Federalismo senza privilegi

Il federalismo è lì, basta solo non sbagliare. Si vede, si sente, si tocca. I governatori delle regioni oggi sono a Roma: parlano chiedono, presentano documenti. Il loro piano per l’autonomia. Settembre dirà se l’Italia diventerà un Paese moderno: più potere alla periferia, più servizi per la gente, più qualità della vita, più controllo delle tasse. Siamo al traguardo, quasi. Non possono fallire, non possono cadere a un metro dalla fine. Perché lo sanno e non possono fare finta di niente: se vogliono il federalismo, i governatori devono cominciare a rinunciare. Una rinuncia per tutte: la fine del privilegio dello Statuto speciale. È l’unico sforzo richiesto. Un articolo, un comma, un capoverso, insomma una frase per dire basta a un anacronismo. Banale? Banale. E pure semplice: se io voglio gestirmi da solo i soldi versati dai miei cittadini, non posso pensare che c’è il mio confinante che ottiene da Roma più vantaggi di me, se ognuno usa il gettito fiscale del suo territorio non può avere integrazioni. Cioè è impensabile che il Trentino Alto Adige o la Sicilia o la Valle d’Aosta possano curare i denti gratis ai loro cittadini con gli euro che arrivano in realtà dai contribuenti di Catanzaro o di Frascati. È ridicolo continuare ad avere quelli della Val d’Aosta che hanno gli sconti sulla benzina grazie a un privilegio ottenuto da Roma. Federalismo e statuto speciale sono due concetti che s’annullano a vicenda: uno esclude l’altro, uno è il contrario dell’altro. O tutti speciali o tutti normali, altrimenti lo Stato centrale continuerà a fare la differenza. Se si cerca il distacco bisogna accettare di cavarsela sempre da soli. È come con un figlio adolescente che chiede più indipendenza: non l’avrà mai fino a quando chiederà la paghetta a mamma e papà. Sì sì, non è mica possibile che non lo sappiano, i governatori. Però meglio ricordarglielo. L’indipendenza fiscale è un successo e una responsabilità: oggi undici regioni italiane non sarebbero in grado di mantenersi da sole. Con i bilanci che hanno riescono a sopravvivere solo perché ce ne sono altre che pagano per loro. Tra queste undici ci sono quattro regioni a statuto speciale: Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta. Nonostante decenni di trattamento privilegiato sono in rosso. Con la riforma federale cominceranno a fare meglio i conti. D’altronde s’ispirano tutti agli Stati Uniti: il federalismo all’americana, dicono. Be’, negli Usa ognuno fa da sé. Washington prende e ovviamente tutti si lamentano comunque che prende troppo, ma quando dà, dà a tutti nella stessa misura, senza favoritismi, senza privilegi. Il federalismo funziona perché se si sbagliano i conti non si può chiedere l’aiutino. Oppure si chiede, però poi si va a casa. Dopo aver firmato le dimissioni.
Giuseppe De Bellis