Federalismo, il governo dice sì Bossi: "Mantenute le promesse"

In commissione il voto finisce
in parità: 15 sì e 15 no. Il finiano Baldassarri ago della bilancia: "Il mio parere non può essere positivo". Berlusconi incontra la Lega: "Il patto resta saldo, il federalismo va avanti". Fini carica: "Impossibile con questo governo". Consiglio dei ministri straordinario in serata per approvare comunque il testo con un decreto. Esulta il Carroccio: "Sì definitivo"

Roma - Un colpo di teatro sul finire di una delle giornate campali della legislatura. Il governo sblocca l’impasse sul federalismo fiscale determinata dalla bocciatura in bicamerale del parere sul fisco comunale. E' il Consiglio dei ministri convocato alle 20 al termine dei lavori dell’aula di Montecitorio a dare il via libera. Per l'esultanza della Lega. "Il decreto sul federalismo dei comuni è stato approvato definitivamente" annuncia Bossi. "Finalmente - prosegue - i Comuni avranno le risorse senza andarle a chiedere col cappello in mano. I soldi resteranno sul territorio dove sono stati prodotti. La Lega mantiene le promesse e porta a casa un risultato concreto nell’interesse dei cittadini". La versione del decreto approvata è quella con le modifiche apportate dal confronto in bicamerale con le misure (addizionali, tasse di scopo e soggiorno) concordate con l’Anci. La maggioranza sottolinea, infatti, come il no implichi una non espressione del parere da parte della commissione, mentre il parlamento si è pronunciato comunque su un testo contenente le nuove misure rispetto a quello emanato il 4 agosto con il parere favorevole espresso dalla commissione Bilancio del Senato questa mattina prima del voto della bicamerale e "in esito alle votazioni conclusesi nella seduta pomeridiana del 2 febbraio 2011". Il testo dovrà ora essere emanato dal Quirinale e poi potrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

No al voto Si va avanti. "Non penso al voto anticipato, Berlusconi vuole vedere il risultato delle votazioni di oggi" sulla vicenda Ruby. Così il leader del Carroccio Umberto Bossi ha accontanto la richiesta di elezioni anticipate avanzata ieri in caso di pareggio in bicamerale sul federalismo. E il premier si è confidato con i suoi dopo il faccia a faccia con lo stato maggiore leghista: "Il patto con la Lega è saldo. Il governo va avanti". E non arretra sul federalismo. Questa la posizione emersa al termine del vertice tra Pdl e Lega a palazzo Grazioli. "Si va avanti, nessuna retromarcia, non facciamo precipitare la situazione, il federalismo è una riforma prioritaria per l’azione dell’esecutivo" è l’invito rivolto da Berlusconi a Bossi. Il presidente del Consiglio ha spiegato al Senatùr che la maggioranza ha i voti per poter proseguire la legislatura.

Fini di traverso Il "parere del governo" sul decreto sul federalismo municipale è stato "sostanzialmente respinto". Ha commentato così il presidente della Camera, Gianfranco Fini. "Siamo in una situazione senza precedenti. Uso l’espressione 'sostanzialmente respinto' perché chi conosce il regolamento della bicamerale per il federalismo sa che in caso di pareggio il parere s’intende respinto e non c’è un parere alternativo". Poi parla di bocciatura nel merito: "Il risultato di oggi non è unicamente arrivato in ragione delle appartenenze politiche, ma nel merito del provvedimento così come è stato scritto. Forze politiche di opposizione che sempre avevano sostenuto la trasformazione in senso federale dello Stato si sono trovate nella condizione obbligata di esprimere un diniego". Nel colloquio di stamattina con il Senatùr, secondo fonti di Fli, Fini avrebbe detto: "Con questo governo e con questa maggioranza il federalismo non si farà. E Bossi, con Berlusconi, non va da nessuna parte".

Pareggio in bicamerale Nonostante l'ultimo tentativo della Lega, la maggioranza viene respinta. Senza perdite, per ora. Ma le conseguenze politiche del pareggio sul federalismo sono tutte da studiare. La mela si divide a metà. La maggioranza con i suoi 15 voti da una parte. L'opposizione con gli altri 15 dalla parte opposta. Decisivo in bicameralina il parere negativo del finiano Mario Baldassarri. Nonostante i tentativi del governo, che ha cercato di scongiurare fino all’ultimo momento questo risultato modificando il testo più volte, la commissione per l’Attuazione del federalismo fiscale si è espressa sul parere del relatore con 15 voti favorevoli e 15 voti contrari. A questo punto, il parere formulato dal relatore è sostanzialmente respinto.

L'ultimo tentativo La Lega ha tentato di votare per parti separate i pareri al provvedimento sul federalismo municipale in esame alla bicamerale. Il tentativo, però, è stato bocciato dall'opposizione. Per evitare il blitz Massimo Barbolini e Felice Belisario (Idv) hanno ritirato le loro relazioni e quindi la Lega ha ritirato la propria proposta. Dimostrazione di quanto il Carroccio tenesse alla riforma cardine del suo programma di governo. Ora si attendono le reazioni ufficiali di Bossi e dello stato maggiore leghista. Il Senatùr nella serata di ieri aveva chiuso all'ipotesi pareggio: "O un sì o alle urne". Mentre stamattina, entrando a palazzo San Macuto per la riunione della commissione, il leader della Lega si era lasciato sfuggire solo uno: "Spero che il federalismo passi".

Il Pdl: "Avanti" Lo aveva annunciato e non molla la presa. Il Pdl vuole andare avanti lo stesso. "È solo un parere consultivo. Si può andare avanti " spiega Antonio Leone, parlamentare del Pdl, lasciando palazzo San Macuto. "Il pareggio sul voto in bicamerale non ci preoccupa, nel senso che rimanderemo l’approvazione del decreto nell’aula di Montecitorio, tra circa 30 giorni" è l’analisi fatta da Osvaldo Napoli, vicepresidente vicario dell’Anci e vicecapogruppo Pdl alla Camera. "Vorrei tranquillizzare soprattutto - ha aggiunto - i colleghi della Lega, a cui ribadisco di stare tranquilli e di attendere il voto in aula". Sicuro anche il presidente della bicameralina, Enrico La Loggia: "Adesso si va a fare il decreto. Ma quale casa... È come se il parere non fosse stato espresso. Quindi andiamo avanti, andiamo a lavorare. Andiamo avanti - specifica ancora - con il testo del decreto modificato che ha già avuto l’ok della commissione bilancio al Senato". E ad assicurare che il Goveno non si stopperà, c'è anche uno dei coordinatori del Pdl, Denis Verdini. Lasciando la residenza del premier, poi, il presidente vicario dei senatori Pdl, Gaetano Quagliariello, ha risposto "No" ai giornalisti che gli chiedono se vi sia un problema, dopo il voto, finito in pareggio, sul federalismo municipale.

L'opposizione scatenata Il governo Berlusconi deve togliersi di mezzo. Questo, in sintesi, il pensiero dell'opposizione. "Adesso ci si fermi, non ci sono condizioni né giuridiche né politiche per andare avanti. Berlusconi e Bossi prendano atto della situazione. Si creino condizione politiche nuove per un nuovo federalismo" attacca Pier Luigi Bersani. Più duro Antonio Di Pitero, leader Idv: "Bisogna sciogliere le Camere e andare al voto al più presto. È la presa d’atto della inesistenza di una maggioranza in parlamento adatta a fare le riforme, se non le leggi ad personam".

Bersani: "Via il premier e votiamo" Se Berlusconi fa un passo indietro si creano le condizioni politiche tali da permettere al Pd di discutere sul federalismo. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, parlando con i giornalisti in Transatlantico. Se invece la Lega e il governo vorranno andare avanti, ha aggiunto, "finiranno nel fosso. Il punto di fondo è che in quel decreto il federalismo non c’è. Quello di oggi non è un incidente politico, ma è un inganno che viene a maturazione. Chiunque può vedere che lì ci sono tasse e non il federalismo. Questo è il punto e su questo si devono fermare. E non si azzardino a dire - ha proseguito - che il Pd è centralista, perché la bandiera dell’autonomismo la pretendiamo noi. Questa è una cosa seria. Con condizioni politiche diverse - ha quindi spiegato il segretario del Pd - e partendo dalle nostre proposte, noi siamo interessati a discutere. Invece, in questo quadro politico non si va avanti. La Lega spesso ha idee stravaganti e, con il Pdl, si finisce per fare dei pasticci, come questo decreto. Così non si fa il federalismo, ma al massimo si alzano delle bandierine". I cronisti hanno domandato quali potrebbero essere le condizioni "politiche diverse": "Per sbloccare la situazione - ha risposto Bersani - Berlusconi deve fare un passo indietro. Se si comprende che oltre ad Arcore esiste l’Italia, allora si può riprendere a discutere, e noi siamo pronti".