Fantasia zoologica fatta di musica e bambini

(...) Il Carnevale danza le sue quattordici Suite decantate in quadri onomatopeici in cui tutti, ma proprio tutti e 350, suonano, magari battendo il ritmo su braccia, petto e cosce, magari agitando pon pon di carte velina, sfregando barattolini, o sacchetti della spazzatura gonfiati. I ragazzini del corso propedeutico si destreggiano su xilofoni, triangoli, piatti e tamburi. Un maxischermo scandisce i quadri-animali cui si alterna lo spartito studiato ad hoc perché i bambini lo leggano anche dalla platea.
Musica-gesto-disegno: note sperimentate, traslate, distillate in un approccio elementare che, giocando d'ironia, rallenta i battiti e coglie la magia sfuggita alla tecnica. Ci sono riusciti quei 350 bimbetti fermi sulle poltroncine per oltre due ore, senza mancare un ruggito del leone schizzato con tratto infantile. Con palloncini colorati ad accendere la platea mentre il tappo all'interno timbra l'urlo del leone. Avanti per contrapposizioni-parodia: quadri-animali per modulare e armonizzare gli opposti, e tradurli in una lettura educativa che parla di tolleranza, collaborazione e rispetto. Leone-gallina, cavalli-tartarughe; elefante-canguri; acquario-asini; cuculo-voliera; pianisti-fossili. E i bambini se ne fanno interpreti autentici e liberi. Respiri forza e leggerezza quando cavalcando emioni stilizzati, rubati alle favole dei nonni, "galoppano" nei corridoi del teatro allacciati con i colleghi sul palco; sullo sfondo l'inciso parlato e ripetitivo ("galoppando galoppando i cavalli vanno vanno") a marcarne la durata e il battere delle noci a crescerne la pulsazione. Colore e movimento, lento quando tocca ad un elefante arlecchinesco che si prende il palco sulle voci dei bimbi che materializzano crome e sussurrano labiali. Poi l'eco smorzato dagli applausi a cambiare il ritmo: palle e palline in aria, sotto la maglietta e sul legno antico a corteggiare il fraseggio dei canguri.
Nessuna incertezza, i piccoli protagonisti si sono presi il cuore del Carnevale e l'hanno parafrasato in una caos ordinato di sensi. E nell'acquario sei pesce con loro quando la platea risuona di piattini a dita e spaghetti, e i disegni coloratissimi ritmano lo spazio-musica. L'opposto? Asini, e i nostri artisti inventano il cartavetrofono: strabuzzi, cacofonico, beh, però, c'azzeccano, con gli altri a sfregarsi i palmi per renderne la ruvidezza. Poi i nastri colorati per l'allegria prigioniera degli uccelli da voliera e la grande tastiera del pianista a sovvertire la convenzione della tecnica. Il cameo del cigno "bellezza-tristezza" ripetuto ossessivamente, con la danza di una bimba ad evocare la coreografia di Fokine, e il gran finale su una partitura eseguita con gesti-suono che diventa sintesi di quella coralità. Che fa 350 bambini alla grande sulla scena del Cantero.