Fecondazione assistita Ecco l’esame preimpianto consentito dalla legge

Una tecnica permette di scegliere gli ovociti migliori

Marisa de Moliner

da Milano

Dopo tante polemiche sulla fecondazione assistita, finalmente una buona notizia. Adesso gli ovociti si possono scegliere. Una selezione che non si scontra assolutamente con la legge in vigore. E il merito è tutto del povero materiale di scarto degli ovociti finito al centro di una tecnica messa a punto dal ricercatore russo Yuri Verlinsky. Adottata nei centri che fanno capo alla Sismer (la Società italiana di studi di medicina della riproduzione), è stata presentata ieri a Milano.
Per spiegare la nuova metodica il suo ideatore è ricorso a un semplice paragone. «È come - ha detto - guardare nell'immondizia per controllare ciò che si sta cucinando». Un'opportunità che ha permesso di passare da una selezione a valle degli embrioni a una a monte dei gameti. L'innovativa tecnica adottata nei centri Sismer ricorre alla rimozione del «primo globulo polare», un corpuscolo espulso dall'ovocita maturo come materiale di scarto, e alla sua analisi tramite una metodica denominata Fish. Questa fornisce nel giro di tre ore informazioni sullo stato cromosomico dell'ovocita. Ma in che consiste esattamente la tecnica che consente di scegliere gli ovociti sani? «Una volta prelevati gli ovociti dalla paziente - risponde Yuri Verlinsky, direttore dell'Istituto di genetica della riproduzione di Chicago - vengono attivati contemporaneamente due laboratori (uno d'embriologia e l'altro di biologia molecolare) e quattro operatori super-specialistici. Vengono quindi prelevati e selezionati gli ovociti cromosomicamente migliori che, fino a un massimo di tre, vengono scelti per essere fecondati. Nel rispetto dei tempi e dell'inseminazione e contemporaneamente della normativa vigente».
L'analisi con metodica Fish viene anche impiegata con gli spermatozoi al fine di scoprire se abbiano i requisiti minimi per produrre un embrione in grado d'impiantarsi. La tecnica del «primo globulo polare» ha il vantaggio di non scontrarsi con il divieto della crioconservazione degli embrioni.
L'attuale normativa italiana impedisce di produrre più dei tre embrioni che vanno trasferiti nell'utero materno, non se ne possono conservare altri. Mentre è consentita la crioconservazione degli ovociti. Ma questa procedura «più giovane» è meno efficace: gli ovociti possono subire danni dal congelamento e, una volta scongelati, tendono a produrre meno embrioni capaci d'impiantarsi. Sarebbe, pertanto, necessario poter inseminare più ovociti per avere possibilità di successso simili a quelle che si ottenevano con il congelamento degli embrioni. Tuttavia, il limite di un massimo di tre ovociti da inseminare riguarda anche gli ovociti congelati». È a questo punto che si renderebbe particolarmente utile la tecnica del «primo globulo polare». «Nei centri Sismer - conclude Anna Pia Ferraretti - attualmente si scongelano più ovociti di cui s'analizza il materiale di scarto per selezionarli e inseminare quelli che risultano migliori da un punto di vista cromosomico».