Fao, le accuse di Mugabe: "I fondi per l'agricoltura non siano arma politica"

Al via 
la seconda giornata del Vertice sulla sicurezza alimentare. Il primo a prendere la parola è stato il presidente
dello Zimbabwe che ha accusato l'Occidente di imporre "sanzioni inumane e illegittime"

Roma - Al via nella sede della Fao a Roma la seconda giornata del Vertice sulla sicurezza alimentare mondiale. Il primo a prendere la parola è stato il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, che ha accusato l'Occidente di imporre "sanzioni inumane e illegittime". Molto duro anche il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan: "Problemi ingestibili con le vecchie ricette".

Le accuse di Mugabe I 20 miliardi di dollari "annunciati e promessi" dai Paesi donatori al G8 dell’Aquila non siano usati "come un’arma politica". L’auspicio è del presidente dello Zimbabwe che nel suo intervento al vertice Fao ha sottolineato: "Apprezziamo la decisione presa dal G8 dell’Aquila di stanziare 20 miliardi di dollari per sostenere lo sviluppo agricolo nei prossimi tre anni. Speriamo che non siano però politicizzati, e che saranno diretti unicamente ad assistere i Paesi in via di sviluppo nell’accrescere di strategie efficaci contro la fame". Mugabe ha quindi invitato a chiudere il Doha round: "Questo processo - ha detto - deve compiersi per permettere una riforma equa e sostenibile delle politiche del commercio agricolo globale". Infine ha lanciato un appello affinchè siano aumentati gli investimenti all’agricoltura e alle atticità rurali e, in particolare, quelli dedicati ai "piccoli agricoltori, specialmente le donne e i giovani".

Erdogan: "No a vecchie ricette" Le vecchie strategie per affrontare il problema della sicurezza alimentare sono ormai inadeguate e i problemi rischiano di diventare ingestibili se non si adottano nuove forme di intervento, in primo luogo investimenti nel settore agricolo. È questo il succo dell’intervento del primo ministro turco Erdogan che, in apertura del suo discorso, ha definito "inaccettabile il fatto che oltre un miliardo di persone vada a letto affamato ogni giorno". Elencando la lunga lista di problemi che ci si trova a fronteggiare quando si parla di azione per la sicurezza alimentare - "bassa produttivita" agricola, alto tasso di crescita demografica, risorse idriche non sufficienti, inondanzioni e carestie più frequenti del normale, scarsi investimenti nell'"agricoltura e nella ricerca collegata" - Erdogan ha affermato che "nonostante i risultati ottenuti in molti campi i problemi stanno diventando ingestibili. Questo perchè i tradizionali modi di intendere e gestire questi problemi hanno raggiunto il loro limite, la domanda dei singoli e delle intere società è aumentata, le aspettative sono cresciute, sono saltati gli equilibri aumentando il senso di rischio e vulnerabilità". Per Erdogan la nuova via verso la "soluzione di questi problemi" passa, come viene indicato con forza anche dalla Fao, attraverso il rafforzamento dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo. "Dobbiamo iniziare ad incoraggiare gli investimenti nel settore agricolo - ha detto - nel lungo termine questi investimenti genereranno sia reddito per gli imprenditori del settore che aiuteranno a prevenire l'insorgere delle crisi alimentari che abbiamo affrontato". In questa ottica dare "priorità al sostegno ai piccoli agricoltori e facilitare il loro accesso ad aiuti per la produzione, sarebbe molto positivo - ha affermato - per la soluzione di questo problema".

La "ricetta" di Zaia Dalla fame "si esce solo grazie all’agricoltura" e "bisogna dare la possibilità all’Africa di nutrire i suoi figli non con snack fatti arrivare da fuori, ma con i prodotti della terra africana". Ne è convinto il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, che, intervenendo al vertice Fao sulla sicurezza alimentare, ha spiegato: "Bisogna puntare sui piccoli agricoltori, sulle donne, sui giovani, potenziando il loro accesso alla terra". "Per uscire dal problema della fame non esistono scorciatoie - ha aggiunto il ministro - non ci sono rivoluzioni tecnologiche o agricole che possano sostituire la necessità di far sviluppare agricolture locali radicate nei territori". La soluzione alla fame nel mondo "passa attraverso lo sviluppo delle economie locali, l’istruzione, la formazione, le infrastrutture, l’accesso alle risorse idriche". Zaia ha ricordato che il governo italiano "ha messo l’agricoltura e la sicurezza alimentare mondiale al centro dell’agenda internazionale".