Federica uccisa in ospedale da un elettrodo messo male

da Vibo Valentia

Uccisa da una scossa elettrica sprigionatasi a causa di un elettrodo messo male e dalla negligenza dell'anestesista. È morta così, il 26 gennaio scorso, la giovane Federica Monteleone, di 16 anni, mentre veniva sottoposta a una semplice operazione di appendicectomia nell'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. È questa la conclusione cui è giunto il professor Antonio Ricci, consulente medico nominato dalla Procura di Vibo, che ha ricostruito con precisione tutte le fasi che hanno portato alla morte della giovane vibonese. «Vi fu un passaggio di corrente elettrica per contatto con elettrodo sulla cute della gamba sinistra di Federica - spiega il perito della Procura - quindi un black out in sala operatoria con spegnimento del monitor e della ventilazione meccanica e verosimile, contestuale, arresto del circolo ematico (arresto cardiaco) misconosciuto, ventilazione va e vieni, danno anossivo cerebrale, ripresa dell'erogazione della corrente elettrica, ulteriore arresto cardiaco, manovre rianimatorie e ripresa delle funzioni vitale in stato di coma post anossico». Nonostante ciò, la giovane si sarebbe potuta salvare se l'anestesista-rianimatore avesse agito correttamente. Il consulente della Procura, infatti, parla anche di una «concausa riconducibile al comportamento dell'anestesista che, non verificando i parametri vitali e misconoscendo l'arresto cardiaco, non ha provveduto alle manovre di rianimazione che, con criterio di elevata probabilità prossimo alla certezza tecnica, avrebbero consentito la ripresa dell'attività cardiaca e salvato la vita della paziente». Che invece entrò in coma, fu subito trasportata all'ospedale Annunziata di Cosenza, ma non si riprese mai più. A Federica furono espiantate solo le cornee perché la Procura di Vibo bloccò la donazione degli altri organi per evitare che fosse compromessa la prosecuzione delle indagini.