Fast food a rischio obesità

La pagella sponsorizzata McDonald's: nuova frontiera della pubblicità, ultima americanata. È la dura legge del marketing, bellezza. Ormai non sono poi molti gli spazi rimasti liberi da loghi e slogan: per i grandi cacciatori del mercato si fa sempre più dura. Alla multinazionale dell'hamburger non è parso vero cogliere al volo l'incredibile opportunità concessa in una contea della Florida, la Seminole County: per 1.600 dollari, più o meno tre milioni in lire, s'è comprata gli spazi di un documento vergine e incontaminato. Caduta la pagella, resta solo il certificato di battesimo.
Ventisettemila studenti delle scuole medie si sono visti recapitare a casa la busta con il logo «Happy Meals» stampato sopra. Dentro, la pagella, anch'essa con analogo marchio. Capacissimi che molti genitori abbiano buttato nel cestino prima ancora di aprire il plico, pronunciando la storica frase scocciata: basta con tutta questa pubblicità nella cassetta delle lettere.
Resta il clamore dell'avvenimento, che difatti sta facendo il giro del mondo. A prima vista, stupisce sempre che un Paese impegnatissimo nelle campagne contro l'obesità conceda poi terreno libero ad un'offensiva così capillare e invasiva, bombardando i primi destinatari della campagna salutista con un inno al colesterolo. Siamo ai limiti della circonvenzione d'incapace. O dell'adescamento di minorenni. C'è un dettaglio ulteriore che suona strepitoso: addirittura, la McDonald's premia le buone pagelle con un buono valido per l'«Happy Meal» gratuito. Per la verità, qualche genitore ha provato a sollevare qualche dubbio sulla genialità dell'operazione, ma la stessa multinazionale del colesterolo si è affrettata a rispondere con toni molto rassicuranti: tranquilli, la pubblicità riguarda solo prodotti a basso contenuto calorico, di fatto è una campagna che vuole diffondere tra i ragazzi la cultura del mangiare sano. Non sia mai detto che una pubblicità sulle pagelle venga avviata per vendere panini.
Siamo ancora fermi al contenuto del messaggio. La vera questione sta però un poco sopra, nello sconfinato cosmo dei princìpi: anche se lo sponsor non è grasso, ha comunque senso, è comunque giusto, suona comunque accettabile, che un documento scolastico così carico di significati sacrali si pieghi alle normali regole del commercio?
Giudicando con visuale tipicamente americana, c'è da dire che tutto sommato lo scandalo non suona poi così scandaloso. Sì, tutto sommato può risultare persino educativo. Aiuta subito i ragazzi a capire in quale habitat cresceranno dopo, una volta svezzati.
Parlandone invece da italiani, subito ci verrebbe da dire che è una vergogna. Da noi c'è ancora qualcuno che sfodera indignazione quando in mezzo al film parte lo spazio della pubblicità, ormai trent'anni dopo l'avvento della televisione commerciale: figuriamoci se queste stesse anime belle possono accettare che qualcuno lordi con biechi e volgari slogan la solennità di un documento scolastico. Al limite può passare che le angeliche creature delle nostre scuole inondino aule e diano fuoco alle scrivanie. Ma la pubblicità sulle pagelle no, non se ne parla proprio: la pubblicità è diseducativa.
Oltre ogni oltranzismo, però, resta sempre un esiguo spazio di sereno ragionamento, dove affrontare il discorso senza dogmi e senza pregiudizi. Davvero la pubblicità, che già inonda tutti gli anfratti del vivere, deve restare tassativamente fuori da certe zone dure e pure?
Diciamolo: è un po' tardi, per erigere il Mose dell'idealismo. Soprattutto dell'idealismo a slogan, esso stesso vagamente pubblicitario. Realisticamente, la pubblicità ha consentito in tutti questi anni un sacco di nobilissime iniziative. Beneficenza, mostre, concerti. Salvataggi di monumenti, recupero di parchi, aiuole e rondò. Anche certi ospedali, anche certe scuole sempre più spesso ricorrono all'aiutino per reggersi in piedi. Per avviare qualche iniziativa particolare, per pagarsi seminari-ricerche-apparecchiature.
Ma la pagella? Diffidare di chi si scandalizza in automatico. Meglio parlarne. Parliamone. Dipende da cosa, dipende da come. Se la Findus o la Coca Cola avessero finanziato la costruzione a regola d'arte della scuola di San Giuliano, per conto mio avrei ceduto ai loro marchi anche l'intera facciata: oggi, quei ragazzini rimasti sotto il cemento sciatto e negligente sarebbero ancora qui con noi. Questo per dire quanto i puristi farebbero bene a contare fino a dieci, prima di scatenare tuoni e fulmini. Certo svendere alla McDonald's le pagelle degli alunni in odore di ciccia ha tutto il sapore dello scempio. Quanto meno, della scelta infelice e inopportuna. Come usare Cicciolina per una campagna sulla castità. Ma fermiamoci qui. Non facciamo subito partire il disco della pubblicità malefica e luciferina. La pubblicità non è lo sterco del demonio. Dipende da cosa, dipende da come. Davvero riusciremmo a scandalizzarci se sulle pagelle dei nostri figli comparisse un giorno, chissà quando, la pubblicità di un buon libro?