Fausto Cuocolo, il giurista che girava con due lacci emostatici

Giurista di fama nazionale, avvocato, autore di centinaia di pubblicazioni, ordinario di diritto Costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza di Genova, ma anche preside della facoltà di Scienze Politiche e membro del Senato Accademico. Consigliere d'amministrazione della Banca Carige e presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia. Inoltre: vicepresidente della Provincia di Genova, presidente del Consiglio regionale della Liguria, consulente di Francesco Cossiga e di molti consigli italiani e del Conseil d'Europe. È Fausto Cuocolo, personalità di spicco nella storia della Liguria, oggi protagonista dei ricordi di Tullio Mazzolino - l'ex assessore ai Trasporti a Tursi e leader della Democrazia cristiana fino agli anni 90' - che sceglie di raccontare ancora una volta sulle pagine de «il Giornale» personalità che hanno dato lustro alla Liguria e all'Italia. Mazzolino rigoroso nei dettagli precisa subito l'impegno civile, politico e istituzionale del professore, dello studioso, del politico e del banchiere partendo da un curioso aneddoto: «Cuocolo sapeva di essere un possibile bersaglio delle Brigate Rosse. Si sospettava infatti che all'interno dell'università fosse presente una colonna di terroristi. Conscio del pericolo continuò la sua attività universitaria, ma da uomo prudente, portava sempre con sé due lacci emostatici. I terroristi, che miravano alle gambe della vittima, avrebbero potuto infliggere ferite che potevano diventare mortali se colpivano un'arteria della gamba, causando così un'emorragia alla quale si poteva ovviare solo bloccando l'afflusso del sangue». E in effetti il professore aveva visto bene: il 31 maggio del 1979 fu vittima di un sanguinoso attentato organizzato dalle Br. Cuocolo venne gambizzato mentre stava tenendo una sessione di esami all'università di Genova; era la prima volta che i brigatisti organizzavano un attentato all'interno di una struttura universitaria per di più durante lo svolgimento di una sessione di esame. L'ex assessore pensando all'attentato ricorda e aggiunge: «Cuocolo dimesso dall'ospedale durante una riunione di partito parlò della sua esperienza e degenza. Ci riferì che si fece dare dei libri di medicina per studiare e capire l'infortunio che aveva subito. Un chiaro esempio di studioso, come del resto dimostra la sua carriera universitaria, gli studi conseguiti, il percorso politico e la sua presenza nella Carige. Pur impegnato politicamente non era uomo che viveva di sola politica, ma svolgeva con successo una notevole attività professionale - continua -. Conseguì due lauree una in Legge e una in Scienze politiche e all'età di trent'anni era già docente universitario di diritto costituzionale. Successivamente ottenne la cattedra di diritto regionale all'università Luiss di Roma». Citando gli studi di Cuocolo la memoria storica di Mazzolino corre ancora più lontana: «studiò al liceo Mazzini di Sampierdarena. Tra suoi compagni di classe c'erano l'onorevole Bruno Orsini e il dottore Gian Carlo Dodero che negli anni Settanta fu il mio medico. Dodero mi disse che Cuocolo contendeva a Orsini il ruolo di primo della classe. Insomma parliamo di un ragazzo già molto intelligente e studioso, qualità mantenute nel tempo, e sicuramente, non sempre presenti nelle persone di successo». Spostando l'attenzione in campo politico l'ex assessore non dimentica l'importante ruolo svolto da Cuocolo all'interno della Democrazia cristiana: «Nel partito ricoprì numerosi ruoli: segretario cittadino di Genova, consigliere e vice presidente della Provincia di Genova, poi eletto nel consiglio regionale come presidente dell'assemblea». I ricordi vanno poi ai loro incontri soprattutto politici: «Personalmente conobbi Fausto Cuocolo nel ’71 in occasione delle elezioni comunali. Allora svolgeva le funzioni di segretario della Dc genovese. Apparteneva alla corrente tavianea e al partito dava l'importante contributo di studioso qualificato; purtroppo però non tutti gli iscritti capirono l'importanza della sua presenza. Alcuni attivisti criticavano Cuocolo nel partito e negli organi istituzionali perché non disponeva di un pacchetto personale di voti. Osservazione nata da una visione limitata e in un certo senso meschina della vita politica. Perché, è sì importante avere voti, ma è altrettanto importante possedere persone preparate che sappiano svolgere un ruolo politico amministrativo. Non considerare preparazione, competenza e onestà è uno degli elementi che ha portato poi all'attuale degenerazione della vita pubblica».
All'improvviso la testimonianza diventa meno formale e un sorriso compiaciuto appare sul volto di Mazzolino: «Nelle elezioni amministrative del ’71 Fulvio Rosina, poi assessore comunale ottenne un notevole consenso di voti, superando il capolista e causando l'ostilità di una parte del partito. La Baistrocchi, compagnia universitaria goliardica, utilizzò la vicenda delle elezioni amministrative con una scena dedicata a Rosina che veniva presentato come la “Bella Rosina” avvenente giovinetta che voleva lavorare nella trattoria Dc portando idee nuove. Ma la ragazza aveva delle difficoltà causa il cuoco, alias Cuocolo, che non si faceva trovare impedendole di operare. L'attore cantava: “sono la Bella Rosina ma il Cuocolo non c'è e non posso lavorare” chiaro riferimento al leader ligure Taviani che non voleva cambiamenti». Tornando al politico, banchiere e studioso ligure, l'ex assessore parla «di una persona attiva che adempiva ai suoi incarichi con capacità e velocità, passando da una riunione all'altra senza perdere tempo. Alcuni attivisti di partito, abituati a ritmi lenti e riflessivi e in un certo senso inutili, lo chiamavano “il lepre” un chiaro e indiretto complimento». Successivamente passò nel consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio di Genova guidata da Gian Battista Dagnino. Divenne poi presidente della Banca Carige e durante la sua gestione fu portata a termine la trasformazione in ente bancario universale controllato dalla Istituita Fondazione Carige di cui fu poi presidente. «I contatti che ebbi con lui erano legati principalmente all’attività politica - conclude Mazzolino -. Ricordo ancora la sua capacità e versatilità dei suoi interventi e la profonda cultura che ha saputo elevare ogni prestigioso incarico ricoperto».