A fare la differenza è anche il promotore

La riforma previdenziale prevede la possibilità per il lavoratore di aderire in forma individuale destinando il proprio Tfr, oltre che a un fondo pensione aperto, anche a un piano individuale di previdenza di tipo assicurativo (Pip). Quest’ultimo, chiamato anche «Forma individuale di previdenza» (Fip), si rivolge soprattutto ai lavoratori autonomi, e, a differenza dei fondi pensione aperti, offre soluzioni più articolate e personalizzabili: dalla possibilità di optare per un rendimento annuale minimo garantito a quella di stabilire fin dalla sottoscrizione iniziale i coefficienti di conversione in rendita del capitale, fino a combinare le prestazioni previdenziali con altri prodotti (come, per esempio, la tutela in caso di perdita di autosufficienza). I Pip prevedono poi, in linea di massima, la possibilità di frazionare il premio complessivo in più versamenti periodici, di sospendere i versamenti senza incorrere in penali o di modificare l’importo del premio in base alle proprie necessità.
Molti Pip offrono inoltre il vantaggio di consolidare, ossia di acquisire per sempre, il rendimento raggiunto anno per anno: sono le soluzioni cosiddette «garantite» che si aggiungono a quelle tradizionali, ma non valgono se il Pip investe in fondi obbligazionari, bilanciati o azionari. D’altro canto, però, i Pip hanno lo svantaggio non indifferente di prevedere costi più alti rispetto agli altri prodotti previdenziali sul mercato come risulta dagli «Isc», gli indicatori sintetici di costo (vedi la tabella).
Più precisamente, mentre un fondo pensione chiuso (o negoziale) prevede una spesa annua media dello 0,40% in 10 anni e dello 0,25% in 35 anni, i fondi pensione aperti applicano l’1,15% l’anno in 10 anni e l’1,03% l’anno nei 35 anni: i Pip, invece, arrivano a far pagare l’1,90% l’anno per 10 anni e l’1,50% ogni anno per 35 anni.
Tradotto in pratica, un lavoratore che investisse nella previdenza integrativa 3mila euro l’anno per 35 anni con un tasso lordo di rendimento del 4% annuo, accantonerebbe 218mila euro con un fondo pensione negoziale, 185mila con un fondo pensione aperto ma soltanto 168mila con un Pip.
A favore dei Pip gioca invece il fatto che sono venduti da agenti assicurativi e promotori finanziari, perché è proprio la preziosa consulenza che è in grado di offrire un promotore preparato che può fare la differenza. Per esempio, alcuni consulenti finanziari nel giugno 2007 hanno suggerito ai clienti di spostarsi dalla linea azionaria a quella bilanciata: a fine febbraio di quest’anno mentre le linee azionarie dei fondi pensione hanno perso in media, rispetto a fine giugno 2007, il 47,6%, le linee bilanciate hanno limitato il rosso al 18,5%.