Il fazioso Fazio e la repubblica separata di Rai3

Premessa antirompiscatole: Fazio vada pure in tv, abbasso la censura, ci mancherebbe che gli tolgano il microfono, al campione della libera informazione barra satira. Detto questo, e sottolineato che non siamo fascisti e prevaricatori, sarà il caso di pigliare la misura delle cose. Quando il presidente Rai Petruccioli dice che Fazio «fa interviste con grande urbanità e attenzione», non presiede la Rai e i suoi abbonati: presiede se stesso e basta. Perché Fabio Fazio non sarà il peggio della tv: ma mettersi a dire che adesso è il campione di «pluralismo», che adesso lui «è il nostro David Letterman», è come dire che Rutelli è il nostro De Gasperi. È troppo.

Quanto al pluralismo, potremmo subito ricordare che nel 2006 l'Authority ha condannato «Che tempo che fa» per aver violato le norme sulla par condicio. Non stupisce che adesso il presidente della Vigilanza Villari voglia vederci chiaro. Il fatto che il programma sia stato definito «Il Porta a Porta della sinistra che piace» dovrebbe indurci a riflettere. Il fatto poi che ogni sera all'ora dell'aperitivo ti ritrovi in salotto il solito Gino Strada, il Moretti, il Veltroni, il solito brav'uomo della sinistra, qualsiasi sinistra, veltroniana, dalemiana, massimalista, girotondina, ecologista, intellettuale, nostalgica, libresca, partigiana, insomma: ci fa capire davvero «che tempo fa» da quelle parti.

E ha fatto sobbalzare mezza Vigilanza Rai. Per dire: dopo Veltroni, Fazio aveva promesso un politico del centrodestra, e alla fine ha chiamato Soru, tessera Pd. Facendo arrabbiare Alessio Butti (Pdl): «È la repubblica separata di Raitre»: dove gli ospiti più a destra si chiamano Tabacci e Follini. Sta di fatto che il Fabio, che di questa repubblica è il gran ciambellano, la sua faziosità non l'ha mai ammessa: neanche quando ha invitato in studio Adriano Sofri a dire che «le carceri italiani sono discariche», facendo sobbalzare i parenti delle vittime del terrorismo.

Eppure il savonese ancora ce lo spaccia per un prodotto bipartisan, per non sgualcire la sua veste di bravo ragazzo, buono come il pane con tre strati di nutella, che sorride sempre, che anestetizza, ti intorpidisce più un'ora di Fazio che 90 cc di Lexotan in una botta sola. Dunque, checché ne dica Petruccioli: sfortunatamente Fazio non è Letterman, e fortunatamente Letterman non è Fazio. Diciamo che Letterman sta a Fazio come il peperoncino sta alla pappa reale. Il mattatore americano smitraglia su tutti: a cominciare dal presidente Bush. L’altro giorno ha detto: «James Bond va in pensione, lo sostituirà il figlio scemo: si chiama James Dabliu Bond».

E Fazio? Lui al massimo dice «Buonasera» al sinistro di turno, ma a voce bassa, come fa il prete quando confessa. Da lui «marchetta rossa trionferà»: un libro, un film, un cd o un partito, da lui sarà sempre il miglior libro, il miglior film, il miglior cd e il miglior partito. Le cattiverie, sempre a senso unico, le fa dire ai saltimbanchi di turno: i bravissimi Albanese e Littizzetto, che l’altra sera ha dato dello «stoccafisso» alla Gelmini. Al che Fazio si scandalizza, porta la mano alla bocca come le damine del Settecento. Come a dire: sono furbo solo io. È la classica tendenza del piede in due scarpe: un occhio alla libertà di satira, e l’altro al portafoglio. Per questo con Santoro condivide la faziosità; ma non la fermezza. L’abbiamo notato quando Marco Travaglio, in diretta, andò a dire che «peggio di Schifani ci sono solo i lombrichi». Una frase così forte che anche il capogruppo del Pd Finocchiaro (Finocchiaro, mica Gasparri) s’imbufalì: «Senza contraddittorio è inaccettabile, è un servizio pubblico distorto». Al che Fazio si dissocia, poi si dissocia dalla dissociazione, poi chiede scusa a tutti e infine, ciliegina: «Però Travaglio lo inviterei di nuovo». Ecco, sarebbe questo il Letterman della sinistra? Casomai è il Letterman che la sinistra si merita.