Il Fatto insulta Wojtyla con una vignetta blasfema Ma i lettori si arrabbiano

Nel giorno della beatificazione, l'inserto satirico pubblica una vignetta di Manara in cui Wojtyla è ritratto in mezzo a donne nude. I lettori: "Indecente". Ma la redazione non si scusa

Papa Giovanni Paolo II tra i cieli. Il suo corpo leggero sostenuto dalle nuvole e, attorno a lui, tre sexy angeli dalle pronunciatissime curve femminili. Le ali piumate, le vesti stracciate a lasciare intravedere il sedere, le cosce lisce e i seni sodi. Ammiccano, sorridono maliziose e lasciano intravedere smorfie di piacere. E il Santo Padre le abbraccia e le tocca. Una voce fuori campo: "T'hanno fatto santo! E' finita la pacchia!". L'irriverente e blasfema copertina del Misfatto, allegato satirico del Fatto Quotidiano, porta la firma di Milo Manara e viene pubblicata proprio in quel primo maggio in cui papa Benedetto XVI ha proclamato beato il Pontefice polacco davanti a oltre un milione e mezzo di pellegrini accorsi da tutto il mondo per pregare il "gigante di Dio".

La copertina del Misfatto è un vero e proprio graffio, una ferita inferta a un intero popolo, una gratuita violenza che non può essere nascosta dietro alla parola satira. Non è satira sbattere in prima pagina un papa crapulone. Indecente è la prima parola che viene alla mente nel leggere il titolo a caratteri cubitali: "Non c'è pace per Wojtyla". Dallo sdegno si passa al fastidio fisico nel leggere l'occhiello della vignetta: "Sulla terra non lo lasciavano morire (ma poi lo accontentarono, non come a quel peccatore di Welby). In paradiso non lo lasciano vivere". Il primo inserto firmato Stefano Disegni non fa incazzare solo i cattolici che con il Fatto non vogliono avere niente a che fare, ma lascia di stucco anche quei credenti che sono abituati a leggere il quotidiano di Travaglio & Co. Numerose le lettere e le mail di protesta che sono arrivate alla redazione del Fatto

Mentre gli altri organi d'informazione - quei ben pensanti sempre  pronti a difendere le pari opportunità di tutte le religioni - non si sono degnati di alzare un dito, l'irriverente Dagospia ha puntato il dito contro i "miscredenti" guidati da Padellaro (leggi l'articolo) e ha dato voce alle rimostranze mosse dai lettori. "Da cattolico non posso approvare il vignettone di in prima pagina del Misfatto - scrive Antonio De Lorenzo da Messina - capisco che la satira deve essere dissacrante, ma, lungi dall'essere un fondamentalista o un creazionista, mi sento offeso dal vedere quella figura rappresentata a quel modo". E ancora: "Voi, forse, non capite che cosa può significare per un cattolico vedere offesa una persona amata, ma da buoni democratici dovreste sapere che il rispetto della dignità altrui è un fondamento costitutivo della democrazia". Non è da meno Emilio Rosso che tuon: "Sono rimasto profondamente addolorato. Manca il rispetto dei sentimenti dei Vostri lettori, che si inquadra tra i principi tutelati dalla nostra Costituzione, di cui, peraltro, il quotidiano si fa sostenitore".

Alle numerose lettere di protesta il Fatto cosa risponde? Si scusa? Macché! Rincara la dose: "A nostro avviso però la tavola di un grande pittore come Manara non è né volgare né gratuita. Manara ha passato la vita a disegnare bellissime donne così come (per chi ci crede) sono state create. Il Paradiso lui lo immagina così, anche per i papi: un luogo dove l'amore è libero e dove le donne sono creature meravigliose. Sono i suoi personalissimi angeli". Il perché di una vignetta tanto offensiva? Il Fatto dice di aver voluto polemizzare contro le scelte politiche "sbagliate" durante il lungo pontificato di Wojtyla: "la gestione opaca dello Ior, il salvataggio del suo amico Marcinkus, la visita a Pinochet, la mano dura contro i dissenzienti (Kung, teologi della liberazione), la scarsa attenzione al dramma dell'Aids e allo strumento per prevenirlo (il profilattico) e così via".

Gli insulti e le offese del quotidiano di Padellaro non tolgono niente al miracolo che ha spinto un milione e mezzo di pellegrini a "invadere" Roma domenica scorsa. Né sfilisce la carica umana di un papa che ha saputo rivendicare per il cristianesimo la "speranza" che, per troppo tempo, era stata "ceduta al marxismo e all’ideologia del progresso". Anzi, involontariamente la rilancia e ne amplifica il proprio significato di verità. Perché l'insegnamento che ci ha lasciato Wojtyla è risuonato in San Pietro anche domenica: "Non abbiate paura di dirvi cristiani".