Via al federalismo. Fini: niente rischi per l'unità

Approvato il disegno di legge delega sul federalismo
fiscale che prevede autonomia di entrata
e spesa agli enti locali. La parola ora passa al parlamento: l'iter inizierà dal Senato. Tremonti: "E' una riforma storica su cui c'è un consenso generale". Errani: "Niente bufale"

Roma - Palazzo Chigi ha approvato il disegno di legge delega sul federalismo fiscale. Un "pilastro" della riforma fortemente voluta dalla Lega che assicura autonomia di entrata e di spesa a Comuni, province, città metropolitane e regioni, rispettando, al contempo, i principi di solidarietà e coesione sociale previsti dalla Costituzione. Sul piano squisitamente politico-istituzionale il presidente della Camera Gianfranco Fini non nasconde la propria "soddisfazione" per il fatto che "nel testo approvato oggi non c’è il rischio di una rottura dell’unità nazionale". Dopo il via libera al ddl ora il lavoro si sposta nelle aule parlamentari. Il cammino inizierà dal Senato. Il governo oggi ha varato anche un decreto legge per il riequilibrio economico di Regioni e enti locali, con uno stanziamento di risorse pari a 1,31 miliardi di euro.

Tremonti: "Riforma storica" Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti precisa che il ddl delega al Governo sul federalismo fiscale è "una legge ordinaria, non costituzionale". "È evidente a tutti che, in positivo, quella del federalismo fiscale è una riforma storica. Oggi su questo tema c’è una convinzione, un consenso generale che va dalle istituzioni più alte dello Stato, dai governi locali, dalle forze politiche e della società civile". "Questo cammino - ha aggiunto Tremonti - viene da molto lontano: il primo atto sul federalismo fiscale c’è stato durante il primo governo Berlusconi, nel famoso libro bianco".

Primo passo: una banca dati "Come prima cosa - ha chiarito Tremonti - dobbiamo creare una banca di dati comuni sui grandi aggregati di finanza pubblica coinvolgendo tutte le sedi tecniche che debbono mettere tali dati al servizio di questo progetto dal ministero delle finanze, alla corte dei conti, all’Istat". "Deve essere una banca con dati aggregati e consolidati - ha aggiunto Tremonti - e i dati devono essere condivisi dal punto di vista politico, senza distinzioni tra i numeri del governo o dell’opposizione, del nord, del cnetro o del sud. Poi verrà il momento delle scelte politiche".

Calderoli: "Straordinario consenso" "Il testo approvato - ha detto il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli - consente di fare il passaggio da un federalismo irresponsabile a un federalismo responsabile. Lo straordinario è il consenso raccolto ieri in conferenza unificata. Finora i passaggi in materia di federalismo sempre calati dall’alto, da maggioranze spesso risicate, senza coinvolgere i soggetti interessati. La nostra scelta di partire dal basso, coinvolgendo i diversi livelli di governo è quella che ha dato i maggiori frutti; le regioni hanno dato un parere articolato e positivo a cui intendiamo fare di riferimento".

Ai Comuni parte dell'Irpef ma niente Ici Il ddl prevede che ai comuni siano trasferiti parte dell’Irpef, tributi propri e parte del fondo perequativo. Sparisce così la contestata imposta sugli immobili che aveva fatto parlare di una reintroduzione dell’Ici. "Rispetto ai comuni - ha detto Calderoli - il ddl prevede l’attribuzione di parte dell’Irpef, tributi propri e parte del fondo perequativo". Circa l’introduzione di norme che anticipano l’attribuzione di tributi propri per 'Roma Capitale', Calderoli ha detto che "il testo che è stato approvato è quello; il governo è stato autorizzato alla presentazione di un emendamento su 'Roma Capitale' che sarà presentato in parlamento e che anticipa, dal punto di vista ordinamentale e fiscale, quanto previsto anche per le altre province. Ci sarebbe stato un blocco dal punto di vista fiscale per quel che riguarda la capitale".

"Bossi è soddisfatto" Il leader della Lega "non è intervenuto in Cdm, non ha detto nulla - fa sapere Calderoli -. Però è soddisfatto di questo allargamento della condivisione di un progetto in cui giorno per giorno vediamo crederci sempre più forze politiche e aree del Paese. A tal punto, che anche per il Sud il federalismo viene considerato una sfida e non più un qualcosa che possa danneggiarlo".

Livelli di efficienza Nel ddl non c’è un riferimento a una regione o a più regioni per quanto riguarda l’individuazione dei costi standard. Lo ha spiegato Calderoli nella conferenza stampa al termine del Cdm: "Non c’è nessun riferimento - ha sottolineato rispondendo a una domanda - nel testo rispetto ai costi standard né alla Lombardia, né ad altre regioni. I decreti attuativi definiranno i costi standard ma non ci sarà un riferimento a una regione o a un’altra ma al livello di efficienza e adeguatezza, e efficienza ed adeguatezza non hanno un riferimento geografico".

Autonomia di spesa La legge delega varata dal governo richiede successivi decreti attuativi che Palazzo Chigi si impegna ad approvare entro 24 mesi. I punti centrali della riforma sono quelli che i decreti legislativi dovranno realizzare: autonomia e responsabilizzazione finanziaria di tutti i livelli di governo; attribuzione di risorse autonome a regioni ed enti locali secondo i principi di territorialità, sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza; superare il criterio della spesa storica.

Prelievo fiscale e benefici Tra i punti qualificanti del provvedimento la correlazione tra prelievo fiscale e benefici; l’istituzione di tributi regionali e locali; la facoltà per le Regioni di far compartecipare gli enti locali al gettito dei tributi; premi ai comportamenti virtuosi ed efficienti; garanzia del mantenimento di un adeguato livello di flessibilità fiscale tendenzialmente uniforme sul territorio nazionale; riduzione della imposizione fiscale statale in misura adeguata alla più ampia autonomia di entrata delle Regioni; territorialità dell’imposta; tendenziale corrispondenza tra autonomia impositiva e di gestione.

Commissione per l'attuazione del federalismo Il meccanismo della legge sarà realizzato e verificato da una Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale e da una Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica. Per le Regioni è previsto che "dispongano di tributi e di compartecipazioni erariali in grado di finanziare le spese" delle loro competenze; della potestà di modificare le aliquote dei tributi.

Aiuti alle regioni più povere A evitare diseguaglianze sarà il Fondo perequativo a favore delle regioni con minore capacità fiscale per abitante. Per gli enti locali la legge individua i tributi propri di comuni e province e stabilisce che gli introiti deriveranno dalla compartecipazione all’Irpef, da tributi propri e da un fondo perequativo. Le regioni possono istituire nuovi tributi comunali e provinciali di cui i beneficiari possono aumentare le aliquote.

Autonomia per tariffe su prestazioni e servizi Gli enti locali, infine, hanno piena autonomia per fissare le tariffe per prestazioni o servizi. Sempre le regioni devono istituire due fondi a favore di comuni e province per concorrere al finanziamento delle funzioni trasferite. Il finanziamento delle città metropolitane avviene anche con tributi specifici e quello di 'Roma Capitale' con specifici stanziamenti i quote aggiuntive di tributi erariali.

Patrimonio ad hoc I decreti attuativi del federalismo inoltre daranno a regioni, comuni, città metropolitane e province un loro patrimonio. Infine a fronte dell’assegnazione di nuove funzioni le regioni a statuto speciale, così come a quelle ordinarie, avranno finanziamenti "attraverso la compartecipazione a tributi erariali e accise".

Errani: "Niente bufale" "Il varo del disegno di legge delega sul federalismo fiscale da parte del Consiglio dei Ministri di oggi «è solo il primo passo di un cammino lungo e impegnativo e i toni da propaganda allontanano dalla meta", ha affermato il presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani. "Le regioni vogliono il federalismo fiscale ma non vogliono 'bufale'. Abbiamo per primi proposto un documento unitario sul federalismo fiscale i cui contenuti, nel corso del confronto istituzionale, sono stati recepiti dal Governo, e questo è positivo. Ora - ha aggiunto Errani - è il momento di mettersi al lavoro e sarebbe bene programmare questo lavoro che deve concludersi in un arco di tempo limitato, sono sufficienti 12 mesi come hanno chiesto le Regioni, anche per evitare che il riassetto delle istituzioni diventi il terreno ideale per la propaganda". Quanto alla condivisione dei principi "è una condizione importante, ma non sufficiente e non rappresenta - come ha scritto la Conferenza delle Regioni nel documento fornito ieri al Governo - una 'delega in bianco'. I toni enfatici o retorici - ha concluso Vasco Errani - non servono a fare chiarezza, quella chiarezza che le regioni chiedono a partire dai numeri, dalle risorse in campo e dalle garanzie necessarie per assicurare diritti fondamentali, in campi come la sanità e l’assistenza sociale, in ogni zona del Paese".