La festa del Cai-Lima in cima da 33 anni

Creata da Celso Salvetti. ha fatto la fortuna degli scalatori italiani sulle vette del Perù

Lorenzo Scandroglio

Quella del Cai-Lima, unica sezione creata all'estero del Club Alpino Italiano, è una storia che si prolunga nel presente e che vale la pena ricordare. In vista dell'annuale raduno della sezione a Biella è il caso, prima di entrare nel merito degli appuntamenti, di fare una breve retrospettiva storica sul sodalizio nato trentatré anni or sono in Perù per iniziativa di un italiano: Celso Salvetti.
Salvetti, che ne è l'attuale presidente, è l'emblema di quell'Italia migrante e fiera, intraprendente e capace di conservare, pur nella facilità di adattamento a una società estranea come quella peruviana del dopoguerra, un forte legame con la propria patria d'origine. Ebbene Salvetti, che si trovava in Perù dal 1954 e già da anni dava ospitalità e sostegno logistico alle spedizioni italiane nelle Ande peruviane (spedizioni che grazie a ciò scrissero le pagine più significative dell'esplorazione alpinistica di quell'area remota del mondo), nel 1973 fondò la sezione, le diede sede nella capitale del paese sudamericano e la intitolò a Eugenio Margaroli. Margaroli era una guida alpina originaria della Val d'Ossola: emigrato per compiere un lavoro duro ma qualificatissimo in ambito idroelettrico di cui gli italiani, e i montanari in particolare, erano all'avanguardia nel mondo, perì sul lavoro.
Intanto negli ambienti alpinistici di mezza Europa riecheggiava la nomea di un italiano di Lima che aiutava gli alpinisti. Da Celso Salvetti passarono scalatori come Riccardo Cassin, Renato Casarotto, Graziano Bianchi, l'accademico Fabio Masciadri, Toni Valeruz, Casimiro Ferrari e i Ragni di Lecco, fino a Silvio «Gnaro» Mondinelli, Fabio Agostinis e Luca Vuerich, Tino Albani, Remo Nicolini, Enrico Rosso, e tanti altri ancora.
Quando poi Salvetti, che aveva avuto fino ad allora una vita avventurosa degna di una sceneggiatura cinematografica, rientrò in Italia, il Cai-Lima chiuse i battenti, almeno in Perù, ma continuò l'attività con una sede a Domodossola, in provincia di Verbania. Quel che più stupisce dunque è che il Cai-Lima non ha scritto solo pagine importanti di storia dell'alpinismo passato, ma sta contribuendo a scriverne di nuove, come testimonia, fra le imprese recenti, il sostegno nel 2003 all'exploit sul Nevado Copa degli alpinisti Fabrizio Manoni ed Enrico Rosso, realizzazione che è valsa il prestigioso riconoscimento «Paolo Consiglio». Non solo. Tutti gli anni tiene i propri raduni annuali sempre in località diverse, che, invece di esaurirsi in eventi nostalgico-commemorativi, propongono convegni interessanti seguiti da grandi vecchi e nuove generazioni.
Quest'anno l'appuntamento assume poi un significato particolare perché si svolge a Biella, la città che diede i natali al fondatore del Club Alpino Italiano, quel Quintino Sella, ministro del Regno Sabaudo, che incarnò l'apice di una stagione in cui la classe dirigente andava in montagna e l'immaginario alpinistico-montano, non privo di una certa retorica cui la prima grande guerra diede ulteriori connotati di eroismo, ne permeava la weltanschaung. Ecco perché il programma, stilato dal Cai Lima in collaborazione con le sezioni biellesi del Cai e con l'Associazione Montagna Amica, non poteva non prevedere il coinvolgimento della Fondazione Sella.
Il tutto sarà preceduto da un appuntamento straordinario che avrà per protagonista una grande amica del Cai-Lima, l'alpinista italiana Nives Meroi che, nel 2006, insieme a uno scalatore fra i migliori in circolazione, Romano Benet, ha compiuto l'impresa dell'alpinismo italiano di quest'anno: la salita al K2, la seconda cima della terra. Per dare la misura del valore della loro spedizione basti dire che, negli ultimi due anni il K2 è stato salito, oltre che da loro, da soltanto altri due alpinisti a fronte di parecchie decine di tentativi e di qualche immancabile tragedia. In tal modo la nostra alpinista risulta essere la prima donna italiana ad aver salito il K2 e la seconda donna vivente al mondo con la spagnola Edurne Pasaban. Con la stessa spagnola e l'austriaca Kaltenbrunner, inoltre, si contende la palma di prima donna ottomilista e si candida, di fatto, a un posto d'onore per il traguardo dei 14 ottomila (saliti tutti per la prima volta da Messner e soltanto da altri 14 uomini sulla terra mentre manca ancora una «prima» femminile).
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