«Fidatevi delle maestre come dei pediatri»

Pubblichiamo di seguito una delle molte reazioni arrivate in redazione a proposito della notizia sul «voto pedagogico» deciso alla scuola Anna Frank di Marassi da insegnanti e genitori.

La vera sfida pedagogica è puntare sulla relazione fiduciaria.
Il sistema educativo italiano è sempre stato ipersensibile ad interventi che ne modificano gli equilibri storici. Non è la prima volta che i problemi dell'istruzione suscitano discussioni e punti di vista anche molto contradditori.
Per molto, per troppo tempo, si è inseguito il falso mito della «scuola unica» come garanzia di pari opportunità per tutti; lo stato attuale della scuola italiana dimostra che quel modello, che ha garantito per il vero, sino agli anni settanta un miglior livello di generale alfabetizzazione, risulta tuttavia inadeguato ed obsoleto.
Si è cavalcato il mito delle minori opportunità da parte delle classi più deboli, anche in tema di scuola, senza peraltro proporre soluzioni concrete.
La polemica intorno ai voti ripropone il problema della valutazione, sia sul piano della disciplina che sul piano degli apprendimenti.
Da una parte, il moltiplicarsi di comportamenti poco corretti ripropone il problema del voto in condotta.
Dall'altra, si manifesta sempre più una insofferenza nei confronti della valutazione del profitto da parte degli alunni e delle famiglie.
Al riguardo, occorre sviluppare una seria riflessione.
Innanzitutto, ci si deve domandare quale significato assume la valutazione nella scuola per la formazione di base, cioè nella scuola dell'obbligo ( Infanzia, Primaria e secondaria di I° grado).
La scuola Primaria ha come suo fondamentale compito quello di promuovere la piena formazione della personalità degli alunni, secondo il preciso dettato costituzionale del pieno sviluppo della persona umana: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese»(art. 3 Cost.).
Nelle Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Personalizzati nella Scuola Primaria sono contenuti gli obiettivi generali del processo formativo che si dovrebbero raggiungere nelle varie discipline alla fine della classe di appartenenza: il percorso complessivamente realizzato nella Scuola Primaria promuove l'educazione integrale della personalità dei fanciulli, stimolandoli all'autoregolazione degli apprendimenti, ad un'elevata percezione di autoefficacia, all'autorinforzo cognitivo e di personalità, alla massima attivazione delle risorse di cui sono dotati, attraverso l'esercizio dell'autonomia personale, della responsabilità intellettuale, morale e sociale, della creatività e del gusto estetico.
Nell'ambito dell'Autonomia, ciascuna Istituzione scolastica, provvede a formulare gli obiettivi specifici di apprendimento previsti dal piano dell'offerta formativa (art. 3 e 5 DPR n. 275/'99 ).
Con la Legge n. 137/'08 ed il DPR n. 122/'09 (art 1 comma 5) «il Collegio dei Docenti definisce modalità e criteri per assicurare omogeneità, equità e trasparenza della valutazione, nel rispetto del principio della libertà d'insegnamento. Detti criteri e modalità fanno parte integrante del P.O.F.».
Fatta questa premessa, necessaria per dare a chi legge i corretti riferimenti normativi, possiamo chiederci come è possibile valutare il faticoso percorso dei primi 4/5 mesi di scuola di un alunno della classe prima. La normativa attuale prevede anche di poter inserire gli alunni cosiddetti «anticipatari» cioè nati entro il 30 di aprile. Talvolta possono essere inseriti alunni extra comunitari con un anno in più. Pertanto la situazione di una classe prima non è mai omogenea ma piuttosto eterogenea.
È sicuramente il momento più delicato ma nello stesso tempo più difficile per un alunno che deve affrontare il momento dell'alfabetizzazione. Ogni alunno ha modi, tempi e stili assai diversi di apprendimento. L'insegnante ha il compito di dare ad ogni alunno gli strumenti adeguati per l'apprendimento, deve cioè cercare di personalizzare il piano di studio.
Essendo l'alunno soggetto attivo del suo apprendimento, i docenti devono operare attraverso un metodo di insegnamento che tenga conto di 3 fattori: la maturazione dell'identità, la conquista dell'autonomia, lo sviluppo delle competenze.
I bambini apprendono velocemente e già dopo alcuni mesi di scuola sviluppano le connessioni tra i diversi contesti cognitivi, affettivi e relazionali. Non ci sono alunni che non possono apprendere!
I docenti nelle assemblee di classe condividono la loro programmazione annuale con le famiglie che, quindi, possono prendere coscienza sia degli obiettivi educativi e formativi, che di quelli specifici di apprendimento.
La valutazione serve innanzitutto per conoscere le caratteristiche personali degli alunni, oltre che tutti gli altri elementi che entrano in gioco nei processi apprenditivi.
Ed è per questo che nelle schede di valutazione degli studenti della Scuola Primaria i voti sono accompagnati da un giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto.
Gli indicatori/descrittori sono individuati dal Collegio dei Docenti e possono essere ad esempio, la partecipazione, l'impegno, la socializzazione, il rispetto delle regole, l'autonomia personale o nel lavoro.
Certamente la «pagella» è sintetica e fortemente analitica ma viene consegnata dal team dei docenti alle famiglie. Ed è proprio durante il colloquio, che avviene in forma riservata, che si può raccontare nello specifico i traguardi raggiunti ed eventualmente concordare con la famiglia dei piccoli obiettivi intermedi o delle strategie comuni.
La comunicazione dei risultati delle verifiche ai genitori ed agli alunni assume significato solo ai fini del loro coinvolgimento nella progettazione e nell'adeguamento dei percorsi formativi: insieme si prende atto che le attività svolte hanno/non hanno portato agli esiti perseguiti e ci si impegna ad apportare gli opportuni correttivi, sulla base della verifica, non tanto del mancato conseguimento degli obiettivi formativi da parte dei singoli alunni, ma delle cause che tale conseguimento non hanno reso possibile.
Ma se l'alunno non si impegna?
Il primo compito dei docenti non è tanto quello di insegnare quanto quello di motivare gli alunni, con la collaborazione dei loro familiari e degli stessi alunni!
L'obiettivo comune è quello di star bene con se stessi e con gli altri.
A quei genitori che non sono d'accordo e contestano l'attuale sistema di valutazione io porto un esempio: quando un bambino va dal pediatra per una valutazione, perché è malato ci si impegna assieme, medico, malato e familiari. Se i genitori si fidano di quel medico curano il malanno sulla base delle indicazioni date dal pediatra. Perché questo non avviene a scuola? Manca la fiducia nei confronti della Scuola? Degli insegnanti? Si cerca di strumentalizzare il problema valutazione, di entrare in conflitto con l'istituzione Scolastica per avere un giudizio più «morbido», migliore per il proprio figlio?
Ai ragazzi serve una comunità di adulti come l'avevamo noi, «quelli che...» se la maestra ti rimproverava, a casa poi erano urli e quindi... facevano lavoro di squadra.
Dobbiamo, sulla base di questa consapevolezza, rimettere in piedi una relazione fiduciaria che si è persa; se il mondo degli adulti perde la relazione fiduciaria come si può ricreare una relazione fiduciaria con i giovani?
I ragazzi hanno bisogno di vedere che gli adulti stanno lavorando per il loro futuro.
*docente scuola Primaria Genova