i territori...», «...(i musulmani affermano che)...la biologia è una scienza invereconda perché si occupa del corpo umano e del sesso...». Esulta l’Unione musulmani d’Italia, associazione piccolissima e poco rappresentativa dell’islam italiano ma capace di far parlare molto di sé grazie al suo pirotecnico leader: «La Fallaci - si legge nel comunicato - anche in altri scritti si era prodigata nel propagare l’odio contro l’islam e i musulmani, distorcendo fatti storici reali e inventandone altri, calunniando, offendendo e diffamando a più riprese i musulmani di tutto il mondo».
Com’era prevedibile, le reazioni non si sono fatte attendere: il ministro della Giustizia Roberto Castelli, ai microfoni di Radio Padania, ha criticato la decisione del gip. «Ci sono dei magistrati - ha detto - che interpretano il loro compito come se avessero la funzione di guida del pensiero. È necessario difendere le religioni dal vilipendio - ha aggiunto il Guardasigilli - ma non bisogna andarci giù con l’accetta come fa il codice penale. Occorre, insomma, rivedere i reati di opinione perché sono ormai anacronistici. Oriana Fallaci ha avuto il coraggio di dire quello che pensa, arrivando alla critica profonda, ma senza vilipendio». Sulla vicenda interviene anche Ettore Pirovano, presidente dei senatori della Lega, che ricorda quando Smith definì il Crocifisso «un cadaverino inchiodato a due pezzetti di legno e lesivo dei bambini musulmani che frequentano le scuole italiane». «Ora il signor Smith - afferma il capogruppo del Carroccio - è riuscito nel suo disegno: portare davanti a un tribunale chi, con l’arte della scrittura e del pensiero occidentale, si batte contro l’integralismo islamico. Oriana Fallaci - aggiunge l’esponente leghista - davanti a un tribunale italiano è la vittoria di chi l’ha sempre contestata e vilipesa per il suo libero pensiero, a cominciare da quei circoli dell’estrema sinistra cosiddetta moderata che venti anni fa la osannavano, ora la vogliono alla gogna».

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