La Ferrari alle prese con il vuoto pneumatico

Barrichello terzo e mogio: «Feste solo se si vince». Ma adesso il successo è un miraggio

(...) E avevano ragione. La corsa italica sarà bella ed emozionante, con il grande duello fra Alonso e Schumi, vincerà l’iberico, vincerà Briatore, ma a suo modo vincerà anche la Ferrari, seconda ma veloce.
Pericolo passato, la resurrezione vicina, in Spagna si va per tornare in lizza in questo mondiale dispettoso. Invece niente, ancora traditi da queste gomme che sembrano non voler andare. «Invece credevamo di essere più avanti, invece ci sono ancora problemi», diranno all’unisono e lo Schumi tradito da una doppia foratura e il Barrichello disperatamente nono e fuori punti. Ma l’apice arriverà nell’ostica Montecarlo, quel giovedì sera quando con franchezza, il brasiliano ammetterà: «Qui rischiamo di venir doppiati».
«Ricordate?», chiede ora Todt, «quando le passate stagioni non smettevo mai di dire che dovevamo star pronti al momento in cui avremmo di nuovo perso? Così oggi vi dico di prepararvi perché, vedrete, torneremo a vincere». Lo dice il piccolo Napoleone di Maranello, lo dicono tutti nel paddock. Intanto, però, la passione trasversale che taglia l’Italia si attapira sempre più, si stropiccia gli occhi incredula che questo Cavallino sia solo di qualche mese più vecchio del Cavallino ingordo del 2004, l’anno dei record. A Michael Schumacher, sette mondiali in carriera, mille e più di mille vittorie, non è mai capitato di non vincere per sette gran premi di fila. Non solo. Proseguendo con questo numero trabocchetto, in sette corse la Ferrari ha fin qui messo in tasca la bellezza di 31 punti. Lo scorso anno erano 106. Il confronto è impietoso.
Tanto più che tutto si complica perché da anni la Rossa non era abituata a partite a centro gruppo, terre di nessuno, campi motoristicamente minati dove tutto può accadere. Come ieri, quando al via, prima staccata, Webber ha tamponato Montoya e Schumi jr ha fatto lo stesso con Alonso. Logico che in queste condizioni recuperare sia difficile e che si appaia più sfortunati che in passato. «Scattare davanti significa meno rischi, l’abbiamo sempre saputo» insegna il capo ferrarista, «Dove avremmo potuto essere senza quel caos? Basta guardare Heidfeld...». Cioè, al secondo posto. Un miraggio, qualcosa di lontano e sfumato, anche se ieri (per la verità) Barrichello sul podio c’è salito. Ma lo stesso Rubinho, uscito da una settimana di storie tese con il suo collega kaiser, ha ammesso: «Non vorrei esagerare con l’entusiasmo, non è giusto far troppa festa per un terzo posto. La Ferrari era qui per vincere». Un verbo che lo squadrone di Maranello non coniuga più.

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