«Una febbre che inizia per noia ma ora è la malattia dell’anno»

Il medico: «In certi casi bisogna proprio farsi curare»

da Bari

I soldi dello stipendio, quelli della pensione, quelli della spesa. È il fiume di denaro bruciato dai giocatori del gratta e vinci. Ma la passione può diventare patologia: un pescivendolo di un centro costiero del Barese ha polverizzato un milione e ha messo in crisi il matrimonio, un ex direttore di banca ha dilapidato la liquidazione. E poi ci sono le donne che ogni giorno spendono il denaro per la spesa: gratta e vinci al posto di pane e latte. Il gioco può diventare una malattia grave, «un disturbo ossessivo-compulsivo», come spiega il professor Vito Covelli, docente di Neuropsichiatria all’Università di Napoli e direttore della Clinica neurologica del Policlinico di Bari.
La febbre da gratta e vinci è davvero diventata un’epidemia?
«Sicuramente è un fenomeno dilagante. Anzi, possiamo definirla la malattia dell’anno, sulla quale incidono due fattori».
Quali?
«Uno è razionale e l’altro è emotivo: da una parte c’è il desiderio di un vantaggio economico senza sacrificio e dall’altra il bisogno di vincere a tutti i costi».
Il risultato?
«Un cocktail esplosivo, che può divenire micidiale».
In che modo?
«Il gioco diventa una compulsione: una necessità quotidiana, che a volte nasce dalla speranza di un guadagno facile e altre dall’angoscia per una situazione di indigenza».
Esistono fasce sociali maggiormente colpite?
«No. È un disturbo trasversale e può riguardare professionisti, operai, impiegati, casalinghe».
Ci sono determinati fattori che possono innescare questa corsa al tagliando vincente?
«Non sempre, capita di cominciare anche soltanto per noia. Ma nel giro di poco tempo la situazione può precipitare e vengono investite somme importanti senza che ci si renda conto di nulla».
Di solito quando si prende coscienza di quanto sta accadendo?
«Purtroppo solo più tardi, quando si avvertono quelli che in realtà sono solo dei sintomi di una patologia».
Quali sono questi sintomi?
«Per esempio, molti ricorrono all’aiuto del medico perché non riescono a dormire. Ci sono anche pazienti che avvertono irrequietezza e soprattutto necessità di tornare subito a giocare. Spesso parlano genericamente di depressione».
E invece?
«Invece piano piano, viene poi fuori che all’origine c’è la febbre del gioco, che oltre al denaro fa perdere la fiducia in se stessi».
Tutto questo a cosa può portare?
«A conseguenze gravissime, si rischia di compromettere lavoro e affetti».
Come si guarisce?
«È assolutamente necessario essere consapevoli del problema e seguire la terapia del medico. Inoltre, è fondamentale il sostegno della famiglia: moglie e figli possono essere di grande aiuto e proprio per questa ragione vanno coinvolti nelle sedute con lo specialista».