Fecondazione, la legge 40 funziona Neanche la sinistra riesce a bocciarla

I dati confermano: non c’è stato il temuto crollo di gravidanze

Francesca Angeli

da Roma

Sono 5.416 i bambini nati nel 2004 grazie alle tecniche di fecondazione assistita. Si registra una lieve flessione delle percentuali di successo nelle diverse tecniche rispetto all’anno precedente (nel 2003 quando non era ancora entrata in vigore la legge 40) ma allo stesso tempo va segnalato un aumento dei bimbi nati vivi con tecniche di secondo e terzo livello (ovvero quelle extracorporee) dai 3.676 del 2003 ai 3.705 del 2004. Gli embrioni congelati ed ufficialmente orfani, non più richiesti dai propri genitori, sono 2.527.
Il ministro della Salute, Livia Turco, ha trasmesso al Parlamento la prima relazione sullo stato di attuazione della legge 40 sulla procreazione assistita, approvata nel febbraio del 2004 dal governo di centrodestra, sostenuto anche dai voti favorevoli della Margherita di Francesco Rutelli. Come sottolinea il presidente della Commissione sanità di Palazzo Madama, il professor Ignazio Marino (Ulivo), occorre prima di tutto tenere conto che si tratta di dati parziali perché il monitoraggio si riferisce ad un primo anno di attività ed il numero dei centri autorizzati è in continuo aggiornamento. Non tutti hanno risposto alla sollecitazione del ministero dunque va precisato che si tratta di dati parziali. Dunque, dice il senatore, «è troppo presto per promuovere o bocciare la legge in modo definitivo».
Fatta questa premessa è lo stesso Marino a sottolineare che questi primi dati tecnicamente non sono tali da poter denunciare «una catastrofe» come annunciato da alcuni dei critici più severi della legge 40. «Anche per quanto riguarda il procedimento dei trasferimenti embrionali non abbiamo quel fallimento drammatico che si temeva date le limitazioni scientifiche della legge», osserva Marino che però sottolinea allo stesso tempo come «in ogni metodologia scientifica una tecnica normalmente, anno dopo anno, dà risultati migliori, in questo caso invece abbiamo risultati peggiori anche se di poco». Marino fa riferimento alle percentuali di successo delle varie tecniche. La Fivet (tecnica che consiste nell’ottenere la fecondazione dell’ovocita al di fuori del corpo della donna, seguita dalla formazione dell’embrione che poi viene trasferito in utero) è passata dal 28 al 25 per cento di successi. Mentre l’Icsi (ovvero l’iniezione dello spermatozoo direttamente all’interno dell’ovocita) è passata del 27,6 al 25,2.
«La prima spiegazione immediata è che avendo escluso la possibilità di selezionare embrioni la percentuale di successo inevitabilmente diminuisce - spiega Marino -. Dato che non si può decidere di escludere dall’impianto l’embrione meno promettente è probabile che la percentuale di successo sia inferiore». Questo non significa però che il senatore Marino pensi che occorra intervenire sulla legge come invece una parte della sinistra di governo chiede con insistenza. «Anche se i risultati sono inferiori non significa che la legge sia da ridiscutere immediatamente: l’aspetto tecnico è importante ma francamente io non vorrei mettere da parte quello etico - prosegue Marino -. La legge 40 si ispira ad un senso etico, risponde a un compromesso raggiunto dal Parlamento ed in quanto tale dovrebbe esprimere il sentimento di un popolo. È ovvio che la selezione degli embrioni dal punto di vista scientifico offra maggiori possibilità di successo ma non è detto che il percorso tecnico con maggiori possibilità di successo sia quello eticamente obbligatorio».
La pressione perché questa legge cambi è molto forte da parte della sinistra radicale e anche di una fetta del mondo scientifico. Anche la decisione del ministro dell’Università, Fabio Mussi, di togliere la firma dell’Italia dalla dichiarazione etica che aveva bloccato i finanziamenti europei destinati alla ricerca sulle staminali embrionali a molti cattolici è sembrato un modo per dare un segnale sulle scelte da fare anche in politica interna. E nonostante le rassicurazioni sulla volontà di non cambiare la legge da parte dello stesso ministro Mussi e anche della Turco la tensione tra i cattolici della Margherita e la sinistra laica e radicale è rimasta forte e lo scontro sui temi della bioetica è sempre alto.
Ora i risultati di questo primo monitoraggio sembrano dare torto a chi profetizzava che la legge avrebbe prodotto catastrofi. Il capogruppo dell’Udc alla Camera Luca Volontè chiama in causa il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, «la sua scalmanata sodale Bonino, il solitario Mussi, e l’oncologo Veronesi» perché riconoscano di aver avuto torto. «Tutte le loro false e feroci previsioni sulla applicazione della legge 40 - sottolinea Volontè - sono sbugiardate dal rapporto depositato ieri alla Camera. La legge 40 funziona bene, ragione in più per Prodi per farne tesoro di coerenza fiera in sede Ue». L’ala cattolica del Parlamento in modo trasversale ha chiesto a Prodi di rimettere la firma dell’Italia a quella dichiarazione etica.
Sulla legge 40 Marino, crede che «ci sia da parte di tutti la disponibilità ad analizzare i dati e ad un confronto che tenga conto di diverse sensibilità». Per il presidente della commissione Sanità, «non c’è dubbio che dal punto di vista tecnico questa legge contenga elementi antiscientifici ma un popolo può decidere legittimamente di non voler usare tutti gli strumenti scientifici che sono a disposizione». Ma il professor Marino, chirurgo di fama mondiale e autore di Credere e curare, libro nel quale affronta il difficile nodo tra scienza e fede, è ottimista sul futuro dove sarà «la scienza ad aiutarci a superare i problemi etici».
«Ho detto più volte che una strada percorribile è quella del congelamento degli ovociti allo stadio in cui ci sono ancora due nuclei - spiega -. Non c’è ancora un nuovo Dna e non c’è una nuova vita individuale. Si supera così il divieto di congelamento degli embrioni. E ancora un’altra strada percorribile è quella della creazione in laboratorio di cellule staminali totipotenti come quelle allo stadio embrionale». E sugli embrioni orfani Marino propone di aprire «un confronto in cui tutti hanno diritto di cittadinanza ricordando che per la coscienza di un cattolico la scelta è tra uccidere allo scopo di utilizzarli per la ricerca e lasciarli morire: per me però nel ruolo legislativo non ci sono risposte individuali ma soltanto quelle che il Parlamento sceglie nel rappresentare la sensibilità di un popolo».