Il Festival dei cattivi maestri

Con lo stile casual-chic che gli è abituale, il sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha fatto sapere che i grandi nomi invitati al Festival della Filosofia, dei veri Maestri da mostrare e far ascoltare ai giovani, li hanno scelti i due organizzatori; poiché uno dei due si chiama Paolo Flores D’Arcais, non c’è da stupirsi che l’ospite d’onore di Confini, oggi all’Auditorium, sia l’intellettuale militante islamico più infido e ipocrita che l’Europa sia riuscita a far crescere come vipera nel proprio seno troppo accogliente, ovvero Tariq Ramadan. Il nipote di Hasan al-Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani, il figlio di Said, che fondò negli anni Sessanta la cellula europea, è un professore molto alla moda tra i radical chic, si presenta o si prova a presentare come un moderato. Per credergli bisogna essere in malafede, oppure disperati, com’era Tony Blair all’indomani delle bombe a Londra. Infatti, Ramadan nel suo tronfio curriculum ricorda subito di essere stato consigliere del premier inglese, e questo fa il paio con la presenza di componenti dell’Ucoii, i referenti italiani dei Fratelli Musulmani, nella consulta del nostro ministro dell’Interno. Credono che mettersi in casa il pericolo serva a esorcizzarlo, ci faranno fare la fine dell’antica Troia.
Ramadan omette però di ricordare che da qualche anno non gli è concesso il visto di ingresso negli Stati Uniti, che solo un mese fa l’Università libera di Bruxelles lo ha definito persona non grata. In Francia, dove era amatissimo, gli ex amici della gauche non si fidano più di lui, una di loro, la giornalista Caroline Fourest, ha scritto un saggio, Frère Tariq, nel quale cataloga, descrive e comprova tutti gli imbrogli e le bugie del professore. Nella prima pagina del libro c’è scritto: «A tutti coloro che, come me, hanno un tempo sperato che Tariq Ramadan potesse essere uno degli ambasciatori della battaglia contro le discriminazioni, un alleato nella lotta contro la globalizzazione, che uccide la diversità ed è portatrice di dominazione, e che si sono accorti invece che militava soprattutto per porre questa rivolta al servizio di un Islam politico arrogante, dominante e manicheo».
Il professore, tanto atteso a Roma, è un maestro di dissimulazione, la taqiyya, che è fondamento del metodo dei Fratelli Musulmani. Non è necessario dire la verità agli infedeli, bisogna infinocchiarli. I Fratelli non sono come i seguaci del jihad, anzi ufficialmente litigano, ma è solo la scelta tattica di uno stile presentabile, il fine è lo stesso. Non imbroglia proprio tutti, qualche tempo fa andò a intervistare Ramadan una giornalista italiana, Silvia Grilli, e riuscì a cavargli queste due dichiarazioni, che il professore tentò poi inutilmente di smentire, erano state registrate. «Gli attentati suicidi in Israele sono in sé condannabili, cioè bisogna condannarli in sé. Ma quello che dico alla comunità internazionale è che sono contestualmente spiegabili e non giustificabili. Che cosa significa? Vuol dire che la comunità internazionale ha messo oggi i palestinesi in una tale situazione, dove li sta consegnando a una politica oppressiva, ciò che spiega, ma senza giustificare, che a un certo punto la gente dica: non abbiamo armi, non abbiamo niente e dunque non si può fare che questo. È contestualmente spiegabile, ma moralmente è condannabile». «È importante per il musulmano agire come un cittadino in modo da influenzare il proprio contesto sociale, anche se non deve a sua volta essere influenzato dall’ambiente». È musulmano in Europa come i Fratelli Musulmani sono stati sempre, spianando la strada al terrorismo in Egitto negli anni ’70, in Iran e Libano negli anni ’80, in Algeria e nei territori palestinesi negli anni ’90. La sezione palestinese è meglio nota come Hamas. I petroldollari sauditi gli hanno purtroppo aperto l’ingresso perfino negli Stati Uniti, dove sono rappresentati dal Council on American Islamic relations. Chiamano l’Europa «dar shaada», terra di missione. Yusuf al Qaradawi, predicatore della Tv Al Jazeera e guru della Fratellanza, dichiara: «L’Islam tornerà in Europa, la conquista non sarà con la spada, ma con il proselitismo». Ramadan non direbbe mai a una musulmana che deve portare il velo, ma che una buona musulmana è pudica, che Maometto, del quale è appassionato biografo, richiede «una femminilità non imprigionata nello specchio dello sguardo maschile o alienata in corrotti rapporti di potere e di seduzione».
I cervelli del sindaco Veltroni potrebbero obiettare che i musulmani devono pur essere ascoltati. Pronti: Mona Abousenna, Saad Eddine Ibrahim, Sayyid al-Qimni, Adel Guindy, Abdelnour Bidar, Elham Manea, Raja Benslama, Lafif Lakhdar, Shaker Al-Nabulsi, Irshad Manji, Monjiya Saouihi, Omran Salman, Mohamed Charfi, Abou Khawla, Mohammad Said Eshmawi, Iqbal al-Gharbi, Mona el Tahawy, Ayaan Hirsi Ali, Chahla Chafiq, Mehdi Mozaffari, Maryam Namazie, Taslima Nasreen, Ibn Warraq.
Sono intellettuali musulmani liberali e democratici, per questo anche perseguitati. Rispettano il diritto dell’Occidente e quello di Israele, condannano senza distinguo infami il terrorismo. Per il prossimo Festival, uno senza cattivi maestri.
Maria Giovanna Maglie