La felice ossessione di Pinocchio

Laura Gigliotti

È piacevole scoprire un «nuovo» artista in cui si mescolano «tradizione, genio e creatività», nel mare di mostre che a Roma si susseguono senza sosta. Venturino Venturi (1918-2002), uno degli autori del parco di Collodi, noto soprattutto come scultore, vissuto sempre in un piccolo centro del Valdarno, Loro Ciuffenna, salvo gli anni trascorsi col padre socialista in Lussemburgo, il periodo di formazione a Firenze a contatto con l’ambiente delle Giubbe Rosse e i due anni a Milano dal ’47 al ’49 quando Lucio Fontana gli chiede di far parte del suo movimento, lo spazialismo, ricevendone un rifiuto.
Una scoperta per Roma Venturino, anche se nella Via Crucis del ’99 furono le sue tavolette del Vangelo ad accompagnare i testi di Mario Luzi. La mostra «Impronte di materia. Matrici, monotipi, disegni e sculture dal 1948 al 1986» (ex Carcere Minorile di San Michele a Ripa fino al 26 febbraio, catalogo «L’Erma»di Bretschneider), curata da Micol Forti e Antonino Caleca, promossa dagli Amici dei Musei, in concorso con enti e soprintendenze toscane e i Musei Vaticani, della vasta produzione dell’artista ritaglia solo la parte grafica, già apprezzata negli anni ’60 da Carlo Ludovico Ragghianti.
Per tutta la vita, infatti, Venturi ha avuto una produzione parallela alla scultura. Non utilizza solo marmo, bronzo, legno, mosaico. Ogni tipo di materiale può essere passato nel colore e impresso sulla carta. Figlio di uno scalpellino, Venturi che non dimentica la sapienza artigiana, sperimenta tutte le tecniche e tutti i materiali, passando dal figurativo all’astrazione, o meglio rimanendo in una zona di confine, fluida, in cui le due aree si possono integrare.
Nei suggestivi spazi settecenteschi creati da Carlo Fontana per papa Clemente XI Albani, al centro della grande aula circondata dalle celle dei giovani reclusi, si resta colpiti dal bozzetto della scultura di Pinocchio. Era destinata al Parco di Collodi dove invece fu posta quella di Emilio Greco. La storia travagliata del concorso per Collodi, vinta ex aequo con Greco, attraversa come un filo rosso tutta la vita di Venturino, fino a rasentare l’ossessione e il ricovero per tre anni presso l’ospedale di San Salvi. Dove può disegnare a pastello sul pavimento. La sua fantasia si scatena in mille Pinocchio, coloratissimi e irriverenti. Sono quelli che fanno corona alle sculture del transetto dell’aula e che segnano le due fasi della sua vita.
Ma le sperimentazioni più ardite e originali, create in solitudine, ma in sincronia con quanto altri artisti andavano facendo, sono esposte nelle celle, visibili da una doppia angolazione, le grate della finestra e la porta e sfruttando una particolare illuminazione che le fa risaltare nel buio.
Negli anni ’40 lavora matrici di legno sulle due facce, poi non avendo un torchio, per compressione o sedendosi sopra stampa le immagini tutte diverse fra loro, monotipi appunto. Quelle stesse matrici di legno, come l’erma ricavata dall’anta di una porta donata ai Vaticani, più tardi vengono forate, imperniate e si trasformano in sculture. Qualcosa di simile fa con le matrici in linoleum (mai esposte prima), più morbide, incise anche «co’i’cucchiaio», o al contrario lavorando di fino con la china. Oppure stendendo i colori su una tavola, sulla quale appoggia la carta che poi disegna sul retro. A guidarlo sono le forme primigenie, la forza del gesto, del segno, la manualità che domina gli strumenti. Come evocano le proiezioni che si rincorrono sul soffitto. E i risultati sono di una straordinaria raffinatezza e modernità.
Ex Carcere Minorile di San Michele a Ripa, via di San Michele, 25. Orario: da martedì a domenica 10-19. Fino al 26 febbraio.