La "figlia" del rag. Fantozzi per l’arte dice no ai reality

Con Villaggio in otto film. Poi è esploso l’amore per la scultura. La seconda vita di "Mariangela" Plinio Fernando

Il rag. Filini, invece di «bambina», la chiamava babbuina. Il rag. Calboni, più semplicemente, Cita. Tanto che un giorno Mariangela - la «creatura» frutto dell’amore tra il rag. Fantozzi e la signora Pina - chiese al papà: «Chi è Cita?». Il babbo, rag. Ugo, la guardò e rispose: «Cita è una bellissima attrice, Cita Hayworth».
Forse oggi Plinio Fernando (l’attore che in ben otto film ha interpretato la figlia della «merdaccia») è triste: ieri è morta Cita, lo scimpanzè di Tarzan, alter ego peloso di Mariangela Fantozzi. Però mentre Cita, la scimmia, è diventata celebre con la forza di una sola battuta («uh-uh-uh-uh...»), Mariangela, la babbuina, si è affermata grazie alla sua bravuta di attrice. Anzi, di attore. Perché Plinio, anche se per una vita ha indossato i panni di Mariangela e Uga (rispettivamente figlia e nipote dei coniugi più mostruosi del cinema italiano), è un uomo. La sua è una storia da cui le tante mezzecalzette dello showbiz avrebbero da imparare.
L’ultimo film di Plinio risale al 1993. Da allora questo signore, dalla faccia un po’ così, ha cominciato una nuova vita. Dedicandosi, anima e corpo, all’arte: sua grande passione, insieme a quella per la recitazione.
Plinio non concede interviste; diffida (giustamente) dei giornalisti. Del resto, le domande che gli rivolgono sono sempre le stesse e rappresentano solo il pretesto per mediocri battutine: le stesse che abbiamo fatto noi all’inizio di questo articolo, di cui già ci vergognano. Plinio è infatti una persona sensibile che non merita facili (troppo facili) ironie.
A dispetto del suo fisico gracile, il signor Fernando ha spalle larghe e un coraggio da leone. Gli hanno offerto ponti d’oro pur di riciclarlo in opinionista da talk show o in concorrente da reality. Obiettivo: sfruttare la sua «maschera» che i film di Fantozzi trasformarono in uno dei volti più conosciuti d’Italia. Ma a chi gli chiede perché non abbia voluto sfruttare il suo enorme successo, Plinio risponde con la coerenza degli uomini veri, ma - soprattutto - dei veri uomini: «Amo troppo il mestiere di attore, i reality non mi interessano. Preferisco fare l’artista». E poco importa se questo significa rinunciare a guadagni facili: «La ricchezza? I veri valori della vita sono altri...». Sarà per questo che Plinio crea quadri e sculture da sogno. Oggi è orgoglioso di queste opere, così come ieri era fiero di quei ciak con Paolo Villaggio.
Le foto delle sue statue sono diligentemente raccolte in foderi di plastica trasparente che formano il book artistico del nuovo Plinio. Oggi, seduto al bar di piazza Bologna a Roma, l’ex Mariangela Fantozzi sfoglia quel librone dalla copertina blu. Centellina le parole («La popolarità va vissuta col contagocce»). È difficile che Plinio si lasci andare in confidenze e lunghi discorsi. Un’eccezione che ha fatto solo per la trasmissione Stracult: la videointervista di Marco Giusti è praticamente l’unico documento disponibile sul web. Qualche altra scarna informazione si trova su Wikipedia: «Nato a Tunisi nel 1947 da genitori italiani di religione ebraica, si trasferisce a Roma all’età di 5 anni. Si diploma come perito elettromeccanico ma poi si interessa di teatro e si iscrive all'Accademia di Recitazione Stanislavskij al Teatro Anfitrione».
Ma oggi questo signore di 64 anni, elegante e dai modi educati, più che dei suoi trascorsi da attore (debuttò con due commedie dirette da Sergio Ammirata: «Allegro... con cadavere» e «Pupi e pupe della malavita», in cui interpreta rispettivamente il comandante di un plotone di esecuzione e poi un gangster) è fiero delle sue sculture: «Ho lavorato con scultori del calibro di Marina Gozzi e Luigi Diotallevi, sono stati loro a incoraggiarmi nel proseguire lungo la strada dell’arte».
Ancora oggi Plinio ha tanti ammiratori che gli chiedono come nacque il personaggio di Mariangela. E, lui tra mille reticenze, racconta: «Avevo 28 anni, mi scelse il regista Luciano Salce, dopo che mi presentai a un provino in via Monte Zebio, qui a Roma. E Paolo Villaggio fu subito d'accordo».
Ma perché prendere un uomo per interpretare una bambina? La verità è che Mariangela era un personaggio apparentemente asessuato e dall’aspetto grottesco: «Ho sempre avvertito la responsabilità di quel ruolo. Mi ha dato grandi soddisfazioni professionali. Poi nessuno mi ha più proposto parti adatte a me».
Il cinema ha così perso un immenso caratterista. Poco male, a guadagnarne è stato il mondo dell’arte. E per averne conferma basta ammirare una scultura di Plinio. Altro che Mariangela Fantozzi...