«Farò ai Pm i nomi dei miei 150 agenti segreti»

Dopo un fiume di parole i giudici vietano agli indagati di parlare

Ferruccio Repetti

da Genova

Tre pistole e 17 fucili, che facevano bella mostra in bacheca, ma anche un luccicante campionario d’armi di altro tipo (non denunciate) tra cui pugnali e sciabole: aveva in casa un vero e proprio arsenale, Salvatore Costanzo, 58 anni, l’ex poliziotto arrestato in piena notte nella sua casa di Vigevano con l’accusa di far parte del fantomatico Dssa, il Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo, sorta di «polizia parallela» smantellata dopo un anno di indagini della Digos di Genova. Nell’organizzazione, che aveva come obiettivo la repressione del terrorismo di matrice islamica e utilizzava metodi e mezzi propri della polizia - i falsi 007 fermavano e multavano gli automobilisti esibendo tesserini e distintivi abilmente contraffatti - pare che Costanzo rivestisse un ruolo non secondario: lo dimostra il fatto che l’arresto sia venuto a poche ore di distanza da quello dei due capi del Dssa, Gaetano Saya e Riccardo Sindoca, rispettivamente direttore generale e vicedirettore del Dipartimento, indagati assieme ad altre 21 persone, alcune delle quali appartenenti alle forze di polizia. Saya e Sindoca, agli arresti domiciliari (il primo a Padova, l’altro a Firenze), verranno interrogati mercoledì dal giudice per le indagini preliminari della Procura di Genova, Elena Daloiso. Nel frattempo, ai due è stata notificata un'ordinanza del Gip contenente l'interdizione a parlare con estranei: è la conseguenza del profluvio di dichiarazioni e interviste rilasciate da entrambi in queste ore che hanno innervosito non poco gli inquirenti. Saya infatti ieri ha dichiarato che «La polizia non ha tutti gli elenchi, non conosce tutti gli aderenti all’organizzazione (sono 150), ma io ho intenzione di prendere tutte le schede degli aderenti alla Dssa e di portargliele. La Dssa è un ente di diritto pubblico. Ed è legale, altro che nuova Gladio». Continuando, Saya ha detto che il rapimento di Quattrocchi «è stato fatto perchè erano stati presi due del Sismi e furono barattati con i quattro civili».
Ieri, inoltre, il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu ha disposto l’immediato avvio del procedimento di sospensione cautelare nei confronti di tre poliziotti coinvolti nelle attività del Dssa, e sempre ieri, sono emersi nuovi, sconcertanti particolari della vicenda: il materiale, soprattutto documentario, ottenuto dalle perquisizioni effettuate in dieci regioni d'Italia, dimostra che i finti agenti segreti stavano cercando di reclutare nuovi adepti, anche nell’ambito delle forze dell'ordine. L’obiettivo più pressante, però, era quello di ottenere soldi. Per questo i vertici del Dssa ambivano ad accreditarsi presso istituzioni internazionali, da cui contavano di ricevere, proprio in questi giorni, una cifra superiore ai 30 milioni di euro. Avevano persino tentato di accreditarsi con il Vaticano. Per giustificare le loro operazioni utilizzavano le agenzie di intelligence. In una intercettazione telefonica tra Saya e Antonino Arconte, detto Nino (presunto ex gladiatore) si dice: «Devi riferire a quel giornalista che dipendiamo dalla Cia e siamo sotto l'ombrello della Nato».
«Molti sicuramente erano in buona fede e all'oscuro di tutto», precisa adesso il capo della Digos genovese Giuseppe Gonan, mentre il procuratore Francesco Lalla, che ha condotto l’inchiesta, spiega che le forze di polizia istituzionali non erano assolutamente a conoscenza della struttura clandestina. Ma rimangono da chiarire ancora diverse posizioni e responsabilità. Per questo i sostituti procuratori Francesca Nanni e Nicola Piacente, che affiancano Lalla nell'inchiesta, continuano a vagliare materiale e dichiarazioni raccolte. E per altri indagati nelle prossime ore potrebbero aprirsi le porte del carcere.