«La fatwa non potrà fermarmi»

«La mia battaglia per i diritti delle donne musulmane non si ferma. Non è certo la fatwa di alcuni imam nostrani e “fai da te” che purtroppo controllano anche alcune moschee italiane, a farmi paura. Del resto, non è una novità, ci sono tante donne, anche nei paesi arabi, che ricevono fatwe perché non stanno in silenzio, ci sono pure tantissimi giornalisti che vengono querelati perché parlano di Islam e di diritti umani. Chi minaccia sono gli estremisti cosiddetti islamici che sono anche qui in Italia e che alimentano l’odio. Ma noi andiamo avanti».
È abbastanza serena l’onorevole Souad Sbadi, deputata Pdl e presidente dell’associazione Donne marocchine in Italia. Serena e al tempo stesso determinata al massimo a non lasciarsi intimidire dalla campagna di odio che negli ultimi mesi l’ha presa di mira, tanto che è stato necessario metterla sotto scorta. Una campagna che in questi giorni ha avuto una recrudescenza, con un’escalation di minacce. Intimidazioni che non impediscono comunque alla deputata Pdl di origine marocchina di continuare a svolgere tutte le sue attività, di andare alla Camera, di accompagnare i figli a scuola.
Rabbia per essere costretta a una vita blindata per le minacce di persone che, almeno in teoria, provengono dalla stessa cultura, dalla stessa religione? «No, non c’è tempo per la rabbia. Io – sottolinea l’onorevole Sbai – sono laica di cultura islamica. E mi ritengo fortunata, perché vivo in un paese civile, dove i diritti sono riconosciuti e rispettati, dove esiste la sacralità della vita. Se guardiamo invece come vivono le donne afghane lì si che davvero la rabbia esplode. Le donne che vivono nei territori arabi e che hanno la forza di dire la loro sui diritti quelle sì che sono coraggiose. Non sarà una fatwa a fermare il mio impegno. Con questi sistemi non metteranno a tacere né me né i moderati, che sono la maggioranza, che la pensano come me».