Il figlio di immigrati che sogna il gollismo del terzo millennio

Nella sua autobiografia lo sfidante di Segolene sprona la Francia: «Ora basta con il mito di Asterix, il Paese deve rigenerarsi»

da Roma

Il suo nome completo è Nicolas Paul Stéphane Sárközy de Nagy-Bócsa. Il suo incarico attuale è quello di ministro dell’Interno nel governo di Dominique de Villepin.Ma dal 14 gennaio, giorno in cui arriverà l’investitura ufficiale nel congresso del suo partito (l’Ump, Unione per un movimento popolare) diventerà il candidato ufficiale della destra francese per l’Eliseo e lancerà ufficialmente la sfida alla socialista Ségolene Royal. Un match destinato a esercitare una influenza importante sul futuro del Vecchio continente.
«Non sono un conservatore, credo nel movimento. Voglio che l’avvenire torni a essere una promessa e non una minaccia» dice di se stesso «Sarko». Un obiettivo spiegato nel suo nuovo libro «Temoignage», «Testimonianza», una sorta di confessione a 360 gradi che entro la fine del mese verrà pubblicata in Italia da Nuove Idee, la società editrice de «La Destra» di Fabio Torriero. Un volume che permette di gustare quell’attento cocktail di istanze conservatrici e rinnovamento liberale che sta alla base dell’idea politica dell’«outsider» d’Oltralpe, un personaggio dalla storia personale complessa e affascinante (è figlio di ungherese scappato in Francia dopo la drammatica spartizione del mondo avvenuta a Yalta e di una madre ebrea di origini greche).
Neogollismo
Una diversa e più moderna articolazione della grandeur francese. È questo lo spirito che, per Sarkozy, dovrebbe animare il nuovo gollismo, «un pensiero e un metodo ancora adatto al nostro tempo» anche perché la situazione di oggi in Francia è «simile alla fase costituente del 1958 che diede origine alla Quinta Repubblica». «Il gollismo fu innovazione e oggi dobbiamo innovare. Fu lotta all’immobilismo della Quarta Repubblica e oggi abbiamo lo stesso immobilismo». Il fatto di essere figlio di immigrati ha segnato profondamente Sarkozy che si definisce «figlio dell’integrazione di qualità». Un’identità espressa nel non dare nulla per dovuto ma nel considerare i diritti conquiste ottenute col sacrificio. Da qui la sua particolare visione della meritocrazia, del libero mercato ma anche della giustizia sociale e dell’uguaglianza.
Anti-Chirac
Il nuovo gollismo lanciato da Sarkozy trova in Jacques Chirac un fermo oppositore. «Il primo disaccordo tra me e lui - ammette Sarkozy nel libro - ha origine dalla nostra natura e identità politica. Egli è restio a proclamarsi esponente delle destra repubblicana. A me questa definizione non turba affatto. Il secondo disaccordo è che lui ritiene che il presidente della Repubblica sia un arbitro che concilia e modera. Io lo vedo come un leader che decide, intraprende e assume posizioni. Non ci indignano le stesse cose: lui è contrariato dal liberalismo, dagli americani, da certi imprenditori, da chi non ha le sue stesse idee sull’Europa. Io sono irritato per le promesse non mantenute, dal rifiuto di vedere la Francia per come è».
Il «mito di Asterix»
Sarkozy critica una sorta di «sindrome di Voltaire» francese, «l’arroganza, la supponenza», il fatto di avere dato al mondo i valori della rivoluzione francese (la libertà, l’uguaglianza), mito incapacitante che si è trasformato in immobilismo. «La Francia non è un’idea nostalgica. La Francia si deve rigenerare, i francesi fanno bene a essere legati ai loro valori ma dovrebbero avere maggiore fiducia nell’avvenire del proprio Paese», scrive. «Il nostro modello sociale non è più esemplare, così come il nostro sistema di integrazione e la nostra organizzazione economica. Confondiamo eguaglianza ed egualitarismo, solidarietà e assistenzialismo, giustizia e livellamento, patriottismo e nazionalismo. E poi serve un grande nuovo progetto di politica estera. Altrimenti faremo come quel villaggio gallico circondato da accampamenti romani, dimenticando che solo nei fumetti di Asterix il villaggio gallico è vittorioso».
Immigrazione di qualità
«Molti problemi nelle banlieue sono il risultato di un’immigrazione incontrollata e quindi non integrata. I figli e i nipoti della prima generazione si sentono meno francesi dei loro genitori e nonni. Ecco la verità». Un approccio duro, che va ben al di là della Bossi-Fini nei criteri di selezione. Il tutto accompagnato da un’apertura importante: quella alla «discriminazione positiva», ovvero alle quote previste per consentire agli ex non francesi l’avanzata sociale a 360 gradi.
«L’americano»
Le accuse di liberismo e di eccessiva amicizia con gli americani per lui sono il pane quotidiano. Ma a lui è caro un concetto di fondo: la flessibilità non vuol dire precarietà (la chiama «flesso-sicurezza») e la solidarietà va spesa verso coloro che soffrono realmente, non verso coloro che non si impegnano per lavorare. Per Sarkozy le cause principali della depressione economica francese e della disoccupazione sono da rintracciarsi nell’assistenzialismo e nella legge delle 35 ore perché «non si può pensare soltanto alla distribuzione della ricchezza senza pensare a produrla». Ciò che conta è far capire che «il cammino della promozione sociale e della realizzazione individuale è aperto». Insomma, parità di partenza e naturale disuguaglianza di arrivo.
Linea dura
Quando scoppiano i disordini nelle periferie parigine Sarkozy sceglie la linea dura e non rinuncia a recarsi nei luoghi più caldi. «Al nostro arrivo eravamo attesi da duecento pazzi scatenati che ci insultarono e ci gettarono tutto quello che avevano sottomano. Malgrado tutto, decisi che avremmo fatto gli ultimi 400 metri a piedi. Non volevo che accelerassimo il passo. Lo scontro fu violento e durò quasi un’ora. Verso mezzanotte, fui in grado di continuare la mia visita. Quando mi trovai ai piedi delle grandi torri, si aprì una finestra e una donna maghrebina mi chiamò: "Signor Sarkozy, sbarazzateci di questa gentaglia! Non ne possiamo più" e io le risposi: "Sì, signora, sono qui per questo, per sbarazzarvi da questa gentaglia". Con una malafede degna delle migliori manipolazioni, si impadronirono della parola per montarvi tutto e il contrario di tutto. E questo la dice lunga sulla distanza fra ciò che pensano gli abitanti delle periferie e ciò che dicono quelli che ne parlano da lontano e a loro nome».
Il tradimento coniugale
Nel suo libro Sarkozy apre anche l’album delle confessioni personali. E racconta quando, lasciato dalla moglie Cecilia per il pubblicitario Richard Attias, scelse di raccontare pubblicamente la sua vicenda per poi riconciliarsi con la consorte. «Quando ho capito d’aver esposto troppo Cecilia, ormai il danno era compiuto: troppa pressione e attacchi e forse mancanza di sensibilità da parte mia. Lì per lì, il nostro legame si è spezzato. Ancor oggi mi fa male parlarne. In questo uragano, ho trovato motivi di consolazione. Cecilia stessa, che ha sempre creduto nel nostro futuro, per quanto strano potesse sembrare. Si rimprovera spesso ai politici di non conoscere la "vita reale". Ebbene, posso dire ora che l'ho conosciuta scontrandomici. E può darsi, anche, che mi abbia obbligato a far emergere quella parte di umanità lasciata sotto traccia. Una simile prova non può ridursi a una mera questione di orgoglio o di gelosia. Si tratta più semplicemente, di amore».