Il «faraone» Bonanini profeta dell’identità

(...) Perché, dopo essere stato citato come una specie di madonna pellegrina spesso e volentieri dal presidente Claudio Burlando, Bonanini sembra un po’ dimenticato dalla Regione. Come se il suo essere sì del Pd, ma eterodosso, sminuisse in qualche modo i suoi meriti turistici. Il che, ovviamente, non può essere.
Bonanini, infatti, che resta pur sempre il primo dei non eletti all’Europarlamento, è stato fortemente penalizzato dalle scelte del suo partito che prima preferì puntare il voto organizzato su Sergio Cofferati e, in seconda battuta, su Francesca Balzani. Non bastasse, quando è successo un pasticciaccio brutto con il conteggio e la somma delle preferenze e Bonanini si è visto prima proclamare eurodeputato e poi cancellare dalla lista perché al posto suo è entrato un candidato della circoscrizione Centro Italia (che, effettivamente, aveva avuto più voti, nulla da dire), il Pd ha addirittura sponsorizzato il ricorso di un suo candidato contro un altro suo candidato. Per la precisione, il candidato col ricorso appoggiato dal partito era dalemiano; il candidato del Pd che aveva il Pd contro era Bonanini, che non è di nessuno, se non di se stesso.
Lui, poi, ce ne ha messo del suo, sparando a bocce dialettiche incatenate contro tutta la nomenklatura spezzina del partito; parlando con amicizia e amore per la sua terra anche con i diavoli berlusconiani (dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo a quello della Funzione Pubblica Renato Brunetta, passando per Sandro Biasotti); subendo denunce e attacchi dalle opposizioni più estreme, che gli imputano di tutto e di più; subendo pure indagini; lottando contro un male che lo consumava e che, invece, dopo il trapianto di fegato, gli ha regalato nuova vita e nuova voglia di combattere. Così, a un anno e mezzo dalle europee, si trova ancora primo dei non eletti in un gruppo, quello del Pd, che nella scorsa legislatura, con il gioco delle dimissioni e dei subentri, era riuscito a far entrare più di dieci di quelli rimasti fuori.
Poco male. Anche senza Strasburgo e anche senza l’onnipresenza di Burlando, Bonanini continua a lottare per quello in cui crede. Per le sue Cinque Terre. Inventandosi geniali iniziative ambientali (e di marketing) come Sbottigliamoci, che prevede la sparizione delle bottigliette di plastica dalle Cinque Terre, grazie alla posa di fontanelle che offrano gratuitamente acqua naturale e gassata e alla vendita a prezzo di costo di borracce per raccoglierla. Insomma, un modo di finire sui giornali di tutto il mondo a costo zero. Nel senso più completo che la parola sa avere.
I turisti apprezzano. Così come apprezzano la «Cinque Terre Card» - che permette di viaggiare in treno fra Levanto e La Spezia, di usare gli ascensori e i pulmini ecologici del Parco, di accedere ai sentieri e alle aree attrezzate, di visitare il museo delle Cinque Terre Antiche, a quello dello Sciacchetrà e al frantoio di Volastra, di assistere alla salagione delle acciughe, di avere per un’ora gratis le biciclette e di avere sconti sui prodotti del Parco - e tutte le altre diavolerie che si inventa Bonanini per amore della sua terra.
E basta camminare per uno dei sentieri del Parco, dalla via dell’Amore in giù, e ascoltare il mix di linguaggi che si incontrano per rendersi conto di quanto funzioni. Riomaggiore, Manarola, Monterosso, Vernazza e Corniglia fanno il pieno di turisti di tutto il mondo: statunitensi, inglesi, spagnoli, francesi, australiani, neozelandesi e viaggiatori di mille altre nazionalità, persino italiani. Un modello miracoloso, non solo in Liguria, ma anche in tutta Italia e in Europa.
Addirittura, Bonanini riesce a distribuire insieme ai volantini turistici anche un foglietto in cui si scusa in tre lingue con i visitatori perché nel sentiero azzurro fra Manarola e Croniglia «a causa di una serie di contenziosi ancora in atto, sono ubicate da decenni una serie di baracche oggi abbandonate che rappresentano purtroppo una testimonianza di degrado di un territorio, come quello delle Cinque Terre, per il resto ben conservato. Ci scusiamo con Lei nella speranza e con l’auspicio di contribuire a migliorare quanto prima tale spiacevole situazione».
In fondo, è identità anche questa.
(1-continua)