Per Fazio festa in famiglia: la figlia diventa suora laica

Roberto Scafuri

da Roma

Sorrisi annegati in occhi di lacrime, l’emozione filata via in un sussurro, baci filiali e mani serrate nelle mani. E poi lo sgommare grottesco di auto di scorta della dozzina di carabinieri in borghese, per scongiurare l’assalto di un manipolo di giornalisti, neppure mezza dozzina. La corsa verso un circolo sportivo sulla Flaminia, la tenace eppure fragile manifestazione di potere e unità davanti a un centinaio di ospiti, direttorio di Bankitalia compreso. E poi ancora le confidenze di una sofferenza intima e dignitosa: «Non è certo una cosa che si assorbe facilmente, però è la sua volontà e siamo felici...». Gioia contenuta eppure esibita, raffinati tavoli sul prato e menu come di casa: spaghetti, filetto di carne o pesce, dolce alla frutta fresca.
Immagini e contrasti di un’altra delle giornate da governatore sulla graticola, da governatore San Sebastiano. Un’altra delle ore più difficili per Antonio Fazio e la sua famiglia rinchiusa sempre più a riccio, contro tutto e contro tutti. Ieri però l’ennesima «prova del Signore» non era costituita dallo schiaffo di Siniscalco, dall’ennesima pressione politica per le sue dimissioni. Ieri era il giorno dedicato a Maria Chiara, 23 anni, quartogenita amatissima da papà Tonino, diventata suora laica o «signorina consacrata». Così sono chiamate le novizie di quello che non è un ordine monastico, bensì il ramo femminile del movimento dei Legionari di Cristo.
Nulla a che vedere con l’entrata in convento di Lucia De Gasperi, in una gelida mattinata dicembrina del ’47. Altri tempi: la cerimonia dei Fazio, la promessa del Regnum Christi, si è svolta nella cappella della sede romana della congregazione, l’Irish Institute, che si trova in via della Giustiniana, tra le boscaglie ispide che furono territorio di una delle più arcaiche rivali di Roma, Veio. Oggi area dominata da insipide villette a più piani, mura alte e recinti di filo spinato, l’anonimo complesso della Scuola superiore di Pubblica amministrazione. Il governatore e i suoi sono arrivati intorno alle 9 e 35 (la cerimonia era prevista alle 10), con complicate articolazioni di auto private e pubbliche, tanto per confondere torme di cronisti che però mancavano. Implacabili uomini della scorta coadiuvati da ferrei legionari di Cristo impedivano anche soltanto la permanenza e le domande davanti al cancello blindato dell’Istituto. Top secret assoluto. Due ore di cerimonia - erano dieci le «signorine consacrate» che prestavano la promessa -, un’altra mezzoretta per convenevoli. Alle 12.45 l’uscita del corteo di auto (sei) per il governatore, la moglie Maria Cristina, Maria Chiara e gli altri quattro figli: Annamaria, Giovan Battista, Maria Valeria, Maria Eugenia. La novizia oggi partirà per il Messico, dove presterà il suo apostolato laico almeno per un anno. Tra due dovrà confermare l’impegno missionario: pur senza vestire abiti religiosi, anche queste suore sono legate ai voti di «castità, obbedienza e povertà» e organizzate secondo i dettami del movimento fondato da Marcial Maciel Degolado, 85enne, qualche anno fa coinvolto in un’inchiesta per presunta pedofilia. Notizia smentita dal portavoce Thomas Williams, che nel maggio scorso dichiarò di aver ricevuto ogni assicurazione dalla Santa Sede: «Nessun procedimento canonico è in corso né è previsto nei confronti di Marcial Maciel». Ciononostante pochi mesi fa il fondatore dei Legionari di Cristo ha deciso volontariamente di ritirarsi per raggiunti limiti d’età. Forse interpretando correttamente i segni del destino.