«Fedeli e intelligenti. Ma non è questione di razza»

L'amore per un amico a quattro zampe è una magia che avvolge, addolcisce lo Spirito, ci rende «bambini», non ha nulla a che vedere con la «Razza». Lo conferma anche questa notizia pubblicata sul sito ufficiale dell'Enpa, l’ente protezioni animali (www.enpa.it): «Ha gettato il proprio cane dal finestrino dell'auto in corsa. Per questo una donna di 43 anni di Benevento, casalinga, è stata denunciata per abbandono di animali dai carabinieri del Reparto operativo provinciale. La donna ha tentato in questo modo di sbarazzarsi della propria cagnolina, una meticcia che, nella caduta, ha riportato per fortuna lievi ferite. La scena è stata notata da alcuni passanti di un'altra vettura i quali si sono fermati per soccorrere la povera cagnolina e dopo averla recuperata hanno deciso di adottarla».
Per quanto mi riguarda, il primo saluto del mattino lo ricevo da Barny: il mio bellissimo meticcio adottato dal canile otto anni fa a soli quaranta giorni di vita. Egli attende impaziente che il mio respiro indichi il «risveglio» per scodinzolare e «tuffarsi» addosso! Il giorno in cui lo presi, mi faceva ridere per la sua «goffaggine birichina» gli misi il nome del personaggio dei cartoni Flinstones. Un percorso ricco di emozioni calore, affetto, veterinari, cure, viaggi meravigliosi. Dalle serate trascorse a guardare la tv accucciati (con plaid incluso), alla gelosia, innocua e tenera, del giorno in cui conobbe quello che oggi è mio marito; Barny è il mio Fido... nel senso che «mi Fido del suo affetto fino in fondo» e lui si fida di me. Il secondo saluto del mattino lo ricevo da una zampetta minuscola che mi accarezza il viso ed esprime «gemiti» facendo le fusa, si chiama Mia. Una gattina di un anno e mezzo che, un giorno, trovai fuori alla porta principale di casa portata dalla sua mamma. Mamma gatta (Nerina) ed i suoi cuccioli traslocarono da un giardino vicino per trasferirsi nel mio. Riportare indietro quei gomitoli di lana non servì a molto, per tre volte consecutive tornarono davanti alla mia porta. Fu l'inizio di una grande storia d'amore mai creduta possibile: Io, Barny e Mia, con la supervisione (e talvolta la superlamentela) del mio amato «consorte».
San Francesco d'Assisi adorava gli animali. In Lui, l'animale assume un ruolo attivo e paritetico a quello dell'uomo. Partecipa all'armonia della creazione con reciproco «diletto». In modo diverso da altri frati, Francesco giocava e pregava con gli animali. San Bonaventura scrive che «i fratelli uccelli stanno lodando il loro creatore; perciò andiamo in mezzo a loro a recitare insieme le lodi del Signore e le ore canoniche». Richerio di Sens racconta che Francesco «ammoniva gli uccelli perché almeno loro, che erano creature senza ragione, si guardassero dal trascurare l'ascolto della parola di Dio, dal momento che gli uomini, dotati di intelligenza e discernimento l'avevano a noia». Un rapporto di affetto, simpatia e complicità tra «Francesco» e gli animali ancora oggi difficile da concepire per tanti. Egli ci ha lasciato un insegnamento profondo su questi Doni della Creazione che chiamava fratelli!
Paolo VI disse in una parrocchia romana che «un giorno rivedremo i nostri animali nell'eternità di Cristo». E in un discorso rivolto ai medici Veterinari espresse gratitudine «per la cura prestate agli animali, anch'essi creature di Dio, che nella loro muta sofferenza sono un segno dell'universale stigma del peccato e dell'universale attesa della redenzione finale, secondo le misteriose parole dell'apostolo Paolo». Giovanni Paolo II nel 1990 ricordò invece che «la Genesi ci mostra Dio che soffia sull'uomo il suo alito di vita. C'è dunque - disse - un soffio, uno spirito che assomiglia al soffio e allo spirito di Dio. Gli animali non ne sono privi». Credo che avere rispetto e prendersi cura degli animali sia un grande gesto di Civiltà che ancora oggi in Italia non tutti abbiamo, purtroppo. In questi giorni di piena estate, per molti di loro inizia un percorso doloroso che spesso li conduce alla morte: l'abbandono!
C'è ancora chi ama gli animali «di razza», strapagati e con albero genealogico impeccabile; chi li porta a spasso come gioielli da esibire; chi pensa al cane come ad uno status symbol: «tanto più ha valore quanto più io valgo». I cani «trovatelli» figli di nessuno per molti sono considerati «scarto», e al posto della parola «Meticcio» cioè di razza mista vengono chiamati «Bastardi»! Il cane non è una questione di razza e sebbene ce ne siano infinite e bellissime dai Pastori Svizzeri Bianchi, ai Labrador color cioccolata, ai Dog de Bordeaux (che da cuccioli sono piccoli elefantini) ho un motto che mi accompagna dopo aver fatto volontariato al canile: il cane è bello, meticcio è meglio! Qualche anno fa un gruppo di ricercatori americani, studiosi del comportamento e della psicologia canina, prese in esame un campione di circa 100 animali, seguendoli sin dai primi mesi d'apprendimento. Attraverso la loro capacità nel memorizzare suoni e immagini, provare gioia, dolore, ansia, amore, si ebbe un risultato stupefacente: un cane ha capacità di memorizzare in tutta la sua vita circa 300 parole, associando ad esse il giusto significato per comunicare ed obbedire con noi. Il più intelligente nell'esprimersi e apprendere risultava il cane Meticcio.
Questo uno degli articoli pubblicati all'epoca: «I cani capiscono come i bambini di 2 anni - Possono imparare 300 parole, sono capaci di contare e di imbrogliare deliberatamente i loro simili e gli umani». Chiunque ne abbia uno non stenterà a crederlo: le capacità mentali dei cani equivalgono a quelle di un bambino di 2-2,5 anni. Lo dimostra scientificamente uno studio condotto da un esperto di comportamento canino e autore di molti libri sul tema (tra cui «L'intelligenza dei cani») Stanley Coren, della University of British Columbia di Vancouver, in Canada. I più intelligenti, almeno sul fronte delle capacità di apprendimento, sono secondo la ricerca i Border Collie, ossia una razza cugina di quella del famoso Lassie: sono i cani pastori per eccellenza, dotati di grande capacità di apprendimento e intelligenza ed i meticci.
I cani conoscono qualcosa come 165 parole (i più intelligenti arrivano a 300), spiega Coren, sanno contare fino a 4-5 e conoscono le regole base dell'aritmetica. I nostri migliori amici godono poi di una formidabile intelligenza spaziale, sanno localizzare oggetti di interesse, evitare luoghi pericolosi, trovare la via più breve verso la cuccia, aprire un chiavistello. Infine possono imbrogliare deliberatamente altri cani e persino i padroni per ottenere qualcosa. «Hanno successo quasi quanto noi nell'arte dell'imbroglio» conclude lo studioso. Nella ricerca, presentata alla convention annuale dell'American psychological association a Toronto, l'esperto spiega che ci sono vari tipi di intelligenza: quella istintiva che il cane possiede dalla nascita, quella «adattiva» che dipende dalla capacità di imparare dall'ambiente circostante e quella funzionale e di ubbidienza (l'equivalente dell'apprendimento scolastico). Coren ha eseguito una disamina dei risultati di centinaia di studi sul comportamento dei cani e ha tirato le somme sulla loro intelligenza, che non ha nulla da invidiare a quella dei primati non umani, cioè le scimmie, e nemmeno alla nostra. «Tutti siamo curiosi di sapere cosa pensa il nostro amico peloso - spiega Coren - e capire perché a volte hanno dei comportamenti stupidi e irrazionali. Non saranno Einstein, ma sono di sicuro molto più del previsto simili a noi».